Catastrofe e media
Domani partecipo a un convegno presso la Facoltà di scienze umanistiche, a Roma, su come i media comunicano l'emergenza ambientale. Il programma è a questo link.
Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia
Domani partecipo a un convegno presso la Facoltà di scienze umanistiche, a Roma, su come i media comunicano l'emergenza ambientale. Il programma è a questo link.
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Marco Fratoddi
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M'interrogo spesso su come proporre in maniera gradevole e convincente gli stili di vita più utili all'ambiente. Questo video, che ho trovato sul blog www.bitterjug.com, mi sembra un ottimo esempio perché spiega con chiarezza quali scelte virtuose si possono compiere per ridurre la propria impronta ecologica. Comunica dunque un messaggio positivo utilizzando un linguaggio delicato (niente
allarmismo) e facilmente decodificabile.
Il blog viene realizzato da Mark Skipper, un comunicatore inglese che si occupa di ecologia e stili di vita. Il video invece, sulla base di quanto si legge sull'ultimo frame, è stato prodotto da Laura Woodvard e Lawrence Folvig.
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Marco Fratoddi
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Quest’anno mi è stato assegnato il secondo semestre, significa che terrò il corso di scrittura giornalistica fra marzo e giugno. Meglio, no? Posso farmi venire qualche nuova idea, centrata in particolare sul giornalismo ambientale, anche perché cambia rispetto agli anni passati la composizione della classe: avrò anche studenti della specialistica.
A gennaio inoltre terrò due lezioni agli studenti del tirocinio che voglio dedicare al social network, vale a dire a quella dimensione collaborativa della rete che consente di gestire contatti, scambiarsi opinioni e contenuti, proiettare nel web il simulacro della propria identità. Beh, se intanto volete dare un’occhiata a questi due link (http://friendfeed.com/marcofratoddi e http://twitter.com/Marcofra) trovate le mie due reti sociali preferite ma ce ne sono molte altre (come Facebook, sul quale certamente molti di voi possiedono un profilo... e anche io, per quanto solo da osservatore).
Vedremo di ragionare insieme sulle caratteristiche della scrittura in questi ambiti e sulle dinamiche che si generano. A proposito poi di esami: oggi mi è giunta voce di una sessione speciale a dicembre… qualcuno è interessato? Ci sentiamo!
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Marco Fratoddi
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Marco Fratoddi
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Etichette: giornalismo ambientale, nuovi media

Oggi a Roma è scoppiato un grosso incendio a qualche chilometro dalla mia abitazione. Dalla finestra (abitiamo al nono piano) la colonna di fumo si vedeva benissimo. Per capire che cosa stava accadendo ho chiamato una mia amica, Luisa Miglionico, che fa la giornalista free lance e che abita da quelle parti. E indovinate che cosa mi ha risposto? Che stava proprio andando a vedere da dove provenisse quella colonna nera. Avevo già cominciato a dare la notizia su Twitter, per quello che potevo capire dal mio luogo d'osservazione, ma a quel punto ci siamo organizzati e abbiamo raccontato, lei sul posto e io al computer, l'evento in diretta. Lo trovate a questo link: twitter.com/Marcofra, scorrendo indietro nei post si ricostruisce l'intera dinamica.
La nostra cronaca è stata seguita da diversi utenti ed è stata anche rilanciata da Kataweb di Repubblica. Insomma, un'esperienza di citizen journalism con i nuovi media. Penso che siamo stati fra i primi a fornire alcuni particolari sull'accaduto, come le esplosioni delle bombole di Gpl o il ferimento di un vigile del fuoco. E Luisa ha messo il link anche nella sua pagina su Facebook... A presto!
