Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

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sabato 2 ottobre 2010

Il binocolo del tempo




In questi giorni sono stato a Dna Italia, il salone delle nuove tecnologie applicate ai beni culturali che si è tenuto a Torino. Ho scoperto parecchie soluzioni interessanti, sia nel campo del restauro e della conservazione, sia in quello della fruizione mediata da dispositivi elettronici e digitali. Uno dei più interessanti è il "binocolo del tempo" sviluppato da una fondazione piemontese, Ultramundum, specializzata in particolare nella grafica interattiva 3D. Il binocolo che hanno presentato permette di vivere un'esperienza suggestiva: secondo i creativi di Ultramundum va collocato all'aperto, in prossimità di un bene culturale. Si può ruotare a destra e a sinistra, in alto e in basso, osservando sul display quel luogo per com'era nell'antichità con una risoluzione dell'immagine molto elevata. In più, quando si punta un oggetto, si visualizzano delle informazioni storiche e artistiche che rendono utile la visita virtuale anche sotto il profilo didattico. Il binocolo è ancora un prototipo ma la fondazione ha già sviluppato la grafica in 3D del centro storico di Roma: l'immagine in basso mostra il piazzale antistante il Colosseo, con la statua di Nerone, per come doveva essere nel primo secolo dopo Cristo.

lunedì 19 aprile 2010

Giornalisti no-profit


Date un’occhiata a questo link. Vi mostra un giornale on line, ProPublica, che ha appena vinto il premio Pulitzer: il più prestigioso premio giornalistico assegnato ogni anno negli Stati Uniti dalla Columbia University. La particolarità sta nel fatto che Propublica è un giornale no-profit, ovvero: è stato finanziato tre anni fa da due filantropi americani, Herbert e Marion Sandler, e mette le proprie inchieste gratuitamente a disposizione degli altri giornali. Il premio è stato conferito a Propublica grazie ad un’inchiesta realizzata dalla giornalista Sheri Fink su quanto è accaduto nell’ospedale di New Orleans subito dopo il passaggio dell’uragano Katrina, nel 2005: le sale operatorie erano allagate, mancava l’energia elettrica, i pazienti non potevano essere curati. Così i medici, non potendo evacuare i feriti, hanno deciso di praticare loro alcune iniezioni letali. Un servizio durato due anni di lavoro che rivela una verità tragica sulla quale altre testate non avevano voluto o saputo indagare. È stato pubblicato lo scorso 30 agosto dal New York Times consentendo così a Propublica di diventare il primo new media ad aggiudicarsi il Pulitzer.

Sarà questo il destino del giornalismo? Ricavarsi degli spazi di autonomia in un panorama di generale omologazione? Chissà, molto dipende dalla capacità dei giornalisti di credere fino in fondo nella propria missione, che è quella di esprimere una narrazione originale e di evidenziare scampoli di realtà che altri colleghi, magari, non vedono. Intanto arriva anche in Italia una nuova pratica, il giornalismo on-demand: su www.dig-it.it gli utenti possono suggerire un’inchiesta, la redazione ne verifica la validità e a quel punto parte la raccolta fondi fra tutti coloro che visitano il sito. Una volta raggiunto il budget l’inchiesta viene realizzata. Esperienze come questa negli Stati Uniti già esitono ma è sintomatico che stiano giungendo anche da noi: Dig-it è ancora una testata di nicchia ma dimostra come i lettori avvertano il bisogno di un giornalismo vero, finalizzato alla ricerca di una verità che non può certo dirsi oggettiva ma quantomeno argomentata con dati raccolti sul campo e verificabili. Un giornalismo indipendente che mette al centro l'interesse dei lettori.

