Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

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domenica 18 maggio 2008

Me l’ha detto l’uccellino



La notizia del terremoto nel Sichuan durante l’ultima settimana, vista la sua tragicità, ha trovato molto spazio sui mass-media di tutto il mondo. Anche noi mercoledì ne abbiamo parlato analizzando in aula un bel reportage pubblicato sul “Messaggero” che evidenziava soprattutto il senso di solidarietà interna che attraversa in queste ore la Cina. Ma a dare per primo la notizia del sisma sembra siano stati alcuni utenti di Twitter: una piattaforma del cosiddetto web 2.0 (quello basato sul protagonismo degli utenti) che di solito non viene utilizzata per fare giornalismo.

  • Che cos’è Twitter

Twitter è una rete di microblog creata un paio d’anni fa da una società americana che consente di pubblicare in rete testi non superiori ai 140 caratteri (più o meno quanto un sms). Il simbolo di questo servizio è un uccellino azzurro (Twitter letteralmente significa cinguettio) e gli iscritti raccontano, di solito in terza persona, la propria vita quotidiana attraverso aggiornamenti brevi ma molto frequenti: «Marco è stanco e sta pensando di andare a letto» e poi «Marco beve un tè alla pesca e pensa a come organizzare la prova intermedia della prossima settimana». I micropost, pubblicati a migliaia ogni ora, si possono inviare e ricevere anche via sms. Vengono visualizzati sulla home page generale di Twitter ma anche sulle singole pagine degli utenti che ciascuno sceglie come amici. Anche io ho un account su Twitter che utilizzo, per la verità, piuttosto di rado: se volete dargli un’occhiata è a questo link.

  • E se fosse una nuova forma di giornalismo?
La finalità di Twitter, insomma, sta soprattutto nella costruzione di relazioni interpersonali. Stavolta però, come dicevo, sembra che alcuni utenti di questo social network abbiano battuto sul tempo le grandi testate giornalistiche dando per primi la notizia del terremoto in Cina. Ne parla Alberto D’Ottavi, un giornalista che si occupa prevalentemente di hi-tech, sul proprio blog Infoservi.it: «Scoble scriveva in un post dello scorso 12 maggio - ha iniziato a twittare del terremoto circa alle 8:00 di stamattina». Le grandi testate giornalistiche on line invece, come il New York Times o la Bbc, hanno dato le prime informazioni almeno un’ora dopo. Repubblica.it, sempre secondo D’Ottavi, ha messo in home page la notizia del terremoto alle 11.25. Ma non finisce qui. Leggendo proprio il blog di Robert Scoble, tra i più noti d’America, si scopre che il primo utente di Twitter a riferire del terremoto sarebbe stato un certo Dtan: un cinese che avrebbe dato in tempo reale la notizia e che in effetti nella propria pagina di Twitter si mostra orgoglioso del proprio primato.
  • L'informazione che verrà
Twitter dunque, utilizzato di solito a fini ludici da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, avrebbe svolto in questa occasione una funzione diversa, finalizzata all'informazione. È giornalismo? Probabilmente no. Il tempo che è passato fra il primo annuncio su Twitter e i primi lanci sulle principali testate giornalistiche è servito per raccogliere da più fonti le informazioni, verificarle ed elaborarle. La notizia è passata cioè attraverso quella routine di lavoro della quale abbiamo parlato due lezioni fa e questo rappresenta per il lettore una garanzia che Twitter non può dare. Ma è un medium che si mette in competizione con il giornalismo sia sul piano della sintesi, sia su quello del tempismo. E che descrive una possibile evoluzione per i sistemi informativi nella tarda modernità: un flusso ininterrotto di contenuti molto sintetici, distribuiti attraverso piattaforme visualizzabili anche su dispositivi mobili (telefonini, computer palmari ecc.) che consentono agli utenti di interagire su scala globale. Trasformandoli, da semplici fruitori del web, in soggetti attivi dell'informazione.