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Marco Fratoddi
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Domani finisce l’anno e voglio fare anche io gli auguri a tutti quelli che passano da queste parti per un 2009 pieno di soddisfazioni nello studio e non solo… Il prossimo corso stavolta comincia presto, mi è stato assegnato il secondo quadrimestre quindi con la nuova classe ci vedremo intorno al 20 gennaio (per orari esatti, aula, ricevimento ecc. consultate il blog nei prossimi giorni). Per chiudere il 2008 però voglio segnalarvi un articolo uscito su La Nuova Ecologia di dicembre, che trovate anche on line a questo link, sui criteri di notiziabilità. È un’intervista, realizzata da Maurita Cardone, con David Randall: un giornalista del Guardian, fra i principali quotidiani inglesi, nonché autore di un libro che consiglio spesso agli aspiranti giornalisti, “Un giornalista quasi perfetto”. Vedete un po’ che cosa racconta sui criteri che guidano chi fa il nostro mestiere nello scegliere le notizie su cui lavorare. Perché ottengono così tanto spazio le notizie cattive? E perché non fare uno sforzo di creatività e ricerca giornalistica per raccontare in maniera convincente i fatti positivi che pure accadono nel mondo?
Con questo invito vi saluto e vi do appuntamento a gennaio… Ciao!
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Marco Fratoddi
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Marco Fratoddi
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Marco Fratoddi
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La notizia del terremoto nel Sichuan durante l’ultima settimana, vista la sua tragicità, ha trovato molto spazio sui mass-media di tutto il mondo. Anche noi mercoledì ne abbiamo parlato analizzando in aula un bel reportage pubblicato sul “Messaggero” che evidenziava soprattutto il senso di solidarietà interna che attraversa in queste ore la Cina. Ma a dare per primo la notizia del sisma sembra siano stati alcuni utenti di Twitter: una piattaforma del cosiddetto web 2.0 (quello basato sul protagonismo degli utenti) che di solito non viene utilizzata per fare giornalismo.
Twitter è una rete di microblog creata un paio d’anni fa da una società americana che consente di pubblicare in rete testi non superiori ai 140 caratteri (più o meno quanto un sms). Il simbolo di questo servizio è un uccellino azzurro (Twitter letteralmente significa cinguettio) e gli iscritti raccontano, di solito in terza persona, la propria vita quotidiana attraverso aggiornamenti brevi ma molto frequenti: «Marco è stanco e sta pensando di andare a letto» e poi «Marco beve un tè alla pesca e pensa a come organizzare la prova intermedia della prossima settimana». I micropost, pubblicati a migliaia ogni ora, si possono inviare e ricevere anche via sms. Vengono visualizzati sulla home page generale di Twitter ma anche sulle singole pagine degli utenti che ciascuno sceglie come amici. Anche io ho un account su Twitter che utilizzo, per la verità, piuttosto di rado: se volete dargli un’occhiata è a questo link.
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Marco Fratoddi
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Marco Fratoddi
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Ciao a tutti… purtroppo non sono riuscito ad aggiornare il blog durante le ultime settimane. Il lavoro nella rivista, e non solo, mi sta proprio schiacciando… E così abbiamo un po’ perso il filo dei nostri ragionamenti intorno all’ecologia del giornalismo. Intanto è accaduta una cosa bella: si è laureato (alla fine di ottobre) Fabrizio, uno studente che ha frequentato il mio corso di “Teorie e tecniche dei nuovi media” quattro anni fa e che mi aveva chiesto di seguire la sua tesina. Abbiamo lavorato sulla costruzione dell’identità on line, dalle chat a Second Life, ed è venuta fuori una ricerca dall'impianto semplice ma interessante, peraltro con un’intervista finale e Mauro Gerosa sul futuro del web 3D. Poi mi sono dedicato al completamento di un piccolo saggio sul “salto di medium”, vale a dire l’utilizzo strategico di media diversi durante la conversazione mediata dal computer (dovrebbe uscire all’inizio del 2008 in un libro edito da Franco Angeli). Ho cercato di fare del mio meglio, speriamo che i lettori lo trovino interessante… Intanto sto pensando al prossimo corso di scrittura giornalistica: vorrei trovare delle formule nuove, penso che alcuni aspetti (soprattutto il discorso oggettivante) andrebbero approfonditi meglio. Ma c’è ancora tempo per ragionare, voi che ne dite? Ci sentiamo!
