Occhio alla verbalizzazione
Per verbalizzare gli esami di luglio e settembre ci vediamo venerdì 29 ottobre, ore 11.30, nello studio 210 (secondo piano di via Zamosch). Vi aspetto!
Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia
Per verbalizzare gli esami di luglio e settembre ci vediamo venerdì 29 ottobre, ore 11.30, nello studio 210 (secondo piano di via Zamosch). Vi aspetto!
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Marco Fratoddi
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Marco Fratoddi
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Chiedo scusa agli studenti in attesa dei risultati, sarò in grado di pubblicarli entro le prossime ore. Cause di forza maggiore... mi hanno impedito di correggere gli elaborati prima di oggi. Un ultimo sguardo, a notte inoltrata, e poi saprete. Grazie!javascript:void(0)
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Marco Fratoddi
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Una prova di scrittura e un test sulla parte teorica del corso. Sto leggendo gli elaborati della prova di venerdì: entro i primi giorni della settimana on line i risultati. A presto!
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Marco Fratoddi
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Mi rincresce dovervi comunicare che l'esame di venerdì 10, a causa di un impegno improvviso al quale non posso mancare, è rinviato al giorno 24, ore 11.30, in aula informatica. Scusandomi per l'inconveniente, rimango a vostra disposizione per ogni chiarimento
Il prof
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Marco Fratoddi
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Bentornati dalle vacanze! Siamo alla vigilia della prova di settembre, prevista per venerdì 10. L'orario è stato spostato alle 15.30, sempre in aula informatica. Per dubbi o domande dell'ultim'ora... cliccate qui.
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Marco Fratoddi
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Anche quest'anno è arrivato il momento di sospendere il blog per le ferie estive. Ci vediamo, con quanti devono ancora sostenere gli esami, il 10 settembre in aula informatica (per dubbi e domande sul corso basta scrivere un'e-mail).
Con tutti gli altri spero ci sia comunque occasione di rimanere in contatto: vi ringrazio per l'attenzione con cui avete seguito il corso e partecipato alle esercitazioni, siete stati un gruppo simpatico e motivato, spero il senso della narrazione rimanga fra le competenze anche di quanti sceglieranno strade diverse dal giornalismo.
Intanto buone vacanze, io parto per la mia biciclettata estiva, destinazione Olanda. A presto!
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Marco Fratoddi
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Domani mattina, alle 10.00, ci vediamo in aula informatica per il secondo turno della prova di scrittura giornalistica. Alle 15.15 invece, in aula 8, verbalizzazioni e colloqui orali per quanti hanno sostenuto l'esame il 2 luglio. A domani!
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Marco Fratoddi
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Finalmente! Ecco i risultati della prova finale, per il gruppo che l'ha sostenuta il 2 luglio. Posso pubblicarli anche sul nostro blog, che è stato irraggiungibile proprio durante le ultime ore, quelle cruciali per chi stava attendendo questa verifica...
Come vedete alcuni dovranno sostenere un colloquio per guadagnarsi l’idoneità: si tratta generalmente di approfondire le vostre competenze sulla parte teorica, le prove di scrittura sono state in linea di massima ben eseguite anche se con qualche incertezza nella titolazione. Cercherò di spiegare meglio, durante i prossimi giorni, il mio giudizio generale sulla prova, in ogno caso al momento della verbalizzazione potremo vedere insieme i vostri compiti.
Per la verbalizzazione e i colloqui l’appuntamento è venerdì 16 luglio, ore 15.15, aula da definire. Contattatemi per qualsiasi dubbio o richiesta di chiarimento su marco.fratoddi@tiscali.it, ok? A presto!
0026018 IDONEO
0026045 IDONEO
0028337 IDONEO
0028824 IDONEO
0028946 COLLOQUIO
0029520 COLLOQUIO
0029522 COLLOQUIO
0029525 IDONEO
0029526 IDONEO
0029733 IDONEO
0030181 IDONEO
0030563 IDONEO
0031235 COLLOQUIO
0031287 IDONEO
0031802 IDONEO
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Marco Fratoddi
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Sto leggendo i vostri elaborati, non anticipo nulla... Fino ad ora ho visto qualche incertezza nei titoli, anche per quanto riguarda la parte teorica. Le prove di scrittura sono in larga parte ben strutturate. Li leggerò una prima volta, poi li riguarderò... e vi farò avere i risultati. Tenete d'occhio la barra d'avanzamento ;-)
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Marco Fratoddi
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A 72 ore (circa) dalla prova finale dovreste ormai aver completato (e ripassato) il Papuzzi, rivisto tutte le dispense, letto il libro a scelta. L’esame si terrà così: avrete un test sulla parte teorica, con alcune domande estratte dai libri di testo e altre dal corso. Poi una prova di semiotica semionarrativa, scrittura giornalistica e titolazione. Perciò vi consiglio di ripassare con una certa attenzione la parte dedicata agli studi di Greimas… Per qualsiasi dubbio contattatemi qui. A presto!