I nuovi media stanno cambiando il giornalismo, aprendo spazi di conversazione con gli utenti che possono determinare sempre di più la morfologia del testo: propongono temi, integrano la narrazione giornalistica con i propri commenti, possono trasformarsi in reporter nel segno del cosiddetto citizen journalism. Richiedendo ai giornalisti di professione uno sforzo in più: quello di restare all’altezza di lettori sempre più esigenti, attivi e competenti.

sabato 27 febbraio 2010

L’epoca dei flussi


Buzz o non Buzz? Personalmente sto usando poco il nuovo servizio per la conversazione on line di Google: il mio social network di riferimento rimane Twitter proprio perché è il meno architettonico (su Facebook, come dicevo in altri post, ho soltanto un profilo anonimo per tenerne d’occhio l’evoluzione). Però vedo che diversi amici sono attivi su Buzz e stanno animando dei thread anche piuttosto lunghi. Vedremo se riuscirà a guadagnarsi uno spazio nelle abitudini degli utenti a scapito magari di Friendfeed, il social media che più gli somiglia a che è stato peraltro acquistato lo scorso anno da Facebook.

Quella fra Google e Facebook sembra del resto la nuova “guerra fredda” del web: secondo Steve Rubel, fra i maggiori esperti di global media, Google avrebbe varato Buzz proprio per difendere la G-mail (nella quale Buzz è integrato) dall’avanzata dei servizi di posta elettronica di Facebook. Ne parla in questo interessantissimo post dove spiega proprio i termini di questa sfida all’ultimo utente. Lui intanto, per non sbagliare, ha inserito nel suo blog anche l’invito a seguirlo su Buzz con un’icona che campeggia proprio sopra quella di Facebook.

Ma la tendenza più evidente, al di là della fortuna di ogni singolo servizio, è quella che guarda alla gestione dei flussi di contenuto. Gli utenti infatti non si limitano a creare il proprio profilo all’interno di un determinato social media, configurano piuttosto una serie di profili su diversi servizi on line. Possono così distribuire i propri contenuti (utilizzando i Feed Rss, di cui parleremo magari una volta a lezione) nella ramificazione del social network per sottoporli alle dinamiche della conversazione. Una vera e propria struttura rizomatica (per recuperare l’immagine coniata negli anni Settanta dai filosofi francesi Gilles Deleuze e Félix Guattari) che rappresenta le relazioni sociali dell’autore, la dinamica permanente del suo peer to peer. Così da un blog (ma il discorso non cambia se agiamo in una testata giornalistica) è possibile diramare contenuti che si flettono a seconda dei media sociali su cui viaggiano: si possono rilanciare all’ampia platea di Facebook per generare delle dinamiche virali, postare sottoforma di micropost all’interno di Twitter, se ne possono evidenziare i contenuti visivi su Flickr o Youtube… e presentare su Friendfeed, Buzz e altre reti di questo genere per animare dei commenti. Qualcosa di simile, come ricorda il sociologo catalano Manuel Castells, accade nelle città moderne: lo spazio urbano diventa sempre più luogo di flussi, forse nel web si replica questa logica che rappresenta un tratto distintivo della civiltà contemporanea.

Ma come cambia il senso della relazione passando da un medium all'altro? Che cosa comunicano gli utenti circa la propria disponibilità a procedere verso la conversazione immediata, quella che simula meglio il “discorso prototipico” della socialità fisica? Si ripropone il tema, a me caro, del “salto di medium” come dinamica che determina il senso dell’esistenza in rete.

(L'immagine è tratta da Digimag, una rivista on line che si occupa di arti visive e nuovi media, in particolare da questo articolo che racconta un evento di Marianne Weems)

sabato 13 febbraio 2010

C'è Buzz nell'aria


Ci sono novità nella costellazione del social network. Da qualche giorno è attivo infatti Buzz: un nuovo servizio di Google che integra nella Gmail un filtro dedicato alla conversazione in rete. Ogni utente possiede un profilo, può aggiornare il proprio status condividendo testi, video e link esterni. Si possono lasciare commenti (un po’ come accade in Friendfeed) ai post degli altri utenti e visualizzare i loro contatti. Una piattaforma che risponde abbastanza bene, insomma, alla definizione formulata da Danah Boyd e Nicole Eleison che individuano come social network quei servizi in grado di:

* costruire un profilo personale pubblico o semi-pubblico;
* articolare una lista di altri utenti con cui si condivide un qualche tipo di connessione;
* vedere e incrociare la propria lista di contatti con le liste di altri utenti.

("Social Network Sites: Definition, History, and Scholarship". Journal of Computer-Mediated Communication, 13, 1, 2007).

