Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

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domenica 8 novembre 2009

Comunicare l'ecologia con delicatezza



M'interrogo spesso su come proporre in maniera gradevole e convincente gli stili di vita più utili all'ambiente. Questo video, che ho trovato sul blog www.bitterjug.com, mi sembra un ottimo esempio perché spiega con chiarezza quali scelte virtuose si possono compiere per ridurre la propria impronta ecologica. Comunica dunque un messaggio positivo utilizzando un linguaggio delicato (niente
allarmismo) e facilmente decodificabile.

Il blog viene realizzato da Mark Skipper, un comunicatore inglese che si occupa di ecologia e stili di vita. Il video invece, sulla base di quanto si legge sull'ultimo frame, è stato prodotto da Laura Woodvard e Lawrence Folvig.

domenica 4 gennaio 2009

Apocalittici o integrati?


Beh, il mio primo articolo dell'anno è uscito ieri sul quotidiano Europa. Siccome parlo di un libro che mette ottimismo, "Tentativi di ecocondotta" di Cristina Gabetti, ve lo propongo come regalo d'inizio 2009. Ma attenzione: nell'attacco faccio riferimento a un volume che mi ha segnato molto (e che è stato pubblicato, fra l'altro, proprio nel mio anno di nascita): "Apocalittici e integrati" di Umberto Eco (nella foto), un saggio dedicato al ruolo dei media nella costruzione della cultura di massa, certamente utile anche agli aspiranti giornalisti. Perché non ve l'andate a cercare in biblioteca? Intanto ecco qui il mio "Green" (è il nome della mia rubrica settimanale) di ieri...


Apocalittici o integrati? La dicotomia introdotta quarantacinque anni fa da Umberto Eco torna utile al cospetto di un libro che ci sembra quanto mai adatto per entrare da ambientalisti coerenti e consapevoli nel 2009. Attenzione però a non farsi ingannare dal titolo: Tentativi di eco-condotta, di Cristina Gabetti (Rizzoli, 2008), non è l’ennesimo manuale di ecologia applicata che pretende di indottrinare il lettore a colpi di consigli su cosa fare e cosa non fare. Piuttosto è un viaggio fra i più simpatici che ci sia capitato di leggere attraverso gli stili di vita, spesso poco virtuosi, che serpeggiano nella società contemporanea. Nove descrizioni di altrettante tipologie umane orientate, più meno consapevolmente, all’insostenibilità: dal Distratto che lascia il computer in stand-by notte e giorno alla Viziata che si fa travolgere dallo shopping compulsivo, dal Gasato che circola in Suv con il cellulare sull’orecchio al tipico impiegato Pessimista che continua ad inquinare tanto per il pianeta ormai non c’è speranza… Una carrellata di concittadini immaginari che verrebbe spontaneo, da bravi apocalittici, abbandonare al proprio destino sprecone e, direbbe Umberto Eco, omologato dalla cultura del consumismo. Invece, qui sta l’intelligenza e la gradevolezza di questo volume, la Gabetti preferisce prenderli per mano e provare a modificarne le abitudini. Piccoli passi, per carità. Ma assai significativi: una serie di tentativi che spiegano agli Ingordi come si entra in contatto con Slow Food, ai Rampanti che mettono in casa il parquet di legno tropicale la bellezza dell’architettura biocompatibile, a chi non stacca le mani dal volante che cos’è il car-sharing. E soprattutto ai Saputelli che fanno gli ecologisti solo a parole, bocciando gli impianti eolici ma accendendo senza pensarci due volte il condizionatore, le ragioni per cui oggi la coerenza fra saperi e comportamenti non è più un optional.
Ci piace questa maniera di procedere perché propone a ciascuno di migliorare la propria qualità della vita con il sorriso sulle labbra, senza chiamare in causa la catastrofe climatica e senza inseguire l’utopia che si possa cambiare il mondo dal basso. E le indicazioni concrete, fra le note a margine dei diversi capitoli e un promemoria di “atti pratici” da tenere sul frigorifero, non mancano: gettando le basi per una civiltà a basse emissioni che affascini anche chi ha smesso di ascoltare, non sempre a torto, le prediche degli ambientalisti.

