Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

Visualizzazione post con etichetta giornalismo ambientale. Mostra tutti i post
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venerdì 8 ottobre 2010

Catastrofe e media

Domani partecipo a un convegno presso la Facoltà di scienze umanistiche, a Roma, su come i media comunicano l'emergenza ambientale. Il programma è a questo link.

domenica 8 novembre 2009

Comunicare l'ecologia con delicatezza



M'interrogo spesso su come proporre in maniera gradevole e convincente gli stili di vita più utili all'ambiente. Questo video, che ho trovato sul blog www.bitterjug.com, mi sembra un ottimo esempio perché spiega con chiarezza quali scelte virtuose si possono compiere per ridurre la propria impronta ecologica. Comunica dunque un messaggio positivo utilizzando un linguaggio delicato (niente
allarmismo) e facilmente decodificabile.

Il blog viene realizzato da Mark Skipper, un comunicatore inglese che si occupa di ecologia e stili di vita. Il video invece, sulla base di quanto si legge sull'ultimo frame, è stato prodotto da Laura Woodvard e Lawrence Folvig.

martedì 13 ottobre 2009

Pensando al nuovo corso

Quest’anno mi è stato assegnato il secondo semestre, significa che terrò il corso di scrittura giornalistica fra marzo e giugno. Meglio, no? Posso farmi venire qualche nuova idea, centrata in particolare sul giornalismo ambientale, anche perché cambia rispetto agli anni passati la composizione della classe: avrò anche studenti della specialistica.

A gennaio inoltre terrò due lezioni agli studenti del tirocinio che voglio dedicare al social network, vale a dire a quella dimensione collaborativa della rete che consente di gestire contatti, scambiarsi opinioni e contenuti, proiettare nel web il simulacro della propria identità. Beh, se intanto volete dare un’occhiata a questi due link (http://friendfeed.com/marcofratoddi e http://twitter.com/Marcofra) trovate le mie due reti sociali preferite ma ce ne sono molte altre (come Facebook, sul quale certamente molti di voi possiedono un profilo... e anche io, per quanto solo da osservatore).

Vedremo di ragionare insieme sulle caratteristiche della scrittura in questi ambiti e sulle dinamiche che si generano. A proposito poi di esami: oggi mi è giunta voce di una sessione speciale a dicembre… qualcuno è interessato? Ci sentiamo!

lunedì 13 luglio 2009

domenica 12 luglio 2009

Finestra sull'incendio


Oggi a Roma è scoppiato un grosso incendio a qualche chilometro dalla mia abitazione. Dalla finestra (abitiamo al nono piano) la colonna di fumo si vedeva benissimo. Per capire che cosa stava accadendo ho chiamato una mia amica, Luisa Miglionico, che fa la giornalista free lance e che abita da quelle parti. E indovinate che cosa mi ha risposto? Che stava proprio andando a vedere da dove provenisse quella colonna nera. Avevo già cominciato a dare la notizia su Twitter, per quello che potevo capire dal mio luogo d'osservazione, ma a quel punto ci siamo organizzati e abbiamo raccontato, lei sul posto e io al computer, l'evento in diretta. Lo trovate a questo link: twitter.com/Marcofra, scorrendo indietro nei post si ricostruisce l'intera dinamica.

La nostra cronaca è stata seguita da diversi utenti ed è stata anche rilanciata da Kataweb di Repubblica. Insomma, un'esperienza di citizen journalism con i nuovi media. Penso che siamo stati fra i primi a fornire alcuni particolari sull'accaduto, come le esplosioni delle bombole di Gpl o il ferimento di un vigile del fuoco. E Luisa ha messo il link anche nella sua pagina su Facebook... A presto!

martedì 30 dicembre 2008

Viva il 2009

Domani finisce l’anno e voglio fare anche io gli auguri a tutti quelli che passano da queste parti per un 2009 pieno di soddisfazioni nello studio e non solo… Il prossimo corso stavolta comincia presto, mi è stato assegnato il secondo quadrimestre quindi con la nuova classe ci vedremo intorno al 20 gennaio (per orari esatti, aula, ricevimento ecc. consultate il blog nei prossimi giorni). Per chiudere il 2008 però voglio segnalarvi un articolo uscito su La Nuova Ecologia di dicembre, che trovate anche on line a questo link, sui criteri di notiziabilità. È un’intervista, realizzata da Maurita Cardone, con David Randall: un giornalista del Guardian, fra i principali quotidiani inglesi, nonché autore di un libro che consiglio spesso agli aspiranti giornalisti, “Un giornalista quasi perfetto”. Vedete un po’ che cosa racconta sui criteri che guidano chi fa il nostro mestiere nello scegliere le notizie su cui lavorare. Perché ottengono così tanto spazio le notizie cattive? E perché non fare uno sforzo di creatività e ricerca giornalistica per raccontare in maniera convincente i fatti positivi che pure accadono nel mondo?

Con questo invito vi saluto e vi do appuntamento a gennaio… Ciao!

giovedì 4 settembre 2008

Ingrid in prima pagina


A Nuova Ecologia abbiamo dedicato la copertina del numero di settembre a Ingrid Betancourt, la leader ambientalista colombiana che nel luglio scorso è stata liberata dopo sei anni di prigionia nelle mani dei guerriglieri delle Farc. Abbiamo lavorato a questo numero durante il mese di luglio ed è stato un po' rischioso fare questa scelta: a settembre la notizia della sua liberazione poteva sembrare superata e il suo volto non essere più di attualità. Volevamo però "mandare alla storia", anche attraverso la nostra rivista, questo evento così importante e perciò abbiamo deciso di credere in questa copertina. Alla fine stiamo stati premiati perché proprio in questi giorni Ingrid è in visita in Italia e dunque ha riacquistato di notiziabilità.


Nel servizio, scritto dal climatologo Stefano Caserini, ripercorriamo i sei anni di storia in cui lei è stata fuori dal mondo, anni in cui l'ambientalismo è cambiato moltissimo (nel 2002 non si parlava così tanto di sconvolgimenti climatici, eravamo subito dopo l'11 settembre, Al Gore non aveva ancora iniziato la sua campagna contro il global warming...). In più pubblichiamo una lettera di Giuliana Sgrena, la giornalista italiana rapita tre anni fa in Iraq: una riflessione, da donna a donna, su com'è difficile resistere nella prigionia ma anche su com'è complicato confrontarsi di nuovo con la libertà: "Com’è possibile - scrive - che anche la libertà ci possa impedire di essere completamente libere?".

venerdì 30 maggio 2008

Notizie in mano


Durante la lezione di mercoledì abbiamo parlato delle fonti. Abbiamo distinto tra fonti di primo livello (quelle che non hanno bisogno di verifica) e di secondo livello (hanno bisogno di verifica), dirette (alle quali il giornalista accede personalmente) e indirette (alle quali il giornalista accede attraverso un medium). Per un ripasso date un’occhiata a questo link.