Sto provando Buzz in queste ore e lo trovo molto flessibile, si integra con Twitter e con Flickr, consente di votare le informazioni postate dagli utenti e mette in ordine i propri contatti secondo la frequenza con cui vengono utilizzati. C’è anche una funzione molto affascinante che però non sono ancora riuscito a provare: attraverso il global position system (Gps) incorporato negli smartphone, lo stesso che si utilizza nei navigatori satellitari, Buzz permette di cercare le informazioni pubblicate da parte degli utenti che si trovano nella nostra zona. Sarà così possibile georeferenziare la conversazione visualizzando in tempo reale i post degli utenti che nello stesso momento si trovano sul luogo di un concerto, nella piazza del paese, a bordo dello stesso treno… A sostegno di una tendenza, il salto di medium, che porta dalla conversazione mediata verso la socialità fisica di cui ho cercato di analizzare le dinamiche in un saggio pubblicato un paio d’anni fa.

Per noi che ci occupiamo di scrittura giornalistica è la conferma che la narrazione dei fatti si orienta sempre di più verso modalità partecipative, il citizen journalism acquisisce un nuovo strumento e si proietta verso la narrazione sulle mappe complessificando la struttura lineare del testo. Quando ero piccolo mi piacevano da matti le walkie talkie, avrei voluto che ognuno ne avesse una per rimanere in contatto durante la giornata, oggi mi sembra che quel desiderio si stia realizzando attraverso i device mobili che ci consentono di proiettare in rete il simulacro delle nostre relazioni sociali.

sabato 30 gennaio 2010

Giornalismo e reti sociali

L'altro ieri stavo a Cassino per parlare di giornalismo e nuovi media con gli studenti del tirocinio, oggi sono a Milano per raccontare in un seminario di Legambiente le potenzialità del social network, durante la prossima settimana preparo una lezione sulla comunicazione scientifica per un master sempre nel capoluogo lombardo. Sono giornate abbastanza impegnative ma intanto sto pensando al prossimo corso di scrittura giornalistica: oltre all'impianto di base, che riguarderà le strutture profonde della narrazione, daremo più spazio ai citizen media e a tutta la costellazione della scrittura collaborativa. Il giornalismo cambia, insieme alle tecnologie e alle dinamiche della fruizione. Anche la morfologia della notizia ne risente: il nuovo media con il quale ci confrontiamo è la conversazione, ciascun utente può diventare un nodo di questo sistema che "rimedia" le storie, le colloca in una rete diversa, le interpreta. Ne parleremo. Intanto sto leggendo un libro molto interessante che consiglio a chi voglia approfondire questi temi: "Giornalismo partecipativo" di Gennaro Carotenuto (Editore Nuovi Mondi).

mercoledì 13 gennaio 2010

Narrazioni dal mondo


Conoscete Google Earth? E' un'applicazione di Google che consente di navigare sulla mappa del mondo zoomando nei singoli luoghi tramite numerosissime foto satellitari di buona risoluzione. Ma è anche molto di più perché contiene informazioni georeferenziate, fornite anche dagli utenti, come video, fotografie, link verso testi divulgativi della Wikipedia, persino le informazioni meteorologiche e sul traffico, le indicazioni di esercizi commerciali e servizi pubblici... Tutto in 3D e con una capacità di dettaglio impressionante nella quale si integra anche street view: la funzione che consente di osservare frontalmente, tramite immagini stereoscopiche, molte località del pianeta. Insomma, è un vero e proprio database globale che si integra con le reti sociali. Le informazioni che contiene peraltro sono in tempo pressoché reale: poche ore fa infatti sull'isola di Haiti c'è stata una forte scossa di terremoto e già adesso la mappa indica l'epicentro del sisma con le informazioni essenziali. Anche Google Earth in fondo è un medium, qualcosa di simile a una narrazione alla quale ciascuno di noi può contribuire.

giovedì 31 dicembre 2009

Prof, ma che fine ha fatto?