martedì 30 dicembre 2008

Viva il 2009

Domani finisce l’anno e voglio fare anche io gli auguri a tutti quelli che passano da queste parti per un 2009 pieno di soddisfazioni nello studio e non solo… Il prossimo corso stavolta comincia presto, mi è stato assegnato il secondo quadrimestre quindi con la nuova classe ci vedremo intorno al 20 gennaio (per orari esatti, aula, ricevimento ecc. consultate il blog nei prossimi giorni). Per chiudere il 2008 però voglio segnalarvi un articolo uscito su La Nuova Ecologia di dicembre, che trovate anche on line a questo link, sui criteri di notiziabilità. È un’intervista, realizzata da Maurita Cardone, con David Randall: un giornalista del Guardian, fra i principali quotidiani inglesi, nonché autore di un libro che consiglio spesso agli aspiranti giornalisti, “Un giornalista quasi perfetto”. Vedete un po’ che cosa racconta sui criteri che guidano chi fa il nostro mestiere nello scegliere le notizie su cui lavorare. Perché ottengono così tanto spazio le notizie cattive? E perché non fare uno sforzo di creatività e ricerca giornalistica per raccontare in maniera convincente i fatti positivi che pure accadono nel mondo?

Con questo invito vi saluto e vi do appuntamento a gennaio… Ciao!

domenica 16 novembre 2008

Meraviglie tridimensionali


Avete seguito la cronaca televisiva delle elezioni negli Usa che hanno portato alla vittoria di Barack Obama? Al di là del risultato, che ciascuno può valutare come crede, voglio segnalarvi un’importante innovazione sul piano mediale. Durante la notte dello scrutinio infatti la corrispondente da Chicago della Cnn, Jessica Yellin, si è materializzata nello studio sottoforma di ologramma. L’effetto è stato molto suggestivo: la giornalista si trovava a svariate centinaia di chilometri dal set ma agli occhi dei telespettatori sembrava che dialogasse con il conduttore del programma come se gli si trovasse di fronte, nel suo stesso ambiente, potesse toccarlo e interagire con lui. Volete vedere il video? Cliccate qui (Youtube)

E’ un altro passo verso l’immediatezza della conversazione mediata, vale a dire verso la simulazione del “dialogo prototipico” attraverso le interfacce digitali. Meraviglioso da vedere, entusiasmante rispetto alle prospettive che apre: ospiti in studio che si trovano in realtà dall’altra parte del pianeta, contesti di socialità fisica che si ibridano con le presenze virtuali. La nostra specie del resto, attraverso la concatenazione fra i diversi media che sono stati sviluppati durante i millenni, tende verso questo obiettivo: restituire con la miglior immediatezza possibile la narrazione dei fatti, “parlare” all’immaginario del destinatario fino al punto di generare uno scenario virtuale.

Attenzione: si trattava ovviamente di un effetto percepito solo dai telespettatori, nello studio della Cnn non si è manifestato alcun ologramma, il conduttore fissava un punto nel vuoto davanti a sé. Ma vi immaginate l’immediatezza che assumerà la narrazione giornalistica quando si potranno davvero ricostruire, attraverso la proiezione in 3D, i luoghi della realtà nelle case dei telespettatori? E come si modificherà la professione del giornalista televisivo quando tutto questo sarà praticabile? In che maniera sarà ancora utile il suo lavoro?