Voglio però sottolineare un punto: il giornalismo secondo me è innanzitutto lavoro sul campo. È ricerca della notizia nella socialità fisica, approfondimento sul territorio e nel rapporto con le persone. Il racconto scaturisce dall’esperienza nei luoghi della realtà e dallo sguardo divergente del giornalista che va oltre la dimensione omologante dell’informazione copia/incolla. Per questo durante la nostra prossima esercitazione, l’ultima, vi proporrò di uscire dall’aula e di realizzare interviste nel contesto della nostra facoltà, in un perimetro convenzionale che rappresenta metaforicamente il territorio di riferimento del giornalista.

Ma lavorare sul campo non significa necessariamente rinunciare alle dimensione virtuale. Vediamo che cosa dice Marco Pratellesi, un giornalista che si occupa di nuovi media, sul suo Mediablog : «Più la tecnologia avanza – scrive in questo post – e più i cronisti possono stare sui fatti. Con lo sviluppo del “mobile journalism” cresce la tendenza negli Usa a tenere fuori i cronisti, lontano dalle redazioni a caccia di notizie a contatto con la gente». Così, racconta Pratellesi, il News-Press di Fort Myers (Florida) doterà nei prossimi mesi i propri redattori di un computer palmare, con tanto di videocamera e registratore, per tornare in strada a raccogliere notizie in tempo reale. Interessante, no? Le nuove tecnologie ci mettono in condizione di realizzare “ritagli di realtà” mentre siamo immersi nella realtà, riscoprendo la propria mano (i palmari si chiamano così proprio perché si tengono sul palmo) come supporto della scrittura. Un altro passo verso l’immediatezza che si basa sulla capacità del giornalista di stare sui luoghi della notizia.

domenica 18 maggio 2008

Me l’ha detto l’uccellino



La notizia del terremoto nel Sichuan durante l’ultima settimana, vista la sua tragicità, ha trovato molto spazio sui mass-media di tutto il mondo. Anche noi mercoledì ne abbiamo parlato analizzando in aula un bel reportage pubblicato sul “Messaggero” che evidenziava soprattutto il senso di solidarietà interna che attraversa in queste ore la Cina. Ma a dare per primo la notizia del sisma sembra siano stati alcuni utenti di Twitter: una piattaforma del cosiddetto web 2.0 (quello basato sul protagonismo degli utenti) che di solito non viene utilizzata per fare giornalismo.

  • Che cos’è Twitter

Twitter è una rete di microblog creata un paio d’anni fa da una società americana che consente di pubblicare in rete testi non superiori ai 140 caratteri (più o meno quanto un sms). Il simbolo di questo servizio è un uccellino azzurro (Twitter letteralmente significa cinguettio) e gli iscritti raccontano, di solito in terza persona, la propria vita quotidiana attraverso aggiornamenti brevi ma molto frequenti: «Marco è stanco e sta pensando di andare a letto» e poi «Marco beve un tè alla pesca e pensa a come organizzare la prova intermedia della prossima settimana». I micropost, pubblicati a migliaia ogni ora, si possono inviare e ricevere anche via sms. Vengono visualizzati sulla home page generale di Twitter ma anche sulle singole pagine degli utenti che ciascuno sceglie come amici. Anche io ho un account su Twitter che utilizzo, per la verità, piuttosto di rado: se volete dargli un’occhiata è a questo link.

  • E se fosse una nuova forma di giornalismo?
La finalità di Twitter, insomma, sta soprattutto nella costruzione di relazioni interpersonali. Stavolta però, come dicevo, sembra che alcuni utenti di questo social network abbiano battuto sul tempo le grandi testate giornalistiche dando per primi la notizia del terremoto in Cina. Ne parla Alberto D’Ottavi, un giornalista che si occupa prevalentemente di hi-tech, sul proprio blog Infoservi.it: «Scoble scriveva in un post dello scorso 12 maggio - ha iniziato a twittare del terremoto circa alle 8:00 di stamattina». Le grandi testate giornalistiche on line invece, come il New York Times o la Bbc, hanno dato le prime informazioni almeno un’ora dopo. Repubblica.it, sempre secondo D’Ottavi, ha messo in home page la notizia del terremoto alle 11.25. Ma non finisce qui. Leggendo proprio il blog di Robert Scoble, tra i più noti d’America, si scopre che il primo utente di Twitter a riferire del terremoto sarebbe stato un certo Dtan: un cinese che avrebbe dato in tempo reale la notizia e che in effetti nella propria pagina di Twitter si mostra orgoglioso del proprio primato.
  • L'informazione che verrà
Twitter dunque, utilizzato di solito a fini ludici da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, avrebbe svolto in questa occasione una funzione diversa, finalizzata all'informazione. È giornalismo? Probabilmente no. Il tempo che è passato fra il primo annuncio su Twitter e i primi lanci sulle principali testate giornalistiche è servito per raccogliere da più fonti le informazioni, verificarle ed elaborarle. La notizia è passata cioè attraverso quella routine di lavoro della quale abbiamo parlato due lezioni fa e questo rappresenta per il lettore una garanzia che Twitter non può dare. Ma è un medium che si mette in competizione con il giornalismo sia sul piano della sintesi, sia su quello del tempismo. E che descrive una possibile evoluzione per i sistemi informativi nella tarda modernità: un flusso ininterrotto di contenuti molto sintetici, distribuiti attraverso piattaforme visualizzabili anche su dispositivi mobili (telefonini, computer palmari ecc.) che consentono agli utenti di interagire su scala globale. Trasformandoli, da semplici fruitori del web, in soggetti attivi dell'informazione.