giovedì 28 maggio 2009

L'uccellino giornalista


Beh, come va? C'è qualcuno che passa da queste parti? Sto attraversando un periodo più sovraccarico del solito e così non riesco a tenere aggiornato il blog... Però siccome tempo fa avevo parlato di Twitter, che è una mia passione, vi propongo questa notizia che ho appena preso da Corriere.it:

Giornalismo: interviste con Twitter, pubblicato in Usa il primo articolo
28 Maggio 2009 21:21 ESTERI

WASHINGTON - Per la prima volta viene pubblicato un pezzo con materiale interamente raccolto attraverso Twitter. L'articolo intitolato 'L'economia degli Usa si sta allontanando dal capitalismo?' e' apparso oggi su Usa Today e riporta le opinioni di 21 amministratori delegati di grandi imprese. ''Siamo i primi a tentare un esperimento simile'', scrive il quotidiano. Il giornalista per intervistare i suoi interlocutori non ha usato nessuno dei mezzi tradizionali, ma ha semplicemente inviato e ricevuto messaggi brevi di 140 caratteri al massimo ('twittato') attraverso il social network Twitter.



Interessante, no? In pratica attraverso Twitter, che consente di pubblicare dei micro-post sul web, come fossero degli sms, c'è chi ha realizzato qualcosa di simile ad un dialogo prototipico, quello che si utilizza quando si parla a tu per tu con una persona nella socialità fisica... Così i nuovi media modificano la professione giornalistica, non solo perché aprono nuovi spazi ma perché consentono nuove modalità di lavoro. Ci sentiamo!

venerdì 3 luglio 2009

Fratwitter

Se qualcuno passa da queste parti magari può essere interessato ai miei micropost su Twitter... La mia pagina è qui: http://twitter.com/Marcofra

sabato 27 febbraio 2010

L’epoca dei flussi


Buzz o non Buzz? Personalmente sto usando poco il nuovo servizio per la conversazione on line di Google: il mio social network di riferimento rimane Twitter proprio perché è il meno architettonico (su Facebook, come dicevo in altri post, ho soltanto un profilo anonimo per tenerne d’occhio l’evoluzione). Però vedo che diversi amici sono attivi su Buzz e stanno animando dei thread anche piuttosto lunghi. Vedremo se riuscirà a guadagnarsi uno spazio nelle abitudini degli utenti a scapito magari di Friendfeed, il social media che più gli somiglia a che è stato peraltro acquistato lo scorso anno da Facebook.

Quella fra Google e Facebook sembra del resto la nuova “guerra fredda” del web: secondo Steve Rubel, fra i maggiori esperti di global media, Google avrebbe varato Buzz proprio per difendere la G-mail (nella quale Buzz è integrato) dall’avanzata dei servizi di posta elettronica di Facebook. Ne parla in questo interessantissimo post dove spiega proprio i termini di questa sfida all’ultimo utente. Lui intanto, per non sbagliare, ha inserito nel suo blog anche l’invito a seguirlo su Buzz con un’icona che campeggia proprio sopra quella di Facebook.

Ma la tendenza più evidente, al di là della fortuna di ogni singolo servizio, è quella che guarda alla gestione dei flussi di contenuto. Gli utenti infatti non si limitano a creare il proprio profilo all’interno di un determinato social media, configurano piuttosto una serie di profili su diversi servizi on line. Possono così distribuire i propri contenuti (utilizzando i Feed Rss, di cui parleremo magari una volta a lezione) nella ramificazione del social network per sottoporli alle dinamiche della conversazione. Una vera e propria struttura rizomatica (per recuperare l’immagine coniata negli anni Settanta dai filosofi francesi Gilles Deleuze e Félix Guattari) che rappresenta le relazioni sociali dell’autore, la dinamica permanente del suo peer to peer. Così da un blog (ma il discorso non cambia se agiamo in una testata giornalistica) è possibile diramare contenuti che si flettono a seconda dei media sociali su cui viaggiano: si possono rilanciare all’ampia platea di Facebook per generare delle dinamiche virali, postare sottoforma di micropost all’interno di Twitter, se ne possono evidenziare i contenuti visivi su Flickr o Youtube… e presentare su Friendfeed, Buzz e altre reti di questo genere per animare dei commenti. Qualcosa di simile, come ricorda il sociologo catalano Manuel Castells, accade nelle città moderne: lo spazio urbano diventa sempre più luogo di flussi, forse nel web si replica questa logica che rappresenta un tratto distintivo della civiltà contemporanea.