A prescindere dalla disponibilità di tecnologie tanto avanzate credo che questo rimanga comunque già oggi l’obiettivo del giornalista di cronaca: narrare il vero nella maniera più verosimile, offrire al lettore (se parliamo di carta stampata) l’esperienza dei fatti nella forma più immersiva che riesce a garantire. Generare, attraverso il testo sincretico della pagina, l’integrazione della mimesi nel testo giornalistico, la fluidità del ritmo una narrazione mediata che simuli il trasferimento del destinatario nella realtà fattuale.

sabato 25 ottobre 2008

Verità rinnovabile


Purtroppo nelle ultime settimane non ho potuto aggiornare con frequenza il blog ma voglio mostrarvi ugualmente la copertina del numero di ottobre. Come vedete abbiamo lavorato sul tema delle fonti rinnovabili cercando di spiegare ai nostri lettori come si sta evolvendo questo settore. Ma in copertina (in questa miniatura si vede poco) abbiamo portato anche il volto di Luisa Minazzi: una signora che vive a Casale Monferrato, in Piemonte, che si è ammalata di mesiotelioma a causa dell'amianto e che combatte per i diritti delle persone che hanno lo stesso problema. La storia di una donna coraggiosa che stiamo cercando di far conoscere e sostenere attraverso la nostra rivista già dallo scorso anno. Se qualcuno vuole conoscerla meglio può scrivermi qui: gli farò avere il pdf del servizio.

mercoledì 16 luglio 2008

La nuovissima ecologia (.it)


Durante i prossimi giorni metteremo on line la nuova versione di http://www.lanuovaecologia.it/, il giornale on line di Legambiente, di cui ho realizzato insieme a Matteo Campofiorito il progetto editoriale. Qui sopra potete vedere in anteprima il top della nuova home page, per il resto posso anticipare che sarà un giornale fortemente orientato al coinvolgimento degli utenti, con una grafica (realizzata da Vittorio Arenella di Clusterlub) molto "morbida" e una maggiore presenza dei contenuti multimediali rispetto alla versione precedente.

L'estetica, con la possibilità di navigare lungo le tag, si ispira al cosiddetto web 2.0: non ci dispiacerebbe costruire informazione in maniera collaborativa, attraverso il coinvolgimento degli utenti. Inoltre il nuovo sito, che gira su un Content management system (sistema di gestione dei contenuti) messo a punto da Raffaele Gitto di Linea Php, sarà navigabile da persone diversamente abili (sempre grazie alla preziosa consulenza di Vittorio) e verrà presto dotato di un "foglio stile" per i supporti mobili.

Insomma, ho cercato di lavorarci con attenzione durante i mesi scorsi e in queste ore le rifiniture che stiamo apportando insieme a Raffaele Lupoli, direttore della testata, spero portino ad un risultato innovativo... Fatemi sapere che cosa ne pensate, eh?

giovedì 3 luglio 2008

Ingrid è libera


Ieri sera intorno alle 9.30 sono stato raggiunto anch'io dalla notizia che Ingrid Betancourt, insieme ad altri 14 ostaggi, è stata finalmente liberata. Ne avete sentito parlare certamente anche voi: è la candidata alla presidenza della Colombia, impegnata nella difesa dell'ambiente e dei diritti umani, rapita oltre sei anni fa dalle Farc, un'organizzazione clandestina del paese. A questa notizia i giornali on line di tutto il mondo hanno immediatamente dedicato l'apertura: su questo link Repubblica raccoglie le principali home page. E anche i quotidiani cartacei oggi in edicola, nonostante la notizia sia stata diffusa piuttosto tardi per il nostro fuso orario, daranno certamente molto spazio a questa vicenda.

Ingrid Betancourt aveva vissuto per diversi anni in Francia, è anche sposata con un francese e dunque per i giornali di questo paese la sua liberazione è ancora più notiziabile. Anche in questo caso però la notizia non viene riferita in maniera neutra, ogni testata segue la propria prospetticità. Vediamo in sintesi:
Dietro questa diversa maniera di presentare la notizia c'è una diversa valutazione del contesto in cui è avvenuta: sottolineare la buona riuscita dell'operazione militare (vale a dire la performanza) significa sostenere implicitamente le scelte del presidente colombiano Uribe che si era rifiutato, con il sostegno di George Bush, di trattare con i guerriglieri. Al contrario, portare in primo piano la persona liberata (dunque l'oggetto di valore) significa distogliere l'attenzione dalle dinamiche della sua liberazione e riaffermare i valori di cui la Betancourt si fa portatrice.