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Marco Fratoddi
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A che cosa servono i titoli? Semplice. A fare in modo che i lettori risparmino tempo nella selezione dei contenuti. Basti pensare che per leggere un intero quotidiano occorrerebbero circa quattro ore, invece in media gli italiani dedicano 20 minuti alla fruizione del giornale. La scelta, al di là delle notizie “strillate” in prima pagina, avviene innanzitutto sulla base dell’argomento: ad alcuni lettori interessa in prima battuta la cronaca, ad altri lo sport, ad altri ancora gli esteri… Poi, una volta che si comincia a sfogliare il giornale, compiendo un altro passo verso le storie collazionate al suo interno, entrano in gioco i titoli che rappresentano innanzitutto dei “punti di ancoraggio” visivo per chi legge: i titoli svolgono in qualche modo una funzione simile a quella delle immagini, intorno a questi elementi si articola l’organizzazione plastica della pagina, i lettori leggono il sistema dei segni verbali come fosse una “mappa” e cominciano poi a decodificarne il significato. Fra le ragioni che spingono i lettori verso una direzione o l’altra ci sono infine i “tipi di contenuto”, vale a dire gli articoli di cronaca, le fotonotizie, le interviste, i reportage… Anche questo fattore influenza la scelta dei lettori: un’intervista generalmente è interessante perché raggiunge un alto livello di immediatezza, i reportage (specialmente sui quotidiani) richiedono tempo e una certa disposizione mentale, sulla free-press godono di grande fortuna le notizie brevi… I contenuti di taglio breve, compresi i microcontenuti che accompagnano le immagini o l’infografica, godono generalmente di grande fortuna.
Dialogo intertestuale
Il titolo rimane in ogni caso un nodo strategico nella relazione fra chi scrive e chi legge: qui giungono al punto di maggior sintesi le narrazioni che i giornalisti hanno composto all’interno degli articoli, esplicitandone il senso una prima volta nell’attacco e approfondendolo, a più riprese, nei paragrafi che seguono, lungo la cosiddetta parte referenziale dell’articolo. Grazie ai titoli il programma narrativo, vale a dire la struttura profonda della storia, emerge nella sua forma più immediata. Anche perché il titolo serve anche a “vendere” la storia, a renderla interessante, a fare in modo che si guadagni uno spazio più o meno ampio nell’attenzione dei lettori. Questo livello della narrazione corre parallelo agli altri: i titoli di solito vengono composti da autori diversi rispetto a quelli che realizzano gli articoli, anche i lettori passano spesso da una titolo all’altro prima di scendere al livello dell’articolo. Attraverso i titoli i giornali “dialogano” fra loro, spesso anche saltando da un medium all’altro (il titolo di un quotidiano può alludere a quello del telegiornale… e viceversa), si realizzano così delle dinamiche intertestuali, allusive e conversazionali all’interno del sistema di cui il giornale fa parte.
Gli elementi della titolazione
Per realizzare questi obiettivi sono cruciali le competenze del titolista. A lui spetta il compito di riportare il maggior numero d’informazioni, estrapolandole dall’articolo, nella forma più sintetica e gradevole possibile. Come si fa? Innanzitutto vediamo quali sono gli elementi che compongono il titolo, nella sua struttura tradizionale, dall’alto verso il basso:
l’occhiello (uno o più periodi che scorrono sopra il titolo);
il titolo vero e proprio (con dei caratteri più grandi, la cui dimensione varia in proporzione all’importanza della notizia),
il sommario (sotto il titolo, anche qui uno o più periodi).
Esiste infine, almeno in alcuni giornali d’impianto tradizionale, il cosiddetto “catenaccio” che aggiunge altri elementi al sommario, disposto su più righe (da cui il nome).