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Marco Fratoddi
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In queste ore due redattori della Nuova Ecologia, vale a dire Elisabetta Galgani e Francesco Loiacono, stanno conducendo un workshop di giornalismo ambientale a Monte Sant’Angelo (Fg), in occasione di Festambiente Sud (una manifestazione di Legambiente e della nostra rivista). Domani li raggiungo anche per conoscere i corsisti e integrare il loro percorso con un incontro sul giornalismo on line. Vi segnalo la loro cronaca sugli incendi che hanno colpito durante le ultime ore il Gargano: la festa si tiene non lontano da quella zona e alcuni corsisti sono stati sui luoghi di questa tragedia. Se volete dargli un’occhiata gli articoli si raggiungono tramite questo link…
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Marco Fratoddi
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Ma allora, questi risultati arrivano? Come no… Guardate qua sotto. Ci sono i vostri nomi e accanto il mio giudizio. Come vedete diversi di voi (per esempio Francesco ma anche Fabiola e Roberto) hanno migliorato molto la propria preparazione. Altri hanno confermato le qualità espresse durante la prova intermedia. Tutti coloro che hanno un ottenuto almeno 18 possono considerarsi idonei (e come tale, mi ha spiegato la dottoressa Foglia, verrà verbalizzato questo esami). Agli altri propongo invece un’integrazione orale della prova durante la verbalizzazione (o se preferiscono un nuovo tentativo durante l’esame del 18 o durante quello che fisseremo a settembre) per verificare alcuni aspetti della preparazione che mi sembrano insufficienti.
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Marco Fratoddi
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È un oggetto di mediazione fra l’autore e il lettore (o se volete, per dirla con il linguaggio della semiotica, fra l’enunciatore e l’enunciatario), come un tempo (diciamo cinque o seimila anni fa…) lo sono state le tavolette d’argilla. Ma è anche un servizio, visto che prevede innanzitutto un lavoro di selezione a monte delle notizie che la redazione seleziona e poi rielabora, arricchisce, completa per offrirle al destinatario. Esistono dei tratti distintivi per distinguere il giornale da altri media… E per saperne di più cliccate qui.
Dietro il prodotto (e il servizio) giornalistico esiste un lavoro complesso e una struttura professionale grazie alla quale le notizie vengono pubblicate secondo una determinata routine che garantisce, o dovrebbe garantire, la correttezza dell’informazione. Per questo all’interno della redazione esistono dei ruoli (dal direttore responsabile al redattore…) che corrispondono ciascuno a determinati livelli di responsabilità. Con i giornali collaborano inoltre anche delle figure esterne, i collaboratori e i free lance, che realizzano di solito il lavoro sul campo.
Per saperne di più cliccate qui (scorrere il post fino alla voce corrispondente).
Ormai lo sappiamo… La notizia, almeno da quando esiste la penny press (1830 o giù di lì…), è il materiale di lavoro del giornalista. Senza il giornalista la notizia non esiste (e viceversa…). Già… Ma la notizia è innanzitutto un ritaglio della realtà, tratto di solito dalla vita quotidiana, che il giornalista realizza tenendo conto degli interessi di chi legge. Giusto? La notizia perciò non coincide con la realtà ma la rappresenta. Risente inoltre della visione prospettica con cui il giornalista osserva ogni avvenimento: nessuna notizia può essere oggettiva, è sempre condizionata dal punto di vita di chi la racconta. E dunque nessuna notizia coincide con la verità… anche se il giornalista deve garantire al lettore la propria onestà professionale. Altri concetti utili per un discorso sulla notizia tratti anche dal Papuzzi: differenza fra news e views (nonché fra straight reporting ed interpretative reporting), identificazione di una notizia (per rappresentazione o contrapposizione), l’avvento delle features… Basta? No! Per comporre una notizia bisogna sempre avere presente la griglia delle care, vecchi cinque W: Who, where, when, what, why, (chi, dove, quando, cosa e perché…). Solo così una notizia potrà dirsi completa.
Per saperne di più… cliccate qui.
La scrittura giornalistica non si esercita soltanto attraverso il linguaggio verbale. Esiste una scrittura visiva che determina l’aspetto della pagina, il senso complessivo del servizio e quello delle notizie contenute al suo interno. Esistono tre livelli dell’organizzazione plastica, secondo Greimas: quello eidetico, quello topologico e quello cromatico. Ogni giornale interpreta questi tre livelli realizzando una propria estetica (tra frattura e armonia) coerente con l'ideologia di cui si fa portatore. Il giornale insomma è innanzitutto un prodotto visivo, il cui senso viene interpretato dal lettore a prima vista, quando lo osserva nel suo insieme, come si fa con uno stormo di uccelli...