Che cosa ne pensate? Per un approfondimento, se vi va, date un'occhiata al blog del giornalista italiano Rocco Cotroneo, corrispondente del Corsera da Rio de Janeiro. Altro link interessante, quello di Limes: un'interessantissima rivista di geopolitica che pubblica la cartina della zona in cui la Betancourt era detenuta, nel cuore della giungla colombiana.

martedì 8 aprile 2008

Un'idea che ha funzionato


Oggi il corriere.it ha ripreso un servizio che abbiamo realizzato su La Nuova Ecologia. E' stata una bella soddisfazione, anche perché ci abbiamo lavorato molto: è uno sguardo nel futuro della Terra attraverso alcune schede di Pietro Cambi, un ingegnere che si occupa di trazione elettrica, e le tavole di un bravo illustratore, Luca Scaramuzzino, che utilizza una tecnica molto interessante, una specie di collage elettronico fra diverse immagini digitali manipolate in 3 D (con il sostegno della nostra photoeditor, Arianna Catania). Mi piace mostrarvelo perché ci aiuta a capire due cose: non sono soltanto le cattive notizie a trovare spazio sui giornali ma anche le storie che prefigurano un futuro migliore, che danno speranza, fanno pensare al cambiamento, e questa è una specificità del giornalismo ambientale; il giornalismo in senso più ampio non è soltanto scrittura ma anche visione, un testo sincretico che restituisce (nella sintesi fra due diverse sostanze dell'espressione, la parola e l'immagine) il senso del racconto. Insomma, è un'idea che ha funzionato e mi piace condividerla con chi passa da queste parti...

giovedì 7 febbraio 2008

Pensando e scrivendo

Lo so, ultimamente non mi sono fatto vedere molto da queste parti. Ma ho avuto un inizio d’anno a dir poco complicato. Mi perdonate? Piccolo aggiornamento: sto ripensando alcuni aspetti del corso (lavoreremo di più sul discorso oggettivante) e leggendo nuovi libri da affiancare all’insuperabile (almeno per ora) Papuzzi. Per esempio agli appassionati del piccolo schermo vorrei proporre “La televisione senza palinsesto” (De Angelis) dedicato ai contenuti, non solo giornalistici, della tv digitale. È stato scritto da Antonio Pascotto, un giornalista del Tg4, e mi interessa perché aiuta a comprendere la nuova funzione (e la nuova identità) dell’autore nell’epoca del social network multimediale. Tanto per capirci vi trascrivo un pezzetto dedicato alla “Snack tv”: “Si consuma tutto e subito. Ovunque ci si trovi: al bar, in ascensore, in coda davanti agli sportelli postali, alla fermata del tram. A piccole dosi muovendosi o durante una pausa della propria attività”. Avete presente quelli che guardano le partite sul videofonino o che si collegano al web mentre stanno in treno? Ecco, stiamo parlando di queste modalità di fruizione. Così, spiega Pascotto, sono nati dei formati di testo apposta per queste circostanze: “Contenuti brevi, come video musicali, mobisodes o minisodi - gli episodi dei telefilm realizzati apposta per i cellulari – e break news”. Un discorso, insomma, che mi sembra utile riprendere quando parleremo di microcontenuti e della morfologia del periodo nel giornalismo della tarda modernità.