martedì 8 aprile 2008

Un'idea che ha funzionato


Oggi il corriere.it ha ripreso un servizio che abbiamo realizzato su La Nuova Ecologia. E' stata una bella soddisfazione, anche perché ci abbiamo lavorato molto: è uno sguardo nel futuro della Terra attraverso alcune schede di Pietro Cambi, un ingegnere che si occupa di trazione elettrica, e le tavole di un bravo illustratore, Luca Scaramuzzino, che utilizza una tecnica molto interessante, una specie di collage elettronico fra diverse immagini digitali manipolate in 3 D (con il sostegno della nostra photoeditor, Arianna Catania). Mi piace mostrarvelo perché ci aiuta a capire due cose: non sono soltanto le cattive notizie a trovare spazio sui giornali ma anche le storie che prefigurano un futuro migliore, che danno speranza, fanno pensare al cambiamento, e questa è una specificità del giornalismo ambientale; il giornalismo in senso più ampio non è soltanto scrittura ma anche visione, un testo sincretico che restituisce (nella sintesi fra due diverse sostanze dell'espressione, la parola e l'immagine) il senso del racconto. Insomma, è un'idea che ha funzionato e mi piace condividerla con chi passa da queste parti...

mercoledì 21 novembre 2007

Salto di medium

Ciao a tutti… purtroppo non sono riuscito ad aggiornare il blog durante le ultime settimane. Il lavoro nella rivista, e non solo, mi sta proprio schiacciando… E così abbiamo un po’ perso il filo dei nostri ragionamenti intorno all’ecologia del giornalismo. Intanto è accaduta una cosa bella: si è laureato (alla fine di ottobre) Fabrizio, uno studente che ha frequentato il mio corso di “Teorie e tecniche dei nuovi media” quattro anni fa e che mi aveva chiesto di seguire la sua tesina. Abbiamo lavorato sulla costruzione dell’identità on line, dalle chat a Second Life, ed è venuta fuori una ricerca dall'impianto semplice ma interessante, peraltro con un’intervista finale e Mauro Gerosa sul futuro del web 3D. Poi mi sono dedicato al completamento di un piccolo saggio sul “salto di medium”, vale a dire l’utilizzo strategico di media diversi durante la conversazione mediata dal computer (dovrebbe uscire all’inizio del 2008 in un libro edito da Franco Angeli). Ho cercato di fare del mio meglio, speriamo che i lettori lo trovino interessante… Intanto sto pensando al prossimo corso di scrittura giornalistica: vorrei trovare delle formule nuove, penso che alcuni aspetti (soprattutto il discorso oggettivante) andrebbero approfonditi meglio. Ma c’è ancora tempo per ragionare, voi che ne dite? Ci sentiamo!

giovedì 26 luglio 2007

Roghi in Puglia (e non solo)

In queste ore due redattori della Nuova Ecologia, vale a dire Elisabetta Galgani e Francesco Loiacono, stanno conducendo un workshop di giornalismo ambientale a Monte Sant’Angelo (Fg), in occasione di Festambiente Sud (una manifestazione di Legambiente e della nostra rivista). Domani li raggiungo anche per conoscere i corsisti e integrare il loro percorso con un incontro sul giornalismo on line. Vi segnalo la loro cronaca sugli incendi che hanno colpito durante le ultime ore il Gargano: la festa si tiene non lontano da quella zona e alcuni corsisti sono stati sui luoghi di questa tragedia. Se volete dargli un’occhiata gli articoli si raggiungono tramite questo link…

sabato 7 luglio 2007

Pronti con i libretti?

Ma allora, questi risultati arrivano? Come no… Guardate qua sotto. Ci sono i vostri nomi e accanto il mio giudizio. Come vedete diversi di voi (per esempio Francesco ma anche Fabiola e Roberto) hanno migliorato molto la propria preparazione. Altri hanno confermato le qualità espresse durante la prova intermedia. Tutti coloro che hanno un ottenuto almeno 18 possono considerarsi idonei (e come tale, mi ha spiegato la dottoressa Foglia, verrà verbalizzato questo esami). Agli altri propongo invece un’integrazione orale della prova durante la verbalizzazione (o se preferiscono un nuovo tentativo durante l’esame del 18 o durante quello che fisseremo a settembre) per verificare alcuni aspetti della preparazione che mi sembrano insufficienti.

Nel merito dei vostri elaborati: ho notato con soddisfazione che abbiamo introiettato delle ottime basi, qualcuno ha restituito una prova eccellente ma la qualità media del gruppo mi sembra molto elevata. Fra di voi ci sono poi delle persone particolarmente portate, come si può cogliere anche attraverso l’esercitazione allegata al test, alla scrittura giornalistica: durante un giorno di ricevimento possiamo vederci con quanti si sentono interessati a intraprendere questo percorso professionale, magari proprio nel campo del giornalismo ambientale, per capire concretamente come si comincia. Ma al di là degli svilujppo professionali credo che questa esperienza, a voi ed ai colleghi che parteciperanno alle prossime prove, sia stata utile se non altro per avvicinarsi alla semiotica e per avviare una ricerca sul senso della narrazione. Che dire di più? Ancora grazie per l’attenzione con cui avete partecipato: ci vediamo il 18 luglio (ore 15.00) per realizzare i colloqui di approfondimento e per verbalizzare. Ciao!

Almagno Lucia 30
Caporelli Francesco 26
Carangelo Giusy 27
Cotugno Gabriella 30
Curtis Mariangela 28
D'Auria Piera 27
D’Eletto Riccardo 20
D’Ettorre Daniela 29
De Angelis Ilenia 30
De Sisto Annagloria 27
Del Giudice Ester 30 e lode
Di Nunzio Luana VERIFICA ORALE
Di Raimo Annaclaudia VERIFICA ORALE
Duiscardi Fabiola 28
Ferrera Erika 27
Geremia Alessio 25
Iannelli Grazia 30 e lode
Lagi Mario 27
Lautieri Francesca 27
Osypov Yuriy VERIFICA ORALE
Tirelli Roberto 28

domenica 17 giugno 2007

I nodi del (dis)corso: retrospettiva per immagini

  • CHE COS'E' UN GIORNALE

È un oggetto di mediazione fra l’autore e il lettore (o se volete, per dirla con il linguaggio della semiotica, fra l’enunciatore e l’enunciatario), come un tempo (diciamo cinque o seimila anni fa…) lo sono state le tavolette d’argilla. Ma è anche un servizio, visto che prevede innanzitutto un lavoro di selezione a monte delle notizie che la redazione seleziona e poi rielabora, arricchisce, completa per offrirle al destinatario. Esistono dei tratti distintivi per distinguere il giornale da altri media… E per saperne di più cliccate qui.