Vi spiego subito... Avrete sentito parlare, durante le scorse settimane, del vertice sul clima di Copenaghen. Ebbene, anche nei miei ritmi di lavoro quell'evento ha inciso moltissimo. Agli impegni ordinari (che pure non sono pochi!) si sono aggiunti quelli collegati a quanto stava accadendo nella capitale danese. Alla fine il summit si è concluso con un nulla di fatto: i rappresentanti dei governi non hanno trovato un accordo sulla quantità di C02 da ridurre su scala mondiale (se volete approfondire leggete qui). Ma anche io, un po' come tutte le persone che si occupano di questi temi, sono stato travolto dal surplus di lavoro... Adesso provo a riprendere un po' di ragionamenti lasciati in sospeso, compresi quelli che condividiamo su questo blog, in vista del prossimo corso. A proposito: il 14 e il 28 gennaio, dalle 15 alle 18, terrò due lezioni per gli studenti del tirocinio sulla scrittura giornalistica fra vecchi e nuovi media. Con uno sguardo in particolare verso le dinamiche del social network... Ci sarà qualche studente degli anni passati? Ah, dimenticavo... Tanti auguri per il nuovo anno :-)

domenica 8 novembre 2009

Comunicare l'ecologia con delicatezza



M'interrogo spesso su come proporre in maniera gradevole e convincente gli stili di vita più utili all'ambiente. Questo video, che ho trovato sul blog www.bitterjug.com, mi sembra un ottimo esempio perché spiega con chiarezza quali scelte virtuose si possono compiere per ridurre la propria impronta ecologica. Comunica dunque un messaggio positivo utilizzando un linguaggio delicato (niente
allarmismo) e facilmente decodificabile.

Il blog viene realizzato da Mark Skipper, un comunicatore inglese che si occupa di ecologia e stili di vita. Il video invece, sulla base di quanto si legge sull'ultimo frame, è stato prodotto da Laura Woodvard e Lawrence Folvig.

martedì 3 novembre 2009

A Roma la prima "Pizza twit". Io c'ero!


Gli studenti che seguono questo blog sanno che sono un aficionado di Twitter, il social network del microblogging (il mio profilo è su www.twitter.com/marcofra. Qualche sera fa alcuni utenti hanno organizzato una "pizza twit" a Roma, tanto per conoscersi dopo tante chiacchiere on line. Beh, su questo blog, realizzato da @francescoonair, uno dei twitters milanesi più attivi, c'è un piccolo resoconto.

Qui invece la pagina attraverso cui sono stati gestiti gli inviti da @fraska con tutti i profili dei partecipanti. Il logo che trovate qui accanto infine è stato creato da @linux29. Divertentissimo, vi assicuro!

martedì 13 ottobre 2009

Pensando al nuovo corso

Quest’anno mi è stato assegnato il secondo semestre, significa che terrò il corso di scrittura giornalistica fra marzo e giugno. Meglio, no? Posso farmi venire qualche nuova idea, centrata in particolare sul giornalismo ambientale, anche perché cambia rispetto agli anni passati la composizione della classe: avrò anche studenti della specialistica.

A gennaio inoltre terrò due lezioni agli studenti del tirocinio che voglio dedicare al social network, vale a dire a quella dimensione collaborativa della rete che consente di gestire contatti, scambiarsi opinioni e contenuti, proiettare nel web il simulacro della propria identità. Beh, se intanto volete dare un’occhiata a questi due link (http://friendfeed.com/marcofratoddi e http://twitter.com/Marcofra) trovate le mie due reti sociali preferite ma ce ne sono molte altre (come Facebook, sul quale certamente molti di voi possiedono un profilo... e anche io, per quanto solo da osservatore).

Vedremo di ragionare insieme sulle caratteristiche della scrittura in questi ambiti e sulle dinamiche che si generano. A proposito poi di esami: oggi mi è giunta voce di una sessione speciale a dicembre… qualcuno è interessato? Ci sentiamo!

lunedì 21 settembre 2009

Un altro video di Barely political



Giocare con le notizie e trasformarle in un video musicale. Niente male, vero? Tutto attraverso un processore, Autotune, che digitalizza qualsiasi suono e consente di trasformarlo in una melodia. Così il discorso di un deputato può diventare un brano musicale (e una voce stonata, magari, può essere corretta...).