Sempre in questo periodo sto lavorando alla tesina di un vostro collega, in Teorie e tecniche dei nuovi media, dedicata ai blog educativi: da quello che sto leggendo mi sembra un lavoro molto interessante, con una parte di analisi del fenomeno e un’altra, alla quale teniamo molto, dedicata alla progettazione di un’ipotetica piattaforma mediale della facoltà. Mica male come idea, no? Per il resto i giorni passano e l’inizio del corso (credo intorno alla metà di aprile) si avvicina.
Tutto fa pensare che le notizie su cui esercitarci non mancheranno: più o meno in quel periodo ci saranno le elezioni e sarà interessante verificare le dinamiche di prospetticità nel giornalismo politico.

venerdì 4 maggio 2007

Elogio di Monbiot

…a proposito di giornalismo ambientale: George Monbiot è uno dei più accreditati comunicatori in questo campo. Ha 43 anni ed è impegnato in diverse battaglie a tutela del territorio e degli equilibri naturali. Cura un rubrica settimanale per il quotidiano inglese “The Guardian”. Possiede anche un blog personale (www.monbiot.com) nel quale si può rintracciare gran parte dei suoi interventi. Insomma, una figura davvero interessante (su Wikipedia c’è la sua biografia). Recentemente è uscito in Italia “Calore!”, un volume edito da Longanesi che fa il punto sugli sconvolgimenti climatici, di cui tanto si parla in questo periodo, e sulle strategie per fronteggiarlo. Alessandro sta leggendo questo libro e vedremo che cosa ne pensa… intanto ho pensato di riportare sul nostro blog una recensione che ho pubblicato al proposito sul quotidiano Europa dello scorso 21 aprile, in occasione dell’ultimo Earth Day. Ma Alessandro, occhio… non farti influenzare, eh? Specialmente nella recensione, che è un tipo di contenuto finalizzato al commento,ognuno deve esercitare il proprio punto di vista...

…per festeggiare almeno su Europa l’Earth Day abbiamo pensato
di chiamare idealmente in causa George Monbiot, il giornalista inglese di cui è stato appena pubblicato in Italia "Calore!": un volume (Longanesi, 300 pagine, 18,60 euro) che la scorsa settimana abbiamo potuto soltanto nominare ma che invece merita di essere rilanciato con evidenza per almeno tre motivi.

Il primo è la schiettezza: pochi giornalisti ambientali hanno il coraggio di denunciare, come fa Monbiot dalle colonne del Guardian o attraverso il suo blog (www.monbiot.com), l’ipocrisia degli ecovip o i tentativi di greenwashing delle aziende. Ma anche l’incoerenza degli ambientalisti: «Pensare come persone etiche, vestirsi come persone etiche, arredare le nostre case come persone etiche non significa nulla se non ci comportiamo come persone etiche» scrive nel capitolo dedicato al turismo sostenibile.

Il secondo è la scomoda lucidità della sua analisi che ridimensiona la portata di alcune presunte soluzioni agli squilibri climatici e ne valorizza altre. Un esempio? Le agroenergie: «Oggi la materia prima più economica è l’olio di palma – racconta – Ciò significa che la produzione di biocombustibile è una formula per innescare non solo un disastro umanitario ma anche una catastrofe ambientale». Al contrario l’«internet dell’energia», vale a dire la microgenerazione con le celle a idrogeno, rappresenta la vera innovazione su cui i governi dovrebbero investire.

Il terzo motivo, forse il più importante, sta nella percezione di un domani migliore che permea il pensiero di Monbiot e nella sua ferma convinzione che la Terra (contrariamente a quanto sostiene James Lovelock, il padre della teoria di Gaia) si possa salvare. A patto che l’ambientalismo cambi marcia: «Non vorrei indurvi a lamentarvi dell’incapacità dei nostri governi – si legge nell’introduzione – ma costringere tali governi a invertire le loro politiche entrando a far parte di quello che deve diventare il movimento più grande del mondo». E aggiunge: «Nel caso dei cambiamenti climatici vale la pena di combattere».

Quelle di Monbiot ci sembrano le parole migliori, insomma, per fare gli auguri alla Terra. E anche per immaginare una nuova identità dell’ambientalismo centrata sul rigore scientifico, sulla trasformazione degli stili di vita e sul coraggio dei decisori.