  • LA ROUTINE DI LAVORO

Dietro il prodotto (e il servizio) giornalistico esiste un lavoro complesso e una struttura professionale grazie alla quale le notizie vengono pubblicate secondo una determinata routine che garantisce, o dovrebbe garantire, la correttezza dell’informazione. Per questo all’interno della redazione esistono dei ruoli (dal direttore responsabile al redattore…) che corrispondono ciascuno a determinati livelli di responsabilità. Con i giornali collaborano inoltre anche delle figure esterne, i collaboratori e i free lance, che realizzano di solito il lavoro sul campo.
Per saperne di più cliccate qui (scorrere il post fino alla voce corrispondente).


  • CHE COS'E' UNA NOTIZIA

Ormai lo sappiamo… La notizia, almeno da quando esiste la penny press (1830 o giù di lì…), è il materiale di lavoro del giornalista. Senza il giornalista la notizia non esiste (e viceversa…). Già… Ma la notizia è innanzitutto un ritaglio della realtà, tratto di solito dalla vita quotidiana, che il giornalista realizza tenendo conto degli interessi di chi legge. Giusto? La notizia perciò non coincide con la realtà ma la rappresenta. Risente inoltre della visione prospettica con cui il giornalista osserva ogni avvenimento: nessuna notizia può essere oggettiva, è sempre condizionata dal punto di vita di chi la racconta. E dunque nessuna notizia coincide con la verità… anche se il giornalista deve garantire al lettore la propria onestà professionale. Altri concetti utili per un discorso sulla notizia tratti anche dal Papuzzi: differenza fra news e views (nonché fra straight reporting ed interpretative reporting), identificazione di una notizia (per rappresentazione o contrapposizione), l’avvento delle features… Basta? No! Per comporre una notizia bisogna sempre avere presente la griglia delle care, vecchi cinque W: Who, where, when, what, why, (chi, dove, quando, cosa e perché…). Solo così una notizia potrà dirsi completa.
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  • L'ORGANIZZAZIONE PLASTICA DELLA PAGINA

La scrittura giornalistica non si esercita soltanto attraverso il linguaggio verbale. Esiste una scrittura visiva che determina l’aspetto della pagina, il senso complessivo del servizio e quello delle notizie contenute al suo interno. Esistono tre livelli dell’organizzazione plastica, secondo Greimas: quello eidetico, quello topologico e quello cromatico. Ogni giornale interpreta questi tre livelli realizzando una propria estetica (tra frattura e armonia) coerente con l'ideologia di cui si fa portatore. Il giornale insomma è innanzitutto un prodotto visivo, il cui senso viene interpretato dal lettore a prima vista, quando lo osserva nel suo insieme, come si fa con uno stormo di uccelli...
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  • I TIPI DI CONTENUTO

All’interno di un giornale esistono diversi tipi di contenuto (un po' come la frutta che troviamo al mercato...) organizzati intorno a due “grandi famiglie”: gli articoli di natura informativa (news) e quelli finalizzati al commento (views). Esistono inoltre dei contenuti di servizio (i titoli di borsa, gli orari dei treni, i risultati del lotto…) e una serie di informazioni paratestuali (le testatine, i numeri di pagina, la gerenza con le informazioni sull’editore e sulla redazione…). Un tipo di contenuto a parte è rappresentato dall'intervista (per un approfondimento clicca qui). Ci sono poi le fotografie e le illustrazioni con cui spesso gli articoli, e soprattutto i titoli, “dialogano”. L'immagine inoltre svolge spesso un ruolo di “veridizione”: serve cioè a dimostrare che fondatezza della notizia…
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  • LA SEMIOTICA NARRATIVA

La scrittura è soltanto la parte visibile del racconto. Sotto il pelo dell'acqua, prima della manifestazione discorsiva di ogni storia, esiste una struttura narrativa profonda descritta dal semiologo lituano-francese Julien Greimas. Ogni testo risponde così ad un modello generale, il “programma d’azione”, nel quale un “soggetto” vuole raggiungere un “oggetto di valore” sottratto da un “antisoggetto”... attraverso quattro fasi (manipolazione, competenza, performanza e sanzione). Per saperne di più… cliccate qui.


  • LE FONTI

Dove si prendono le informazioni utili a confezionare le notizie? Come l’acqua: dalle fonti. Esistono fonti di primo (livello che provengono da soggetti autorevoli) e di secondo livello (rispetto alle quali è il giornalista a prendersi la responsabilità della notizia che comunicano). E ancora tra fonti dirette (che il giornalista rintraccia con il suo lavoro) e indirette (che producono materiali già prelavorati, come i comunicati stampa, i lanci d’agenzia…). Le agenzie sono fonti indirette, ma non hanno solitamente bisogno di verifica, e rappresentano, con tutti i rischi di omologazione informativa che questo comporta, una gran parte del materiale con cui lavorano i giornalisti moderni.
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  • DENTRO IL LINGUAGGIO GIORNALISTICO

La specificità del linguaggio giornalistico si manifesta soprattutto nella parte alta dell’articolo, nell’attacco: dove prevalgono frasi brevi, tendenzialmente nominali, ricche di contenuti informativi. Nella fase referenziale dell’articolo la struttura del periodo torna ad essere molto simile a quella ordinaria pur conservando alcune caratteristiche. Tra le forme ricorrenti del linguaggio giornalistico c’è l’apposizione: un periodo che specifica, dopo i due punti (ma anche dopo il punto fermo), alcuni aspetti della frase principale. Sul web vengono portate all’estremo le caratteristiche della scrittura giornalistica: organizzare i contenuti secondo il principio della “piramide invertita” (prima le conclusioni, poi i particolari), osservare la “legge della vicinanza” (soggetto, verbo e complemento oggetto il più possibile vicini fra di loro), ridurre la prolissità del testo.
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  • MODALITA' DI ATTACCO