lunedì 14 settembre 2009

Quest'anno secondo semestre

Oggi ho parlato con la dottoressa Foglia, la vostra tutor che non sentivo da luglio. Mi ha spiegato che per il 2009/2010 il mio corso è previsto nel secondo semestre, vale a dire fra marzo e giugno. Meglio così, ho modo di preparare qualche novità. E a gennaio le lezioni del tirocinio che centrerò, come al solito, sui nuovi media.

mercoledì 22 luglio 2009

Hip hop a pedali



Sempre da Youtube un video ambientalista che arriva dall'Australia.

lunedì 13 luglio 2009

domenica 12 luglio 2009

Finestra sull'incendio


Oggi a Roma è scoppiato un grosso incendio a qualche chilometro dalla mia abitazione. Dalla finestra (abitiamo al nono piano) la colonna di fumo si vedeva benissimo. Per capire che cosa stava accadendo ho chiamato una mia amica, Luisa Miglionico, che fa la giornalista free lance e che abita da quelle parti. E indovinate che cosa mi ha risposto? Che stava proprio andando a vedere da dove provenisse quella colonna nera. Avevo già cominciato a dare la notizia su Twitter, per quello che potevo capire dal mio luogo d'osservazione, ma a quel punto ci siamo organizzati e abbiamo raccontato, lei sul posto e io al computer, l'evento in diretta. Lo trovate a questo link: twitter.com/Marcofra, scorrendo indietro nei post si ricostruisce l'intera dinamica.

La nostra cronaca è stata seguita da diversi utenti ed è stata anche rilanciata da Kataweb di Repubblica. Insomma, un'esperienza di citizen journalism con i nuovi media. Penso che siamo stati fra i primi a fornire alcuni particolari sull'accaduto, come le esplosioni delle bombole di Gpl o il ferimento di un vigile del fuoco. E Luisa ha messo il link anche nella sua pagina su Facebook... A presto!

giovedì 28 maggio 2009

L'uccellino giornalista


Beh, come va? C'è qualcuno che passa da queste parti? Sto attraversando un periodo più sovraccarico del solito e così non riesco a tenere aggiornato il blog... Però siccome tempo fa avevo parlato di Twitter, che è una mia passione, vi propongo questa notizia che ho appena preso da Corriere.it:

Giornalismo: interviste con Twitter, pubblicato in Usa il primo articolo
28 Maggio 2009 21:21 ESTERI

WASHINGTON - Per la prima volta viene pubblicato un pezzo con materiale interamente raccolto attraverso Twitter. L'articolo intitolato 'L'economia degli Usa si sta allontanando dal capitalismo?' e' apparso oggi su Usa Today e riporta le opinioni di 21 amministratori delegati di grandi imprese. ''Siamo i primi a tentare un esperimento simile'', scrive il quotidiano. Il giornalista per intervistare i suoi interlocutori non ha usato nessuno dei mezzi tradizionali, ma ha semplicemente inviato e ricevuto messaggi brevi di 140 caratteri al massimo ('twittato') attraverso il social network Twitter.



Interessante, no? In pratica attraverso Twitter, che consente di pubblicare dei micro-post sul web, come fossero degli sms, c'è chi ha realizzato qualcosa di simile ad un dialogo prototipico, quello che si utilizza quando si parla a tu per tu con una persona nella socialità fisica... Così i nuovi media modificano la professione giornalistica, non solo perché aprono nuovi spazi ma perché consentono nuove modalità di lavoro. Ci sentiamo!

mercoledì 18 febbraio 2009

Se ne parlava stamattina...


Computer che somigliano sempre di più a telefoni cellulari, smartphone che svolgono in tutto e per tutto la funzione dei personal media... Stamattina (dopo la prova intermedia del corso di scrittura giornalistica) ho tenuto una lezione con gli studenti di terzo anno che seguono il tirocino. Fra gli argomenti che abbiamo toccato, in queste tre ore di discussione intorno ai media della tarda modernità, c'è stata proprio l'ibridazione dei device e la convergenza tra le diverse piattaforme. Trovo sul Corriere.it un articolo dal World mobile congress di Barcellona che racconta proprio questo fenomeno presentando alcuni oggetti d'uso di ultima generazione che vanno in questa direzione. Vi invito a leggerlo, apre spunti di riflessione e squarci nel futuro prossimo utili anche per capire come cambia la funzione del comunicatore (giornalista compreso) nella tarda modernità.