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Lunedì 13 settembre il ritorno sui banchi per la maggioranza degli studenti, anticipo in Trentino. La maturità 2011 inizierà sempre il 22 giugno. Il 25 Aprile coinciderà con Pasquetta
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Marco Fratoddi
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Martedì 15 e mercoledì 16 completiamo il corso con due ultime lezioni. (Ri)parleremo dei titoli, aggiungeremo altri elementi utili a ridurre la prolissità del periodo e migliorare l’efficienza del testo, affronteremo infine un nodo spinoso, quello della definizione di ipertesto. Mi sembra utile lanciare questo sguardo sui nuovi media per mettervi in condizione di pensarvi come giornalisti della tarda modernità, che interpretano la conversazione sociale e utilizzano diverse sostanze dell’espressione. Durante la mattinata di mercoledì ci sarà spazio anche per un ripasso generale dei nodi che abbiamo toccato durante le scorse settimane. Vi aspetto ;-)
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Marco Fratoddi
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Marco Fratoddi
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Facciamo un esperimento di smaterializzazione dei nostri materiali. Qui sotto trovate due link che puntano rispettivamente:
1) Dossier di Legambiente sulle acque minerali
2) Dichiarazioni dei partecipanti alla conferenza stampa
Anziché stampare i documenti vi invito a utilizzarli direttamente sul desktop ai fini dell'esercitazione di cui spiegherò gli obiettivi in aula informatica. Ovviamente se qualcuno lo ritiene utile può stampare i file... Buon lavoro!
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Marco Fratoddi
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Purtroppo ho dovuto interrompere per due settimane (e non per una, come speravo) il corso. Come se non bastasse ho avuto problemi di password e non ho potuto più aggiornare il blog. Insomma, ci vediamo la prossima settimana con la lezione teorica e mercoledì l'esercitazione in aula informatica. Grazie e a presto!
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Marco Fratoddi
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Il gruppo ha superato il primo traguardo, quello della prova intermedia. E grazie al test siamo riusciti a mettere nero su bianco alcuni concetti di cui abbiamo discusso in aula. Devo dire che molti elaborati dimostrano una buona (e in qualche caso ottima) padronanza degli argomenti: ho letto alcune analisi piuttosto articolate circa l’organizzazione plastica della pagina. Un esempio? Il compito di 0030181 (vabbè, Cristiana) che ordina in questo modo le prime pagine dei giornali dall’estetica dell’armonia a quella della frattura: «Il primo della fila sarebbe “Il Foglio”, maniacalmente perfetto nelle sue forme; il secondo sarebbe “Il manifesto” per l’uso di poche immagini e di linee non interrotte fra loro; a seguire inserirei “Il Messaggero” già più completo cromaticamente e topologicamente con un inizio di discontinuità fra le linee…». L’ordine magari è discutibile, quasi tutti gli altri hanno avanzato delle ipotesi diverse, però è interessante l’approccio quasi da storica dell’arte alla lettura dell’individuo semiotico. In aula, al momento della consegna, avevo inoltre già discusso con Sara una sua interessante considerazione: «Il Foglio – scrive – è un giornale che all’apparenza può sembrare di tipo conservatore (perché riprende l’organizzazione plastica dei giornali dell’800) ma in realtà è molto provocatorio». In effetti è una testata “disobbediente”, non soltanto sotto il profilo estetico, che trasmette un “metamessaggio” di sobrietà come valore alternativo a quelli egemoni nella società contemporanea.
Un altro quesito sul quale molti di voi si sono misurati con attenzione è quello riguardante il concetto di notizia. L’argomento è più complesso di quanto si pensi: «La notizia è innanzitutto un ritaglio di realtà – afferma Gilda – Non coincide con la realtà ma la rappresenta e risente inoltre della visione prospettica di chi la racconta, anche se il giornalista deve garantire la sua professionalità». Già… Ma qual è allora il giusto equilibro fra narrazione prospettica e correttezza dell’informazione? Che cosa significa «garantire la professionalità»? Siamo di fronte ad un nodo importante, sul quale vi solleciterò ancora in aula: rendere tracciabile l’informazione, gestire nel rispetto della deontologia le diverse fonti, esercitare la «fatale prospetticità» della narrazione (come direbbe Umberto Eco) senza manipolare la notizia.