L'attacco, ovvero il periodo iniziale dell'articolo, è un elemento strategico nel rapporto con il lettore: bisogna fornirgli le informazioni essenziali e catturarne l'attenzione. Il senso di una storia viene perciò estratto come si fa con il succo di un arancio. Secondo il nostro libro testo se ne individuano quattro, io mi sono spinto a esemplificarvene sette… L’importante è sapere che non rappresentano una gabbia ma uno strumento per far rendere al meglio la fantasia di ciascun giornalista. Ricordiamoci poi che qualunque contenuto giornalistico si divide in tre parti: oltre all’attacco c’è il corpo e la chiusa. Quest’ultima è un altro momento cruciale del rapporto con il lettore… C’è chi dice che una buona maniera per trovare una chiusa può essere quella di tornare sulle immagini o sull’argomentazione dell’attacco, chiudendo così il cerchio. A mio avviso, innanzitutto, è meglio evitare la morale: le conclusioni, sulla base delle informazioni che il giornalista organizza nell’articolo, deve trarle il lettore…
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  • I TITOLI

È un livello del testo giornalistico che mette in condizione il lettore di apprendere le informazioni essenziali della notizia e di scegliere se procedere o meno alla lettura dell’articolo. Dunque, è il distillato ulteriore del senso di una storia, già "spremuto" nell'attacco. Chi fa i titoli? Di solito non è lo stesso giornalista che scrive l’articolo ma alcune figure, dal redattore in su, che lavorano nella redazione. A volte può essere utile farsi ispirare (magari modificandoli) da titoli di film molto noti, canzoni, opere letterarie di una certa popolarità… pezzi di "enciclopedia" comune che possono restituire, attraverso un gioco di parole, il senso dell’articolo e motivare il lettore a leggerlo. Importante è poi, nella composizione del titolo, tenere presente il contenuto visivo della pagina: soprattutto nei settimanali e nei mensili il dialogo fra titolo e immagine è determinante…
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  • I VALORI NOTIZIA

Perché alcune notizie si pubblicano e altre no? E perché alcune assumono una certa importanza e altre meno? Di mezzo c’è ovviamente l’arbitrarietà degli autori del giornale che discutono, in redazione, le notizie del giorno. In maniera più o meno consapevole però si fa riferimento a una serie di “valori notizia” individuati nel tempo e che determinano il “peso” delle informazioni. Anche qui con un’importante avvertenza: tutto è relativo nel giornalismo. Una notizia importante per un quotidiano può non esserlo per un mensile, una rivista di motociclette seleziona le notizie in base alla propria missione, a volte dare un certo peso a una notizia, anche ingiustificato dalla cronaca, può avere un significato provocatorio… L’autonomia delle scelte di una redazione non deve mai (o non dovrebbe mai) venir meno.
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  • BREVE STORIA DELLA COMUNICAZIONE

Il sistema mediale è in sistema ecologico, con equilibri interni che cambiano nel tempo e nello spazio… e con una sorta di riciclaggio delle modalità di comunicazione che attraversano i millenni. Dalla civiltà della comunicazione orale a quella dei nuovi media, passando per la fase chirografica, tipografica e dei media elettrici… nulla si crea e nulla si distrugge. Per questo all’interno della scrittura giornalistica troviamo alcuni tratti distintivi che recuperano una maniera di mediare le informazioni che risale a oltre cinquemila anni fa…
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  • DAL TESTO ALL'IPERTESTO (E RITORNO)

Fra le caratteristiche della civiltà neomediale, quella in cui siamo immersi noi giornalisti della tarda modernità, c’è il passaggio dal testo all’ipertesto (e all’ipermedia). La definizione “storica” di ipertesto è stata fornita da Ted Nelson, filosofo e informatico statunitense, che l'ha messa a punto nel ’65, nel suo libro “Literary machine”, recuperando l’idea del Memex: la prima macchina ad ipotesi ipertestuale, progettata da Vannevar Bush intorno al 1930, basata sulla tecnologia del microfilm. Vi ricordate la definizione di ipertesto secondo Ted Nelson? Qualcosa del tipo: è una scrittura non sequenziale, un testo che si dirama e che consente al lettore di scegliere i percorsi di sfogliamento. Su questa base Ted Nelson aveva messo a punto Xanadu: un ipertesto che avrebbe dovuto raccogliere la letteratura globale attraverso una rete di computer distribuiti in tutto il mondo. Qualcosa di molto simile a internet, no? Secondo Nelson questa ipotesi è ancora valida, anzi internet ne rappresenta secondo lui una versione ridotta, e continua a lavorare verso la realizzazione della sua utopia… Date un’occhiata al suo sito... In aula però abbiamo ragionato intorno ad un’ipotesi diversa, messa a punto nel ’97 dal semiologo danese Espen Aarseth, che ha approfondito in particolare lo studio dei videogame… Proviamo a riassumerla: l’ipertesto è un testo digitale, composto da più nodi, connessi attraverso link elettronici secondo una griglia sequenziale o non sequenziale, progettata dall’autore e accessibile al lettore soltanto attraverso diversi strati di software. L’autore insomma, nel momento in cui compone l’ipertesto, si preoccupa di “scrivere” anche tutti i percorsi possibili che potrà seguire il lettore. Questi legami fra i diversi nodi dell’ipertesto si trovano nella memoria del computer e il lettore può accedervi soltanto utilizzando diversi software, cioè diversi programmi informatici sovrapposti che consentono di sfogliare un cd-rom o di consultare un sito web… E già, perché anche un sito web non è altro che un ipertesto. Volete conoscere un po’ più da vicino Espen Aarseth? Guardate qui…
Dunque, quando lavoriamo ad un articolo per un giornale on line, oltre al testo lineare, noi giornalisti della tarda modernità “scriviamo” anche i link che rendono tridimensionale la fruizione: creando percorsi verso altri contenuti interni, verso siti web esterni, proponendo al lettore degli approfondimenti multimediali (attraverso i link di attivazione, che richiedono cioè al computer remoto di avviare dei software diversi da quello per la lettura del contenuto verbale… ). Questo atteggiamento mentale ha delle conseguenze anche nella maniera di pensare il “vecchio” giornale cartaceo: non per nulla all’interno delle pagine troviamo sempre più spesso dei box di approfondimento, dei contenuti correlati, una specie di ipertesto orizzontale e complanare… al cui interno il lettore può muoversi liberamente ed esercitare le proprie scelte.

lunedì 11 giugno 2007

Tanto per capirci…


Questo è l’oggetto che rappresenta meglio la funzione del titolo: distillare il senso della storia, dopo che ne abbiamo estratto il succo nell’attacco dell’articolo, offrendone al lettore la miglior sintesi possibile.

domenica 3 giugno 2007

AVVISO

Mi dispiace ma questo giovedì non sarò in redazione, ho un convegno a Lecce e dovrò partire in giornata... Quindi la visita che stavate organizzando andrebbe spostata ad un altro giorno. Ma cerchiamo di farla, a me farebbe molto piacere mostrarvi il nostro luogo di lavoro. Ci aggiorniamo mertedì!