Fra gli argomenti affrontati stamattina anche il "salto di medium" nella conversazione interpersonale, concetto a me molto caro visto che il prossimo 12 marzo si presenta a Roma (Bibli, via dei Fienaroli 28, 0re 18.00) un volume edito da Franco Angeli ("L'arte dello spettatore") con un mio saggio proprio su questo tema. Vabbè, non lo faccio più, scusate la pubblicità... ;-)

domenica 1 febbraio 2009

Siete in prima pagina!

Beh, è la prima volta che pubblico l'immagine di una mia aula sul blog ma ho visto che la cosa vi faceva piacere e così mi sono convinto... In questo momento stavate componendo alcuni attacchi di articolo durante la nostra prima esercitazione in aula informatica. Si vede anche il proiettore acceso attraverso il quale vi avevo mostrato alcuni siti web d'informazione basati sui contenuti generati dagli utenti (user generated content). Abbiamo dato un'occhiata a Current Tv, la tv fondata da Al Gore negli Stati Uniti di cui esiste dal maggio scorso anche un canale italiano (guarda questo post) e a Wikinotizie: un giornale on line basato sulla stessa formula della Wikipedia, perciò ogni utente può pubblicare un proprio articolo e gli altri possono correggerlo. Una buona opportunità per formarsi sul campo, non credete? Aggiungo un'altra opportunità: Diregiovani, una versione collaborativa dell'agenzia d'informazione Dire che punta a costruire un community di giovani reporter multimediali nella quale anche voi potete entrare. Una lista delle testate internazionali on line che si basano su questa formula viene fornita dalla Wikipedia a questo link.

Il giornalismo collaborativo (o partecipativo, che dir si voglia...) del resto è una tendenza sempre più marcata anche nei media tradizionali. Persino il Tg1 ha sollecitato i propri telespettatori a inviare servizi giornalistici, nel tentativo di stare al passo con quanto accade sul web. E le grandi testate on line aprono spazi che invitano i lettori a diventare autori: Repubblica.it, per esempio, propone agli studenti delle scuole medie e superiori di diventare reporter. Anche i giornali di carta, in particolare la free-press, portano sempre più spesso in evidenza i lettori, le loro opionioni, i loro volti... Stiamo assistendo, insomma, ad un processo che punta a costruire relazioni sempre più interattive fra autori e lettori. Vediamo le tappe di questo percorso:

  • i "vecchi" giornali di carta hanno messo (e continuano a mettere) a disposizione dei lettori la rubrica delle lettere che permette a chi legge di affiancare, in qualche modo, i giornalisti.
  • i media elettrici (la radio e la tv) hanno consentito agli utenti di guadagnare altro spazio, principalmente attraverso il telefono che ha aperto una breccia importante nell'impianto frontale dei mass-media.
  • Con la nascita di internet si sono aperti ulteriori spazi d'interattività, come i sondaggi on line o i forum moderati da giornalisti che discutono, per esempio su www.corriere.it, con i propri lettori su diversi argomenti. Sui giornali on line proliferano inoltre i sondaggi che pure rappresentano un'ulteriore opportunità per chi legge di esprimere la propria opinione.
  • La vera rivoluzione però è arrivata con i blog, vale a dire i "diari on line" che si sono evoluti sempre più nella direzione del giornalismo indipendente. Chiunque può svolgere una funzione autoriale, anche nel campo dell'informazione, fornendo agli altri utenti la possibilità di commentare. Una dinamica che tende a sfumare la separazione fra autore e lettore, a mescolarne i ruoli, e che ricorda quanto accadeva sui manoscritti antichi dove il testo principale veniva spesso integrato da glosse a margine: ne consegue un testo complesso nel quale l'autore dell'opera convive con altri autori/commentatori autorevoli (copisti, studiosi, altri letterati...) che la integrano.
  • Infine (almeno per ora...) la dimensione del social network, quella in cui prende forma il giornalismo collaborativo: una rete sociale si proietta nel web attraverso contenuti di diverso genere, dalle autobiografie di Facebook alle aste di E-bay, fino alle immagini di Flickr o ai video dell'arcinoto Youtube... In questo nuovo contesto, che sfrutta al meglio le opportunità del web, nascono delle testate giornalistiche, o paragiornalistiche, collettive che possono essere moderate da una redazione centrale (come nel caso di Current tv) o assolutamente orizzontali (oltre a Wikinotizie vi segnalo, a titolo di esempio, anche www.fainotizia.it/ che è legato ad un partito politico ma mi risulta che lasci alla comunità degli utenti il compito di autoregolarsi).
A questo punto però vi lascio con una domanda che, se credete, possiamo riprendere a lezione: che fine fa la professione giornalistica? Le testate collaborative sono più o meno affidabili di quelle tradizionali? Esiste una collaborazione virtuosa, un nuovo patto che si può stringere fra giornalista e lettore alla luce delle nuove piattaforme interattive (utile per esempio a puntualizzare degli aspetti, a correggere errori...)? Comunque la pensiate è in questa dimensione liquida che è destinato a muoversi il giornalista della tarda modernità...