Per saperne di più… cliccate qui. (scorrere il post fino alla voce corrispondente)
All’interno di un giornale esistono diversi tipi di contenuto (un po' come la frutta che troviamo al mercato...) organizzati intorno a due “grandi famiglie”: gli articoli di natura informativa (news) e quelli finalizzati al commento (views). Esistono inoltre dei contenuti di servizio (i titoli di borsa, gli orari dei treni, i risultati del lotto…) e una serie di informazioni paratestuali (le testatine, i numeri di pagina, la gerenza con le informazioni sull’editore e sulla redazione…). Un tipo di contenuto a parte è rappresentato dall'intervista (per un approfondimento clicca qui). Ci sono poi le fotografie e le illustrazioni con cui spesso gli articoli, e soprattutto i titoli, “dialogano”. L'immagine inoltre svolge spesso un ruolo di “veridizione”: serve cioè a dimostrare che fondatezza della notizia…
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La scrittura è soltanto la parte visibile del racconto. Sotto il pelo dell'acqua, prima della manifestazione discorsiva di ogni storia, esiste una struttura narrativa profonda descritta dal semiologo lituano-francese Julien Greimas. Ogni testo risponde così ad un modello generale, il “programma d’azione”, nel quale un “soggetto” vuole raggiungere un “oggetto di valore” sottratto da un “antisoggetto”... attraverso quattro fasi (manipolazione, competenza, performanza e sanzione). Per saperne di più… cliccate qui.
Dove si prendono le informazioni utili a confezionare le notizie? Come l’acqua: dalle fonti. Esistono fonti di primo (livello che provengono da soggetti autorevoli) e di secondo livello (rispetto alle quali è il giornalista a prendersi la responsabilità della notizia che comunicano). E ancora tra fonti dirette (che il giornalista rintraccia con il suo lavoro) e indirette (che producono materiali già prelavorati, come i comunicati stampa, i lanci d’agenzia…). Le agenzie sono fonti indirette, ma non hanno solitamente bisogno di verifica, e rappresentano, con tutti i rischi di omologazione informativa che questo comporta, una gran parte del materiale con cui lavorano i giornalisti moderni.
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La specificità del linguaggio giornalistico si manifesta soprattutto nella parte alta dell’articolo, nell’attacco: dove prevalgono frasi brevi, tendenzialmente nominali, ricche di contenuti informativi. Nella fase referenziale dell’articolo la struttura del periodo torna ad essere molto simile a quella ordinaria pur conservando alcune caratteristiche. Tra le forme ricorrenti del linguaggio giornalistico c’è l’apposizione: un periodo che specifica, dopo i due punti (ma anche dopo il punto fermo), alcuni aspetti della frase principale. Sul web vengono portate all’estremo le caratteristiche della scrittura giornalistica: organizzare i contenuti secondo il principio della “piramide invertita” (prima le conclusioni, poi i particolari), osservare la “legge della vicinanza” (soggetto, verbo e complemento oggetto il più possibile vicini fra di loro), ridurre la prolissità del testo.