Linguaggio al microscopio

Abbiamo verificato diverse volte come la scrittura giornalistica si esprima innanzitutto nell'attacco, la parte alta dell’articolo. Qui la struttura ordinaria del periodo diventa particolarmente sintetica e raggiunge il punto di massima torsione: troviamo, infatti, periodi estremamente brevi, frasi nominali (cioè senza il verbo), costruzioni basate sull’accumulo… Vi immaginate del resto un articolo scritto per intero con il lessico e con la morfologia dell’attacco? Sarebbe da impazzire... stancante per chi legge e anche poco comprensibile. Più oltre, nella fase referenziale del testo (la cosiddetta “pancia”) e nella conclusione, la struttura del periodo risponde sostanzialmente ai canoni di quella letteraria, simile in qualche modo a quella del romanzo, con un periodo più ampio, delle frasi architettoniche (le dipendenti), una serie di incisi... Esistono però delle particolarità che marcano la scrittura giornalistica anche in questa regione del testo. Vediamo quali abbiamo individuato:

Piani sfalsati
Innanzitutto, come abbiamo visto durante le esercitazioni, troviamo l’alternanza del discorso diretto e di quello indiretto (oppure, in altri termini, della mimesi e della diegesi). Attraverso il primo, in termini mimetici, il giornalista riproduce uno scampolo di realtà, fa parlare i propri testimoni attraverso delle frasi racchiuse tra virgolette. Così:


«E’ tempo di cambiare marcia» ha detto il presidente dell’Associazione ciclisti italiani. Con lui si è schierato l'intero consiglio direttivo che ha deciso di sostenerne l'azione. «Siamo stanchi di fare una vita in salita» è stato il commento di un altro rappresentante dell'assemblea...
In questo modo il lettore può quasi “sentire” la voce del testimone, se l’articolo è integrato da una fotografia il testo diventa sincretico (porta cioè a sintesi due diverse sostanze dell’espressione, il linguaggio verbale e quello visivo) e l’effetto è molto simile a quello “immersivo” della televisione. Alternando mimesi e diegesi il giornalista accompagna come voce narrante il lettore nell’ascolto delle diverse testimonianze. È anche una maniera per mettere in campo il “discorso oggettivante” che consente al giornalista, come fosse un burattinaio, di parlare attraverso i propri personaggi, di costruire un articolo centrato intorno ad una determinata tesi che viene però affermata attraverso le testimonianze, e le opinioni, che ha raccolto. I piani sfalsati che si generano all’interno del testo, fra discorso diretto ed indiretto, favoriscono inoltre l’attenzione del lettore. Lo sa bene, del resto, chi pratica il teatro: l’interesse di chi osserva è sollecitato soprattutto dalle sfalsature e dai punti in movimento…


Cicli narrativi
Un’altra caratteristica della scrittura giornalistica si può individuare nell’iterazione del racconto. L'autore comincia cioè a raccontare una storia nell’attacco, ricomincia a narrarla qualche periodo più sotto e aggiunge un particolare, poi riprende una terza volta facendo entrare magari un nuovo personaggio… e infine chiude il racconto. Questa maniera di procedere recupera, come ormai sapete, una caratteristica della comunicazione orale: per fare in modo che la storia resti impressa nella memoria dei propri interlocutori, in mancanza di un supporto sul quale depositarla attraverso la scrittura, prima dell’invenzione della scrittura si ripeteva una, due, tre volte… arricchendola strada facendo di elementi. Attenzione: questo non significa che bisogna utilizzare gli stessi termini. Anzi: una scrittura giornalistica di qualità si individua proprio in base alla “biodiversità” del lessico che viene utilizzato, dall’ampiezza del repertorio di sinonimi e perifrasi che l’autore è in grado di maneggiare. Per questo, ripetendo più volte il racconto all’interno dello stesso articolo, secondo un andamento ciclico che si riscontra soprattutto negli articoli di cronaca, bisogna saper articolare la scelta dei termini che utilizziamo: un conto è ripetere il racconto, un altro è farlo sempre con gli stessi ingredienti che generano un effetto di ridondanza sgradevole per chi legge… Roma perciò diventa la Capitale, il sindaco diventa il primo cittadino, la Russia diventa Mosca (dunque una parte, la capitale di un paese, rappresenta per metonimia tutto il resto… ), il presidente del consiglio diventa il premier…

Lessico ad alta biodiversità
Un terzo punto riguarda ancora la scelta del lessico : sui giornali si tende a riprodurre il linguaggio della quotidianità, quindi in linea di massima si utilizza un registro colloquiale rinunciando a quello aulico e letterario che tornano più utili nella poesia e nel romanzo. Dunque un periodo del tipo:

Ieri a Roma il presidente della Repubblica ha dichiarato che si ergerà a paladino delle minoranze…

può efficacemente diventare:

Ieri a Roma il presidente della Repubblica ha detto che difenderà le minoranze…


Alziamo l'ingrandimento!
Adesso però alziamo l’ingrandimento del nostro microscopio e vediamo di cogliere alcuni indicatori strutturali che caratterizzano la scrittura giornalistica. Il primo, secondo l’analisi di Maurizio Dardano, fra i linguisti italiani che ha studiato con maggior rigore il linguaggio dei giornali, riguarda il frequente ricorso al polisindeto. Lo dicevamo durante la lezione: è un periodo costruito basandosi sulla congiunzione “e”. Infatti troviamo spesso, negli articoli, delle frasi concatenate in questa maniera:

Il ministro ha annunciato la riforma ed ha rilanciato la trattativa…

C’è un soggetto, un primo predicato verbale, un complemento oggetto. Poi una congiunzione (in questo caso con l’epentesi, vale a dire la “d” eufonica) e un secondo predicato retto dal soggetto della principale. Il periodo in questo caso si dice "coordinato", vale a dire che è composto da due frasi (prima e dopo la congiunzione) che si trovano allo stesso livello.