lunedì 1 dicembre 2008

Televisione fai da te

Durante le scorse settimane mi sono "divertito" a montare una web tv dentro il nostro giornale on line, http://www.lanuovaecologia.it/. Ho utilizzato un servizio piuttosto noto, Mogulus, e ho aperto una finestra per lo streaming anche in home page. Ogni tanto, quando lo riterremo utile, trasmetteremo dei servizi in diretta, dalla nostra redazione o in esterna. Fino al 7 gennaio ci trovate invece una carrellata di video estrapolati da Youtube nella quale si racconta il 2008 di Legambiente.

domenica 16 novembre 2008

Meraviglie tridimensionali


Avete seguito la cronaca televisiva delle elezioni negli Usa che hanno portato alla vittoria di Barack Obama? Al di là del risultato, che ciascuno può valutare come crede, voglio segnalarvi un’importante innovazione sul piano mediale. Durante la notte dello scrutinio infatti la corrispondente da Chicago della Cnn, Jessica Yellin, si è materializzata nello studio sottoforma di ologramma. L’effetto è stato molto suggestivo: la giornalista si trovava a svariate centinaia di chilometri dal set ma agli occhi dei telespettatori sembrava che dialogasse con il conduttore del programma come se gli si trovasse di fronte, nel suo stesso ambiente, potesse toccarlo e interagire con lui. Volete vedere il video? Cliccate qui (Youtube)

E’ un altro passo verso l’immediatezza della conversazione mediata, vale a dire verso la simulazione del “dialogo prototipico” attraverso le interfacce digitali. Meraviglioso da vedere, entusiasmante rispetto alle prospettive che apre: ospiti in studio che si trovano in realtà dall’altra parte del pianeta, contesti di socialità fisica che si ibridano con le presenze virtuali. La nostra specie del resto, attraverso la concatenazione fra i diversi media che sono stati sviluppati durante i millenni, tende verso questo obiettivo: restituire con la miglior immediatezza possibile la narrazione dei fatti, “parlare” all’immaginario del destinatario fino al punto di generare uno scenario virtuale.

Attenzione: si trattava ovviamente di un effetto percepito solo dai telespettatori, nello studio della Cnn non si è manifestato alcun ologramma, il conduttore fissava un punto nel vuoto davanti a sé. Ma vi immaginate l’immediatezza che assumerà la narrazione giornalistica quando si potranno davvero ricostruire, attraverso la proiezione in 3D, i luoghi della realtà nelle case dei telespettatori? E come si modificherà la professione del giornalista televisivo quando tutto questo sarà praticabile? In che maniera sarà ancora utile il suo lavoro?

A prescindere dalla disponibilità di tecnologie tanto avanzate credo che questo rimanga comunque già oggi l’obiettivo del giornalista di cronaca: narrare il vero nella maniera più verosimile, offrire al lettore (se parliamo di carta stampata) l’esperienza dei fatti nella forma più immersiva che riesce a garantire. Generare, attraverso il testo sincretico della pagina, l’integrazione della mimesi nel testo giornalistico, la fluidità del ritmo una narrazione mediata che simuli il trasferimento del destinatario nella realtà fattuale.