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L'attacco, ovvero il periodo iniziale dell'articolo, è un elemento strategico nel rapporto con il lettore: bisogna fornirgli le informazioni essenziali e catturarne l'attenzione. Il senso di una storia viene perciò estratto come si fa con il succo di un arancio. Secondo il nostro libro testo se ne individuano quattro, io mi sono spinto a esemplificarvene sette… L’importante è sapere che non rappresentano una gabbia ma uno strumento per far rendere al meglio la fantasia di ciascun giornalista. Ricordiamoci poi che qualunque contenuto giornalistico si divide in tre parti: oltre all’attacco c’è il corpo e la chiusa. Quest’ultima è un altro momento cruciale del rapporto con il lettore… C’è chi dice che una buona maniera per trovare una chiusa può essere quella di tornare sulle immagini o sull’argomentazione dell’attacco, chiudendo così il cerchio. A mio avviso, innanzitutto, è meglio evitare la morale: le conclusioni, sulla base delle informazioni che il giornalista organizza nell’articolo, deve trarle il lettore…
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È un livello del testo giornalistico che mette in condizione il lettore di apprendere le informazioni essenziali della notizia e di scegliere se procedere o meno alla lettura dell’articolo. Dunque, è il distillato ulteriore del senso di una storia, già "spremuto" nell'attacco. Chi fa i titoli? Di solito non è lo stesso giornalista che scrive l’articolo ma alcune figure, dal redattore in su, che lavorano nella redazione. A volte può essere utile farsi ispirare (magari modificandoli) da titoli di film molto noti, canzoni, opere letterarie di una certa popolarità… pezzi di "enciclopedia" comune che possono restituire, attraverso un gioco di parole, il senso dell’articolo e motivare il lettore a leggerlo. Importante è poi, nella composizione del titolo, tenere presente il contenuto visivo della pagina: soprattutto nei settimanali e nei mensili il dialogo fra titolo e immagine è determinante…
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Perché alcune notizie si pubblicano e altre no? E perché alcune assumono una certa importanza e altre meno? Di mezzo c’è ovviamente l’arbitrarietà degli autori del giornale che discutono, in redazione, le notizie del giorno. In maniera più o meno consapevole però si fa riferimento a una serie di “valori notizia” individuati nel tempo e che determinano il “peso” delle informazioni. Anche qui con un’importante avvertenza: tutto è relativo nel giornalismo. Una notizia importante per un quotidiano può non esserlo per un mensile, una rivista di motociclette seleziona le notizie in base alla propria missione, a volte dare un certo peso a una notizia, anche ingiustificato dalla cronaca, può avere un significato provocatorio… L’autonomia delle scelte di una redazione non deve mai (o non dovrebbe mai) venir meno.
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Il sistema mediale è in sistema ecologico, con equilibri interni che cambiano nel tempo e nello spazio… e con una sorta di riciclaggio delle modalità di comunicazione che attraversano i millenni. Dalla civiltà della comunicazione orale a quella dei nuovi media, passando per la fase chirografica, tipografica e dei media elettrici… nulla si crea e nulla si distrugge. Per questo all’interno della scrittura giornalistica troviamo alcuni tratti distintivi che recuperano una maniera di mediare le informazioni che risale a oltre cinquemila anni fa…
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Fra le caratteristiche della civiltà neomediale, quella in cui siamo immersi noi giornalisti della tarda modernità, c’è il passaggio dal testo all’ipertesto (e all’ipermedia). La definizione “storica” di ipertesto è stata fornita da Ted Nelson, filosofo e informatico statunitense, che l'ha messa a punto nel ’65, nel suo libro “Literary machine”, recuperando l’idea del Memex: la prima macchina ad ipotesi ipertestuale, progettata da Vannevar Bush intorno al 1930, basata sulla tecnologia del microfilm. Vi ricordate la definizione di ipertesto secondo Ted Nelson? Qualcosa del tipo: è una scrittura non sequenziale, un testo che si dirama e che consente al lettore di scegliere i percorsi di sfogliamento. Su questa base Ted Nelson aveva messo a punto Xanadu: un ipertesto che avrebbe dovuto raccogliere la letteratura globale attraverso una rete di computer distribuiti in tutto il mondo. Qualcosa di molto simile a internet, no? Secondo Nelson questa ipotesi è ancora valida, anzi internet ne rappresenta secondo lui una versione ridotta, e continua a lavorare verso la realizzazione della sua utopia… Date un’occhiata al suo sito... In aula però abbiamo ragionato intorno ad un’ipotesi diversa, messa a punto nel ’97 dal semiologo danese Espen Aarseth, che ha approfondito in particolare lo studio dei videogame… Proviamo a riassumerla: l’ipertesto è un testo digitale, composto da più nodi, connessi attraverso link elettronici secondo una griglia sequenziale o non sequenziale, progettata dall’autore e accessibile al lettore soltanto attraverso diversi strati di software. L’autore insomma, nel momento in cui compone l’ipertesto, si preoccupa di “scrivere” anche tutti i percorsi possibili che potrà seguire il lettore. Questi legami fra i diversi nodi dell’ipertesto si trovano nella memoria del computer e il lettore può accedervi soltanto utilizzando diversi software, cioè diversi programmi informatici sovrapposti che consentono di sfogliare un cd-rom o di consultare un sito web… E già, perché anche un sito web non è altro che un ipertesto. Volete conoscere un po’ più da vicino Espen Aarseth? Guardate qui…
Dunque, quando lavoriamo ad un articolo per un giornale on line, oltre al testo lineare, noi giornalisti della tarda modernità “scriviamo” anche i link che rendono tridimensionale la fruizione: creando percorsi verso altri contenuti interni, verso siti web esterni, proponendo al lettore degli approfondimenti multimediali (attraverso i link di attivazione, che richiedono cioè al computer remoto di avviare dei software diversi da quello per la lettura del contenuto verbale… ). Questo atteggiamento mentale ha delle conseguenze anche nella maniera di pensare il “vecchio” giornale cartaceo: non per nulla all’interno delle pagine troviamo sempre più spesso dei box di approfondimento, dei contenuti correlati, una specie di ipertesto orizzontale e complanare… al cui interno il lettore può muoversi liberamente ed esercitare le proprie scelte.