Altre caratteristiche...
Vediamo qualche altra caratteristica del linguaggio giornalistico:

  • il soggetto durante l’articolo viene ripetuto piuttosto spesso (sempre perché si recuperano alcuni stratagemmi dell’oralità)
  • si riscontra un certo abuso dei due punti (in effetti sono un elemento della punteggiatura piuttosto utile perché consente di schematizzare i concetti)
  • esiste una certa tendenza allo stile nominale (ma su questo, come vedremo nella prossima lezione, la scrittura giornalistica on line è in controtendenza…).
  • Infine si utilizzano abbastanza spesso le cosiddette strategie enumerative utilizzando, stavolta, l’asindeto. Di che cosa si tratta? Ci facciamo rispondere da Wikipedia, l’enciclopedia partecipata on line: «L'asindeto è la figura retorica che consiste in un'elencazione di termini o in una coordinazione di più proposizioni senza l'uso di congiunzioni». Insomma, è il contrario del polisindeto. Si utilizza molto spesso nel linguaggio poetico ma è frequente anche nel periodo giornalistico:
I cittadini della Val di Susa, dopo l’assemblea di ieri, hanno avanzato le proprie proposte: partecipare al tavolo di concertazione degli enti locali per definire il progetto, valutare un tracciato alternativo a quello
messo in campo dal governo, fermare i cantieri fino a quando non saranno sciolti i dubbi sul danno ambientale…

Questa strategia si può applicare sia attraverso i verbi, come nell’esempio qui sopra, sia attraverso i nomi. Si presta inoltre ad un trattamento grafico particolare sia sui giornali cartacei, sia su quelli on line. Lo stesso periodo può assumere questa conformazione visiva:

I cittadini, dopo l’assemblea di ieri, hanno
avanzato le proprie proposte:

  1. partecipare al tavolo di concertazione degli enti
    locali per definire il progetto
  2. valutare un tracciato alternativo a quello messo in
    campo dal
    governo
  3. fermare i cantieri fino a quando non saranno
    sciolti i dubbi sul danno ambientale…

È ancora più chiaro, no?

Verso il periodo complesso
Questa struttura della frase però è ancora tendenzialmente lineare. Il periodo, anche nella scrittura giornalistica, assume conformazioni più complesse che passano innanzitutto attraverso l’utilizzo di alcuni elementi coordinativi come le particelle avversative (ma, ma anche, invece, oppure…) che evidenziano la polarità delle posizioni in campo. Ci sono poi gli incisi e le parentetiche che creano delle sfalsature interne al periodo e consentono di concentrare, fra parentesi o trattini, un alto numero di informazioni. Facciamo un esempio :

Valentino Rossi ha preceduto la Ducati di Loris Capirossi (che balza in testa alla classifica generale con 99 punti insieme ad Hayden) e la Honda dello statunitense Nicky Hayden. Una gara entusiasmante, con Rossi e Capirossi che si sono dati battaglia negli ultimi giri…


Spesso l’inciso si utilizza all’interno del discorso diretto:

«Se il sindaco proseguirà nel suo progetto – ha detto oggi il capogruppo dell’opposizione, Marcello Manni, 43 anni, della lista civica – faremo ostruzionismo in aula…».

Infine, nel processo di complessificazione del periodo incontriamo i pronomi relativi e le congiunzioni che introducono un principio di vera e propria architettonicità attraverso le frasi subordinate (ovvero: all’interno del periodo non si trovano allo stesso livello delle principali). Così:

I ladri sono entrati nella banca, che in quel momento
era ancora chiusa, puntando le armi contro i funzionari immobilizzati dalla
paura.


Fenomeno apposizione
Ma c’è un altro fenomeno nella scrittura giornalistica su cui vale la pena di soffermarsi. È l’apposizione , ovvero quell’elemento sintattico che aggiunge un’informazione ad un altro elemento della frase. Si separa dalla principale tendenzialmente attraverso i due punti ma anche attraverso il punto, diventando così una frase indipendente e il più delle volte nominale. Esistono tre maniere diverse per applicarla:
  1. Il sostantivo dell’apposizione ha lo stesso tema del predicato verbale della principale:
    L’Inter ieri ha vinto per tre a zero la partita contro l’Atalanta. Una vittoria che porta la squadra allenata da Mancini a tre punti dalla Fiorentina…
  2. Il sostantivo dell’apposizione è un sinonimo di quello che regge la principale:
    La festa è cominciata alle quattro del pomeriggio proprio nella piazza principale della città. Una manifestazione riuscitissima, alla quale hanno
    partecipato migliaia di bambini…

  3. Il sostantivo della principale viene ripetuto nell’apposizione con l’effetto di comunicare una maggiore enfasi nel racconto, una forte partecipazione emotiva da parte dell’autore:
    La bambina era nascosta sotto un cumulo di cartoni. Una bambina di soli tre giorni, vestita con un abitino azzurro, una bambina che per le autorità italiane
    non esiste…

Beh, per adesso fermiamoci qui. Durante i nostri ultimi incontri vedremo quali di queste caratteristiche, nel giornalismo on line, diventano ancora più evidenti. E capiremo quali sono i tratti distintivi della scrittura giornalistica nella tarda modernità… E come al solito, se avete qualche dubbio, cliccate qui oppure lasciate un commento...

Soluzione!

Semplice… Sono i tre oggetti che rappresentano, metaforicamente, altrettanti aspetti della nostra navigazione intorno alla scrittura giornalistica. Con la maschera da sub abbiamo visto che cosa c’è prima della scrittura, la parte sommersa dell’iceberg, vale a dire la ricerca delle informazioni, l’analisi semionarrativa del racconto, la definizione della notizia… Con lo spremiagrumi rappresentiamo invece l’estrazione del “succo” di una storia che ci torna utile innanzitutto per comporre l’attacco, poi per costruire il titolo e gli altri microcontenuti. E il microscopio? Ci serve per osservare il tessuto profondo della scrittura, per scoprire il dna del periodo giornalistico e catturare alcuni “meccanismi” morfologici che lo governano. Proviamo, sulla falsariga di quanto ci siamo detti la volta scorsa , ad utilizzare quest’ultimo strumento (nel prossimo post…)

Quiz visivo

A che cosa vi fanno pensare questi tre oggetti?




