Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

venerdì 2 maggio 2008

Il tempo di scrivere


Che differenza c’è fra scrivere un romanzo, un articolo di giornale e un post per un blog? Intorno a questa domanda abbiamo già ragionato durante queste prime lezioni. Abbiamo visto, infatti, che il supporto attraverso il quale si media un contenuto condiziona il linguaggio che si utilizza. Anzi, come sosteneva Marshall McLuhan, il principale teorico della comunicazione del Novecento, “il medium è il messaggio”. Per questo se ci apprestiamo a scrivere un articolo per un giornale on line utilizzeremo un tipo di attacco tendenzialmente diverso da quello che avremmo scelto per un giornale cartaceo.

D’altro canto i lettori hanno aspettative diverse: dal giornale on line si aspettano (sempre in linea di massima) di essere informati con tempestività, sul giornale di carta cercano invece una chiave di lettura che li aiuti a organizzare e ad interpretare le notizie che hanno appreso da fonti diverse. Da un blog si aspettano commenti personali o notizie che altrove non troveranno. Nel romanzo, poi, cercano un’esperienza dell’immaginario che fa riferimento più alla scrittura creativa che non a quella giornalistica (per quanto, basti pensare a Truman Capote, alcuni articoli particolarmente affascinanti sono stati scritti con lo stile del romanzo). C'è una differenza però che riguarda l’autore, la sua maniera di procedere e di organizzare il lavoro. A seconda del medium che si utilizza cambia persino la tempistica della scrittura. Guardate che cosa scrive al riguardo Steven Poole, un giornalista e compositore inglese che è anche autore di romanzi e titolare di un blog:


“Quando scrivo un libro ho a disposizione mesi o anni. Raccolgo parole in
capitoli che poi rileggo, taglio e faccio leggere ai miei amici perché li
smontino senza pietà (…) Quando scrivo un articolo ha a disposizione ore o
giorni. Scrivo il doppio del necessario e poi taglio fino a che non raggiungo il
numero di parole stabilito. A quel punto lo mando al giornale e forse un editor
mi chiamerà per farmi un paio di domande, permettendomi di chiarire una frase o
di correggere un refuso (…) Quando scrivo un post ho a disposizione ore o
minuti. Il caffè entra in circolazione e le mie dita diventano velocissime.
Nessuno lo vede finché non clicco il tasto “pubblica” e comincio a controllare
ossessivamente il traffico sul sito…”.

Questo articolo è uscito oggi su Internazionale, un interessantissimo settimanale che raccoglie servizi dai giornali di tutto il mondo, cerco magari di portarvi il testo integrale in aula ma intanto penso lo stralcio che vi propongo che offra più di uno spunto per capire quanto contano le condizioni al contorno nelle dinamiche di scrittura. Il blog di Steven Poole si trova invece a questo link.

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