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Marco Fratoddi
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Marco Fratoddi
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Mi dispiace ma questo giovedì non sarò in redazione, ho un convegno a Lecce e dovrò partire in giornata... Quindi la visita che stavate organizzando andrebbe spostata ad un altro giorno. Ma cerchiamo di farla, a me farebbe molto piacere mostrarvi il nostro luogo di lavoro. Ci aggiorniamo mertedì!
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Marco Fratoddi
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Abbiamo verificato diverse volte come la scrittura giornalistica si esprima innanzitutto nell'attacco, la parte alta dell’articolo. Qui la struttura ordinaria del periodo diventa particolarmente sintetica e raggiunge il punto di massima torsione: troviamo, infatti, periodi estremamente brevi, frasi nominali (cioè senza il verbo), costruzioni basate sull’accumulo… Vi immaginate del resto un articolo scritto per intero con il lessico e con la morfologia dell’attacco? Sarebbe da impazzire... stancante per chi legge e anche poco comprensibile. Più oltre, nella fase referenziale del testo (la cosiddetta “pancia”) e nella conclusione, la struttura del periodo risponde sostanzialmente ai canoni di quella letteraria, simile in qualche modo a quella del romanzo, con un periodo più ampio, delle frasi architettoniche (le dipendenti), una serie di incisi... Esistono però delle particolarità che marcano la scrittura giornalistica anche in questa regione del testo. Vediamo quali abbiamo individuato:
Piani sfalsati
Innanzitutto, come abbiamo visto durante le esercitazioni, troviamo l’alternanza del discorso diretto e di quello indiretto (oppure, in altri termini, della mimesi e della diegesi). Attraverso il primo, in termini mimetici, il giornalista riproduce uno scampolo di realtà, fa parlare i propri testimoni attraverso delle frasi racchiuse tra virgolette. Così:
«E’ tempo di cambiare marcia» ha detto il presidente dell’Associazione ciclisti italiani. Con lui si è schierato l'intero consiglio direttivo che ha deciso di sostenerne l'azione. «Siamo stanchi di fare una vita in salita» è stato il commento di un altro rappresentante dell'assemblea...In questo modo il lettore può quasi “sentire” la voce del testimone, se l’articolo è integrato da una fotografia il testo diventa sincretico (porta cioè a sintesi due diverse sostanze dell’espressione, il linguaggio verbale e quello visivo) e l’effetto è molto simile a quello “immersivo” della televisione. Alternando mimesi e diegesi il giornalista accompagna come voce narrante il lettore nell’ascolto delle diverse testimonianze. È anche una maniera per mettere in campo il “discorso oggettivante” che consente al giornalista, come fosse un burattinaio, di parlare attraverso i propri personaggi, di costruire un articolo centrato intorno ad una determinata tesi che viene però affermata attraverso le testimonianze, e le opinioni, che ha raccolto. I piani sfalsati che si generano all’interno del testo, fra discorso diretto ed indiretto, favoriscono inoltre l’attenzione del lettore. Lo sa bene, del resto, chi pratica il teatro: l’interesse di chi osserva è sollecitato soprattutto dalle sfalsature e dai punti in movimento…
può efficacemente diventare:Ieri a Roma il presidente della Repubblica ha dichiarato che si ergerà a paladino delle minoranze…
Ieri a Roma il presidente della Repubblica ha detto che difenderà le minoranze…
Il ministro ha annunciato la riforma ed ha rilanciato la trattativa…
C’è un soggetto, un primo predicato verbale, un complemento oggetto. Poi una congiunzione (in questo caso con l’epentesi, vale a dire la “d” eufonica) e un secondo predicato retto dal soggetto della principale. Il periodo in questo caso si dice "coordinato", vale a dire che è composto da due frasi (prima e dopo la congiunzione) che si trovano allo stesso livello.