Per la risposta, come al solito, clicca qui oppure lascia un commento... (ne riparleremo con il prossimo post)

domenica 27 maggio 2007

Tipi di contenuto

Vi ricordate la nostra prima lezione? Federica, se non mi confondo, ha “scritto” il nostro primo testo. Ha messo cioè in ordine le riviste e i giornali che avevo portato in aula come se dovesse allestire un’edicola proprio sotto l’università: la sua ipotesi prevedeva da una parte le riviste per bambini, da un’altra i femminili (ma Flair è molto diverso da Gente…), poi i settimanali d’attualità, le riviste giovanili… e tutti in fila, da un’altra parte ancora, i quotidiani organizzati anche loro secondo alcuni criteri (il formato, l’area di diffusione, l’ideologia…). È un sistema complesso, una vera e propria galassia, che trova nell’edicola la sua migliore metafora: un’edicola in fondo, con le sue ibridazioni (basti pensare alla quantità di oggetti non-mediali che si vendono al suo interno, come i biglietti dell’autobus ma adesso anche le caramelle, i giocattoli, i souvenir…), è il simulacro della comunità che le ruota intorno. Ma rappresenta soltanto una parte dell’intero sistema mediale che comprende anche i media elettrici, i nuovi media (intesi, convenzionalmente, come i media basati sulla codifica digitale)… E domani, chissà.

Beh, da allora ne abbiamo fatta di strada. Ci siamo soffermati sui quotidiani individuandone i tratti distintivi e analizzandone, in base al formato e all’organizzazione plastica, il senso: ci sono i giornali su formato tradizionale, che raccontano (in linea di massima) la realtà secondo un punto di vista istituzionale; e quelli innovativi, su formato tabloid, finalizzati (almeno in Italia) ad un giornalismo d’opinione, politicamente orientato verso la rottura degli schemi sociali consolidati, l’innovazione formale e anche politica. Insomma: ci sono giornali conservativi (e conservatori) e giornali innovativi (e innovatori). E poi? Con un’ulteriore zoomata siamo entrati finalmente nel giornale. Abbiamo visto che è suddiviso in sezioni, poi in pagine che al loro interno presentano i contenuti: quelli visivi (vale a dire le foto e le illustrazioni), quelli verbali e l’infografica che rappresenta una sintesi fra i primi due. Un altro passo: i contenuti verbali, sui quali ci soffermiamo in questa esperienza formativa, si suddividono in diverse tipologie che abbiamo rintracciato attraverso il lavoro di gruppo dell’ultima lezione. Schematizziamo:

Contenuti informativi

  • Breve: notizia di poche righe, su fatti generalmente di secondaria importanza
  • Notizia: contenuto di circa 20/righe che fornisce le informazioni essenziali circa un determinato evento Servizio: contenuto più approfondito, sopra le 30 righe, che prevede il reperimento di fonti aggiuntive rispetto a quelle utilizzate per la notizia.
  • Cronaca: narrazione immediata di un certo evento. Si suddivide di solito in nera, rosa, sportiva, parlamentare… a seconda dei temi che tratta
  • Corrispondenza: arriva da un luogo lontano, dove agisce il corrispondente o l’inviato
  • Inchiesta: si suddivide in conoscitiva e investigativa, a seconda dell’atteggiamento con cui agisce l’autore e del tema che tratta… La prima inquadra un fenomeno sociale, la seconda porta alla luce un retroscena attraverso un’indagine realizzata dal giornalista.
  • Reportage: un articolo piuttosto esteso, nel quale l’autore (magari anche in prima persona…) racconta un’esperienza realizzata in un luogo lontano
  • Resoconto: il racconto di un avvenimento che si sviluppa in un determinato arco di tempo (un convegno, un corteo, una conferenza stampa…)
  • Pastone: un articolo che riassume gli eventi politici, di cronaca… o di altri temi della giornata

Contenuti d’opinione

  • Fondo: commento realizzato da alcune figure autorevoli, anche esterne alla redazione
  • Editoriale: solitamente del direttore o di un altro componente dello staff di direzione, che rappresenta il punto di vista della testata. In semiotica si parla perciò di “enunciatore delegato”, perché riceve la delega a rappresentare il punto di vista della redazione (e della testata)
  • Trafiletto: commento breve, su un tema di attualità, pungente e solitamente provocatorio
  • Corsivo: articolo di costume, con taglio satirico o polemico, firmato di solito da giornalisti di spicco
  • Commento: è un articolo nel quale si commenta (appunto…) un fatto raccontato in un articolo di taglio informativo
  • Recensione: dedicato a eventi o prodotti culturali, in equilibrio fra la cronaca e l’opinione
  • Rubrica: viene affidata sempre allo stesso autore, oltre ad essere centrata sul libero commento (per esempio… La bustina di Minerva che Umberto Eco scrive su L’Espresso) può anche essere tematica (per esempio una rubrica sul giardinaggio, l’informatica, la bellezza…)
  • Intervista: è uno dei generi giornalistici più complessi, può essere tematica o personale e si può realizzare secondo uno schema classico (domanda/risposta) o sciolta nel testo secondo l'alternanza mimesi/diegesi tipica dell'articolo di cronaca. Per un approfondimento clicca qui.

Altri tipi di contenuto

  • Redazionale: è uno spazio di natura promozionale, che deve essere segnalato come tale al lettore perché sia avvertito sul fatto che si tratta, in buona sostanza, di pubblicità
  • Pubbliredazionale: anche questo è finalizzato alla promozione e viene realizzato direttamente dall’inserzionista
  • Contenuti di servizio: i tamburini, le previsioni del tempo, la borsa…
  • Le lettere: è una delle sezioni più lette, uno spazio d'interazione fra i lettori e la testata

Ma davvero è così facile demarcare la linea che separa la cronaca dal commento, le news dalle views? Non sembra, vista l’efficacia del discorso oggettivante che consente di mascherare l’opinione personale dietro la cronaca (utilizzando, per esempio, testimonianze altrui o utilizzando uno stile impersonale, che dà per assodata un'argomentazione invece del tutto arbitraria). E soprattutto vista la fatale prospetticità che condiziona qualsiasi racconto. Già, il racconto… Ogni giornale è un racconto della realtà, che ciascuna testata realizza secondo il proprio punto di vista: giorno dopo giorno si dipana il “racconto dell’enunciatore”, inteso come racconto della realtà effettuato dall'individuo semiotico (la testata giornalistica). Dentro ogni giornale ci sono poi molti racconti, concatenati fra di loro, che i giornalisti realizzano partendo dal proprio punto di vista (condizionato da quello del lettore e da quello dell’editore). E questi racconti sono le unità testuali nelle quali si esercita la scrittura giornalistica…