Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

venerdì 30 maggio 2008

Notizie in mano


Durante la lezione di mercoledì abbiamo parlato delle fonti. Abbiamo distinto tra fonti di primo livello (quelle che non hanno bisogno di verifica) e di secondo livello (hanno bisogno di verifica), dirette (alle quali il giornalista accede personalmente) e indirette (alle quali il giornalista accede attraverso un medium). Per un ripasso date un’occhiata a questo link.

Voglio però sottolineare un punto: il giornalismo secondo me è innanzitutto lavoro sul campo. È ricerca della notizia nella socialità fisica, approfondimento sul territorio e nel rapporto con le persone. Il racconto scaturisce dall’esperienza nei luoghi della realtà e dallo sguardo divergente del giornalista che va oltre la dimensione omologante dell’informazione copia/incolla. Per questo durante la nostra prossima esercitazione, l’ultima, vi proporrò di uscire dall’aula e di realizzare interviste nel contesto della nostra facoltà, in un perimetro convenzionale che rappresenta metaforicamente il territorio di riferimento del giornalista.

Ma lavorare sul campo non significa necessariamente rinunciare alle dimensione virtuale. Vediamo che cosa dice Marco Pratellesi, un giornalista che si occupa di nuovi media, sul suo Mediablog : «Più la tecnologia avanza – scrive in questo post – e più i cronisti possono stare sui fatti. Con lo sviluppo del “mobile journalism” cresce la tendenza negli Usa a tenere fuori i cronisti, lontano dalle redazioni a caccia di notizie a contatto con la gente». Così, racconta Pratellesi, il News-Press di Fort Myers (Florida) doterà nei prossimi mesi i propri redattori di un computer palmare, con tanto di videocamera e registratore, per tornare in strada a raccogliere notizie in tempo reale. Interessante, no? Le nuove tecnologie ci mettono in condizione di realizzare “ritagli di realtà” mentre siamo immersi nella realtà, riscoprendo la propria mano (i palmari si chiamano così proprio perché si tengono sul palmo) come supporto della scrittura. Un altro passo verso l’immediatezza che si basa sulla capacità del giornalista di stare sui luoghi della notizia.

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