Altre caratteristiche...
Vediamo qualche altra caratteristica del linguaggio giornalistico:
I cittadini della Val di Susa, dopo l’assemblea di ieri, hanno avanzato le proprie proposte: partecipare al tavolo di concertazione degli enti locali per definire il progetto, valutare un tracciato alternativo a quello
messo in campo dal governo, fermare i cantieri fino a quando non saranno sciolti i dubbi sul danno ambientale…
Questa strategia si può applicare sia attraverso i verbi, come nell’esempio qui sopra, sia attraverso i nomi. Si presta inoltre ad un trattamento grafico particolare sia sui giornali cartacei, sia su quelli on line. Lo stesso periodo può assumere questa conformazione visiva:
I cittadini, dopo l’assemblea di ieri, hanno
avanzato le proprie proposte:
È ancora più chiaro, no?
Verso il periodo complesso
Questa struttura della frase però è ancora tendenzialmente lineare. Il periodo, anche nella scrittura giornalistica, assume conformazioni più complesse che passano innanzitutto attraverso l’utilizzo di alcuni elementi coordinativi come le particelle avversative (ma, ma anche, invece, oppure…) che evidenziano la polarità delle posizioni in campo. Ci sono poi gli incisi e le parentetiche che creano delle sfalsature interne al periodo e consentono di concentrare, fra parentesi o trattini, un alto numero di informazioni. Facciamo un esempio :
Valentino Rossi ha preceduto la Ducati di Loris Capirossi (che balza in testa alla classifica generale con 99 punti insieme ad Hayden) e la Honda dello statunitense Nicky Hayden. Una gara entusiasmante, con Rossi e Capirossi che si sono dati battaglia negli ultimi giri…
Spesso l’inciso si utilizza all’interno del discorso diretto:
«Se il sindaco proseguirà nel suo progetto – ha detto oggi il capogruppo dell’opposizione, Marcello Manni, 43 anni, della lista civica – faremo ostruzionismo in aula…».
Infine, nel processo di complessificazione del periodo incontriamo i pronomi relativi e le congiunzioni che introducono un principio di vera e propria architettonicità attraverso le frasi subordinate (ovvero: all’interno del periodo non si trovano allo stesso livello delle principali). Così:
I ladri sono entrati nella banca, che in quel momento
era ancora chiusa, puntando le armi contro i funzionari immobilizzati dalla
paura.
L’Inter ieri ha vinto per tre a zero la partita contro l’Atalanta. Una vittoria che porta la squadra allenata da Mancini a tre punti dalla Fiorentina…
La festa è cominciata alle quattro del pomeriggio proprio nella piazza principale della città. Una manifestazione riuscitissima, alla quale hanno
partecipato migliaia di bambini…
La bambina era nascosta sotto un cumulo di cartoni. Una bambina di soli tre giorni, vestita con un abitino azzurro, una bambina che per le autorità italiane
non esiste…
Beh, per adesso fermiamoci qui. Durante i nostri ultimi incontri vedremo quali di queste caratteristiche, nel giornalismo on line, diventano ancora più evidenti. E capiremo quali sono i tratti distintivi della scrittura giornalistica nella tarda modernità… E come al solito, se avete qualche dubbio, cliccate qui oppure lasciate un commento...