C’è una anche una considerazione di Donato che ho trovato interessante, quando scrive che i giornali contengono dei «fatti ricorsivi» perché ai lettori «piace sentirsi ripetere le storie». È una riflessione che chiama in causa la funzione della fiaba: i grandi racconti della tradizione popolare, come ha evidenziato il linguista russo Vladimir Propp, si basano su schemi ricorsivi, in particolare su quattro fasi (equilibrio iniziale, rottura dell’equilibrio, azione dell’eroe, nuovo equilibrio) e 31 sequenze che si ripetono (non necessariamente tutte) in qualsiasi narrazione. Anche le formule linguistiche, le ambientazioni e i personaggi (il principe, la bambina smarrita, la strega, la foresta…) rispondono ad alcuni modelli archetipici. Le fiabe, insomma, esplicitano sul piano simbolico la narrazione dei fatti, spesso cruenti, che avvenivano nelle società arcaiche e la narrazione giornalistica mantiene, in qualche modo, questa funzione. Ma attenzione: la consapevolezza che esistono degli stereotipi deve aiutarci a capire come ce ne possiamo differenziare. Utilizzando gli strumenti della narrazione efficace per costruire delle storie originali, basate sull’eccentricità dello sguardo, sulla curiosità del narratore e in qualche caso anche sul coraggio di rivelare aspetti che altri trascurano.
Torniamo ai risultati della prova intermedia. Con alcuni di voi vorrei approfondire (se possibile martedì subito dopo la lezione) alcuni quesiti, sviluppati in maniera parziale, attraverso un colloquio. Si tratta di:
0029525
0034110
0030563
0029522
0029526
0029520
0031235
Gli altri possono ritenere superato il test intermendio con la sola prova scritta. Sarà bene discutere però sulle tipologie di attacco: sul primo che vi ho sottoposto le risposte si sono orientate verso due modelli diversi e sarà utile capire perché... A martedì!
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Marco Fratoddi
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E pure questa è fatta… Dopo un primo gruppetto di lezioni (su cui spero riuscirò a tornare in uno dei prossimi post) stamattina abbiamo affrontato la prova intermedia. I tempi di consegna sono stati piuttosto rapidi, buon segno, non siamo andati oltre le due ore e mezzo. E sbirciando qua e là, mentre scrivevate, ho visto una buona elaborazione dei concetti. Questa prova si è svolta soprattutto sul piano teorico visto che le esercitazioni pratiche durante il corso sono non valutative. Quella finale invece, che abbiamo già fissato per il 2 e 16 luglio, sarà una vera e propria prova di scrittura giornalistica. Le prossime settimane serviranno per entrare nel merito del linguaggio utilizzato sui giornale puntando in particolare l’attenzione su quanto avviene nei nuovi media, dove le modalità della fruizione si alterano rispetto a quanto accade sui “vecchi” media cartacei: i tempi e le posture dei destinatari mettono alla prova la capacità di sintesi dei narratori ma allo stesso tempo la scrittura diventa collaborativa, il giornalismo si pone sempre di più sul piano della conversazione con gli utenti, la “sostanza dell’espressione” si orienta verso la multimedialità… Ma un passo alla volta. 
A lato un paio d’immagini di una vostra esercitazione in aula informatica: mercoledì prossimo approfondiremo ulteriormente il senso dell’alternanza fra discorso diretto e indiretto nella dialettica della narrazione agonistica.
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Marco Fratoddi
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Date un’occhiata a questo link. Vi mostra un giornale on line, ProPublica, che ha appena vinto il premio Pulitzer: il più prestigioso premio giornalistico assegnato ogni anno negli Stati Uniti dalla Columbia University. La particolarità sta nel fatto che Propublica è un giornale no-profit, ovvero: è stato finanziato tre anni fa da due filantropi americani, Herbert e Marion Sandler, e mette le proprie inchieste gratuitamente a disposizione degli altri giornali. Il premio è stato conferito a Propublica grazie ad un’inchiesta realizzata dalla giornalista Sheri Fink su quanto è accaduto nell’ospedale di New Orleans subito dopo il passaggio dell’uragano Katrina, nel 2005: le sale operatorie erano allagate, mancava l’energia elettrica, i pazienti non potevano essere curati. Così i medici, non potendo evacuare i feriti, hanno deciso di praticare loro alcune iniezioni letali. Un servizio durato due anni di lavoro che rivela una verità tragica sulla quale altre testate non avevano voluto o saputo indagare. È stato pubblicato lo scorso 30 agosto dal New York Times consentendo così a Propublica di diventare il primo new media ad aggiudicarsi il Pulitzer.