Ma come cambia il senso della relazione passando da un medium all'altro? Che cosa comunicano gli utenti circa la propria disponibilità a procedere verso la conversazione immediata, quella che simula meglio il “discorso prototipico” della socialità fisica? Si ripropone il tema, a me caro, del “salto di medium” come dinamica che determina il senso dell’esistenza in rete.

(L'immagine è tratta da Digimag, una rivista on line che si occupa di arti visive e nuovi media, in particolare da questo articolo che racconta un evento di Marianne Weems)

martedì 3 novembre 2009

A Roma la prima "Pizza twit". Io c'ero!


Gli studenti che seguono questo blog sanno che sono un aficionado di Twitter, il social network del microblogging (il mio profilo è su www.twitter.com/marcofra. Qualche sera fa alcuni utenti hanno organizzato una "pizza twit" a Roma, tanto per conoscersi dopo tante chiacchiere on line. Beh, su questo blog, realizzato da @francescoonair, uno dei twitters milanesi più attivi, c'è un piccolo resoconto.

Qui invece la pagina attraverso cui sono stati gestiti gli inviti da @fraska con tutti i profili dei partecipanti. Il logo che trovate qui accanto infine è stato creato da @linux29. Divertentissimo, vi assicuro!

domenica 12 luglio 2009

Finestra sull'incendio


Oggi a Roma è scoppiato un grosso incendio a qualche chilometro dalla mia abitazione. Dalla finestra (abitiamo al nono piano) la colonna di fumo si vedeva benissimo. Per capire che cosa stava accadendo ho chiamato una mia amica, Luisa Miglionico, che fa la giornalista free lance e che abita da quelle parti. E indovinate che cosa mi ha risposto? Che stava proprio andando a vedere da dove provenisse quella colonna nera. Avevo già cominciato a dare la notizia su Twitter, per quello che potevo capire dal mio luogo d'osservazione, ma a quel punto ci siamo organizzati e abbiamo raccontato, lei sul posto e io al computer, l'evento in diretta. Lo trovate a questo link: twitter.com/Marcofra, scorrendo indietro nei post si ricostruisce l'intera dinamica.

La nostra cronaca è stata seguita da diversi utenti ed è stata anche rilanciata da Kataweb di Repubblica. Insomma, un'esperienza di citizen journalism con i nuovi media. Penso che siamo stati fra i primi a fornire alcuni particolari sull'accaduto, come le esplosioni delle bombole di Gpl o il ferimento di un vigile del fuoco. E Luisa ha messo il link anche nella sua pagina su Facebook... A presto!

venerdì 29 giugno 2007

Bella prova

Scrivere per tre ore di seguito, con il caldo di questi giorni (anche se noi, tutto sommato, siamo stati fortunati…), non è facile. Quindi complimenti a tutti se non altro per la resistenza fisica e la capacità di concentrazione che avete dimostrato. Come immaginerete sto leggendo i vostri elaborati, sono appena all’inizio e dunque… vi faccio sapere quanto prima che cosa ne penso. Intanto un amico e collega, Matteo Campofiorito, mi ha portato dentro un’altra piattaforma neomediale che non conoscevo. Si chiama Twitter (qualcosa di simile a “cinguettio”) ed è una specie di blog sul quale si possono postare dei brevissimi testi per raccontare, in terza persona, la propria giornata. Interessante esperienza di debrayage, non credete? Non so per quanto la utilizzerò ma intanto l’ho trovata divertentissima… Il mio Twitter è a questo link. Ci sentiamo!

martedì 13 ottobre 2009

Pensando al nuovo corso

Quest’anno mi è stato assegnato il secondo semestre, significa che terrò il corso di scrittura giornalistica fra marzo e giugno. Meglio, no? Posso farmi venire qualche nuova idea, centrata in particolare sul giornalismo ambientale, anche perché cambia rispetto agli anni passati la composizione della classe: avrò anche studenti della specialistica.