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Marco Fratoddi
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Semplice… Sono i tre oggetti che rappresentano, metaforicamente, altrettanti aspetti della nostra navigazione intorno alla scrittura giornalistica. Con la maschera da sub abbiamo visto che cosa c’è prima della scrittura, la parte sommersa dell’iceberg, vale a dire la ricerca delle informazioni, l’analisi semionarrativa del racconto, la definizione della notizia… Con lo spremiagrumi rappresentiamo invece l’estrazione del “succo” di una storia che ci torna utile innanzitutto per comporre l’attacco, poi per costruire il titolo e gli altri microcontenuti. E il microscopio? Ci serve per osservare il tessuto profondo della scrittura, per scoprire il dna del periodo giornalistico e catturare alcuni “meccanismi” morfologici che lo governano. Proviamo, sulla falsariga di quanto ci siamo detti la volta scorsa , ad utilizzare quest’ultimo strumento (nel prossimo post…)
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Marco Fratoddi
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A che cosa vi fanno pensare questi tre oggetti?


Per la risposta, come al solito, clicca qui oppure lascia un commento... (ne riparleremo con il prossimo post)
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Marco Fratoddi
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Vi ricordate la nostra prima lezione? Federica, se non mi confondo, ha “scritto” il nostro primo testo. Ha messo cioè in ordine le riviste e i giornali che avevo portato in aula come se dovesse allestire un’edicola proprio sotto l’università: la sua ipotesi prevedeva da una parte le riviste per bambini, da un’altra i femminili (ma Flair è molto diverso da Gente…), poi i settimanali d’attualità, le riviste giovanili… e tutti in fila, da un’altra parte ancora, i quotidiani organizzati anche loro secondo alcuni criteri (il formato, l’area di diffusione, l’ideologia…). È un sistema complesso, una vera e propria galassia, che trova nell’edicola la sua migliore metafora: un’edicola in fondo, con le sue ibridazioni (basti pensare alla quantità di oggetti non-mediali che si vendono al suo interno, come i biglietti dell’autobus ma adesso anche le caramelle, i giocattoli, i souvenir…), è il simulacro della comunità che le ruota intorno. Ma rappresenta soltanto una parte dell’intero sistema mediale che comprende anche i media elettrici, i nuovi media (intesi, convenzionalmente, come i media basati sulla codifica digitale)… E domani, chissà.
Beh, da allora ne abbiamo fatta di strada. Ci siamo soffermati sui quotidiani individuandone i tratti distintivi e analizzandone, in base al formato e all’organizzazione plastica, il senso: ci sono i giornali su formato tradizionale, che raccontano (in linea di massima) la realtà secondo un punto di vista istituzionale; e quelli innovativi, su formato tabloid, finalizzati (almeno in Italia) ad un giornalismo d’opinione, politicamente orientato verso la rottura degli schemi sociali consolidati, l’innovazione formale e anche politica. Insomma: ci sono giornali conservativi (e conservatori) e giornali innovativi (e innovatori). E poi? Con un’ulteriore zoomata siamo entrati finalmente nel giornale. Abbiamo visto che è suddiviso in sezioni, poi in pagine che al loro interno presentano i contenuti: quelli visivi (vale a dire le foto e le illustrazioni), quelli verbali e l’infografica che rappresenta una sintesi fra i primi due. Un altro passo: i contenuti verbali, sui quali ci soffermiamo in questa esperienza formativa, si suddividono in diverse tipologie che abbiamo rintracciato attraverso il lavoro di gruppo dell’ultima lezione. Schematizziamo:
Contenuti informativi
Contenuti d’opinione
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Ma davvero è così facile demarcare la linea che separa la cronaca dal commento, le news dalle views? Non sembra, vista l’efficacia del discorso oggettivante che consente di mascherare l’opinione personale dietro la cronaca (utilizzando, per esempio, testimonianze altrui o utilizzando uno stile impersonale, che dà per assodata un'argomentazione invece del tutto arbitraria). E soprattutto vista la fatale prospetticità che condiziona qualsiasi racconto. Già, il racconto… Ogni giornale è un racconto della realtà, che ciascuna testata realizza secondo il proprio punto di vista: giorno dopo giorno si dipana il “racconto dell’enunciatore”, inteso come racconto della realtà effettuato dall'individuo semiotico (la testata giornalistica). Dentro ogni giornale ci sono poi molti racconti, concatenati fra di loro, che i giornalisti realizzano partendo dal proprio punto di vista (condizionato da quello del lettore e da quello dell’editore). E questi racconti sono le unità testuali nelle quali si esercita la scrittura giornalistica…
Autore
Marco Fratoddi
alle
22:38
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Etichette: dispense, giornalismo ambientale