Sarà questo il destino del giornalismo? Ricavarsi degli spazi di autonomia in un panorama di generale omologazione? Chissà, molto dipende dalla capacità dei giornalisti di credere fino in fondo nella propria missione, che è quella di esprimere una narrazione originale e di evidenziare scampoli di realtà che altri colleghi, magari, non vedono. Intanto arriva anche in Italia una nuova pratica, il giornalismo on-demand: su www.dig-it.it gli utenti possono suggerire un’inchiesta, la redazione ne verifica la validità e a quel punto parte la raccolta fondi fra tutti coloro che visitano il sito. Una volta raggiunto il budget l’inchiesta viene realizzata. Esperienze come questa negli Stati Uniti già esitono ma è sintomatico che stiano giungendo anche da noi: Dig-it è ancora una testata di nicchia ma dimostra come i lettori avvertano il bisogno di un giornalismo vero, finalizzato alla ricerca di una verità che non può certo dirsi oggettiva ma quantomeno argomentata con dati raccolti sul campo e verificabili. Un giornalismo indipendente che mette al centro l'interesse dei lettori.
I nuovi media stanno cambiando il giornalismo, aprendo spazi di conversazione con gli utenti che possono determinare sempre di più la morfologia del testo: propongono temi, integrano la narrazione giornalistica con i propri commenti, possono trasformarsi in reporter nel segno del cosiddetto citizen journalism. Richiedendo ai giornalisti di professione uno sforzo in più: quello di restare all’altezza di lettori sempre più esigenti, attivi e competenti.
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Marco Fratoddi
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Anche quest'anno il corso, come uno Shuttle, è partito. Durante le prime orbite abbiamo messo a punto alcune definizioni importanti, come quella di "notizia" e di "testo". In entrambi i casi si tratta di porzioni convenzionali della realtà ma attenzione: la notizia è il materiale di lavoro del giornalista, che la definisce pensando all'interesse di chi potrà fruirne (leggendo un articolo sul giornale, osservando un servizio televisivo, ascoltando il giornale radio...). Un giornalista, come riporta anche il Papuzzi nel nostro libro di testo, citando Piero Ottone, deve chiedersi: quante persone interesserà questo fatto? E quanto le interesserà?
Il testo invece, nell'accezione della semiotica, è qualcosa di più complesso: è un'unità di contenuto che possiede un certo significato per qualcuno che la osserva, la sua identificazione prescinde dalla sostanza dell'espressione (il linguaggio verbale, quello visivo o sonoro, le vibrazioni del joystick di un videogame...) che si utilizza. Ogni porzione di realtà che possiamo analizzare, compresa la nostra aula, rappresenta in qualche mood un testo. Non tutti i testi però possiedono lo stesso livello d'informatività, vale a dire la stessa capacità di fornire al destinatario delle informazioni nuove: un determinato testo può presentare dei contenuti interessanti per un certo gruppo di destinatari, per un altro invece può risultare del tutto insignificante. Avrà dunque per quest'ultimo un basso livello di informatività ma non per questo smetterà di essere un testo. Facciamo un esempio? La parte del manuale di scuola guida in cui si spiega il funzionamento del motore sarà interessante per gli automobilisti inesperti, perché contiene delle informazioni per loro nuove; per un meccanico invece sarà priva d'interesse, anzi noiosa perché già conosce quei concetti. Dobbiamo abituarci insomma ad andare oltre l'accezione ordinaria del concetto di "testo", quella riferita al testo letterario, assumendo come parametro della nostra produzione testuale i requisiti del destinatario. D'altro canto abbiamo già detto, insieme a René Daumal, che il primo passo dipende dall'ultimo, no? In sintesi possiamo dire che una notizia è un testo con un alto livello di informatività.
Le prime due lezioni ci sono servite anche per ragionare intorno alla definizione di giornale, al concetto di organizzazione plastica della pagina, alle tendenze della stampa contemporanea. Trovate una scheda riassuntiva a questo link. E mercoledì, in aula informatica, si prosegue con la prima esercitazione...
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Marco Fratoddi
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