A gennaio inoltre terrò due lezioni agli studenti del tirocinio che voglio dedicare al social network, vale a dire a quella dimensione collaborativa della rete che consente di gestire contatti, scambiarsi opinioni e contenuti, proiettare nel web il simulacro della propria identità. Beh, se intanto volete dare un’occhiata a questi due link (http://friendfeed.com/marcofratoddi e http://twitter.com/Marcofra) trovate le mie due reti sociali preferite ma ce ne sono molte altre (come Facebook, sul quale certamente molti di voi possiedono un profilo... e anche io, per quanto solo da osservatore).

Vedremo di ragionare insieme sulle caratteristiche della scrittura in questi ambiti e sulle dinamiche che si generano. A proposito poi di esami: oggi mi è giunta voce di una sessione speciale a dicembre… qualcuno è interessato? Ci sentiamo!

sabato 13 febbraio 2010

C'è Buzz nell'aria


Ci sono novità nella costellazione del social network. Da qualche giorno è attivo infatti Buzz: un nuovo servizio di Google che integra nella Gmail un filtro dedicato alla conversazione in rete. Ogni utente possiede un profilo, può aggiornare il proprio status condividendo testi, video e link esterni. Si possono lasciare commenti (un po’ come accade in Friendfeed) ai post degli altri utenti e visualizzare i loro contatti. Una piattaforma che risponde abbastanza bene, insomma, alla definizione formulata da Danah Boyd e Nicole Eleison che individuano come social network quei servizi in grado di:

* costruire un profilo personale pubblico o semi-pubblico;
* articolare una lista di altri utenti con cui si condivide un qualche tipo di connessione;
* vedere e incrociare la propria lista di contatti con le liste di altri utenti.

("Social Network Sites: Definition, History, and Scholarship". Journal of Computer-Mediated Communication, 13, 1, 2007).

Sto provando Buzz in queste ore e lo trovo molto flessibile, si integra con Twitter e con Flickr, consente di votare le informazioni postate dagli utenti e mette in ordine i propri contatti secondo la frequenza con cui vengono utilizzati. C’è anche una funzione molto affascinante che però non sono ancora riuscito a provare: attraverso il global position system (Gps) incorporato negli smartphone, lo stesso che si utilizza nei navigatori satellitari, Buzz permette di cercare le informazioni pubblicate da parte degli utenti che si trovano nella nostra zona. Sarà così possibile georeferenziare la conversazione visualizzando in tempo reale i post degli utenti che nello stesso momento si trovano sul luogo di un concerto, nella piazza del paese, a bordo dello stesso treno… A sostegno di una tendenza, il salto di medium, che porta dalla conversazione mediata verso la socialità fisica di cui ho cercato di analizzare le dinamiche in un saggio pubblicato un paio d’anni fa.

Per noi che ci occupiamo di scrittura giornalistica è la conferma che la narrazione dei fatti si orienta sempre di più verso modalità partecipative, il citizen journalism acquisisce un nuovo strumento e si proietta verso la narrazione sulle mappe complessificando la struttura lineare del testo. Quando ero piccolo mi piacevano da matti le walkie talkie, avrei voluto che ognuno ne avesse una per rimanere in contatto durante la giornata, oggi mi sembra che quel desiderio si stia realizzando attraverso i device mobili che ci consentono di proiettare in rete il simulacro delle nostre relazioni sociali.