Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

lunedì 12 maggio 2008

Facciamo un ripassino?


Visto che avete deciso di sostenere proprio questo giovedì la prova intermedia... magari date un'occhiata a questo link (c'è una tabella in word da scaricare) per ragionare sulle caratteristiche della comunicazione nella civiltà orale. Qualcosa mi dice che durante la prova intermedia ne parleremo... E mi sa che parleremo anche della civiltà chirografica, vale a dire quella della scrittura amanuense, che si è sviluppata all'incirca dal 3.500 a. C. fino alla nascita della stampa, alla fine del XV secolo. Sottolineo un aspetto: per circa 30.000 anni l'Homo sapiens sapiens (dal quale deriviamo tutti noi) ha comunicato senza scrivere, si trovano soltanto attestazioni di pitture rupestri, dunque di contenuti visivi. Da quando l'uomo ha imparato a scrivere, con la scrittura cuneiforme attestata a partire dal IV millennio a. C. in Mesopotamia, l'evoluzione nella nostra storia mediale ha subito una brusca accelerazione: nel 1.500 è nata la stampa a caratteri mobili (e i libri), nel 1.800 i media elettrici (dal telegrafo alla televisione), nel 1950 quelli digitali (i computer e tutto ciò che ne consegue)... E adesso siamo in una fase fortemente evolutiva che ci conduce, chissà... verso gli ologrammi, gli oggetti virtuali a tre dimensioni che generano un effetto immersivo nella realtà. Nella foto accanto (via Wikipedia): una tavoletta d'argilla incisa all'incirca nel 2.400 a. C. nell'attuale Iraq meridionale.

sabato 10 maggio 2008

Contano più le persone o le organizzazioni?

Viaggio spesso in treno e pago le conseguenze di molti disservizi della rete italiana. Devo dire però che il personale di bordo, controllori e capotreni, il più delle volte sono molto gentili. Oggi per esempio, durante un viaggio fra Roma e Cervia, il treno era in ritardo e rischiavo di perdere la coincidenza alla stazione di Falconara verso nord. Il controllore però si è fatto in quattro per verificare se il treno corrispondente poteva attenderci e ha studiato, orario alla mano, tutte le possibili alternative. Una volta salito a bordo del secondo treno, pure questo con una coincidenza a rischio, un secondo controllore (stavolta donna) ha verificato con la stazione di Rimini se il treno per Ravenna poteva attenderci. Mi ha anche spiegato che, se avessi perso l’ultimo treno per Cervia, le ferrovie mi avrebbero offerto il taxi gratis per arrivarci (saranno almeno 40 chilometri). Poi è tornata da me e prima di entrare in stazione mi ha spiegato con un sorriso smagliante a quale binario sarei dovuto andare per la coincidenza. Qualcuno dirà che fa parte del loro lavoro comportarsi in questa maniera. Penso però che il viaggio di oggi dimostri come sia innanzitutto la qualità delle persone, l’attenzione con cui interpretano la propria professione, a determinare la qualità delle organizzazioni.

Io c’ero


L’altro ieri sono riuscito a prendere il treno da Cassino e ad arrivare in tempo a Roma per l’incontro con Al Gore: l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, vincitore lo scorso anno del Nobel per la pace grazie al suo impegno contro i cambiamenti climatici. Gore era al teatro Ambra Jovinelli per presentare il canale italiano di Current tv, un network televisivo via internet, che ha lanciato tre anni fa negli Usa e che basa il 30% del proprio palinsesto su contenuti prodotti dagli utenti. Una tv partecipata, insomma, che promette di dare spazio a video maker indipendenti, giovani giornalisti e creativi retribuendone (fra i 200 e i 500 euro) i servizi.

La foto qui accanto, scattata con il telefonino, mostra gli ospiti sul palco: da destra Mark Goldman (responsabile operation di Sky), Al Gore accanto all’interprete, Marco Montemagno (conduttore della rubrica “Reporter Diffuso” su Sky Tg24), Emilio Carelli (direttore di SkyTg24) e Tommaso Tessarolo (direttore di Current Italia). Si vede anche la platea gremita da centinaia di blogger e internauti di varia natura arrivati da tutta Italia. All’inizio ha parlato mister Gore spiegando gli obiettivi di Current tv: andare oltre la frontalità del sistema mediatico tradizionale, peraltro condizionato dai grandi poteri politici ed economici, e trasformare gli spettatori in soggetti attivi. Ha anche espresso un concetto che si riallaccia al tema della nostra ultima lezione, vale a dire le dinamiche della comunicazione interpersonale, sostenendo che “la democrazia è innanzitutto conversazione”. Dunque, è innanzitutto “dialogo prototipico”, scambio di saperi e informazioni “peer to peer” (fra pari) più che “top-down” (dall’alto verso il basso).

L’incontro, presentato da Emilio Carelli (autore peraltro di uno dei nostri libri di testo), è stato trasmesso in diretta da Sky, credo che il video sia disponibile da qualche parte su internet. La parte più interessante secondo me (devo dire che in qualche passaggio Gore mi è sembrato un po’ retorico…) è stata quella in cui hanno preso la parola i blogger. Per un’ora circa il Nobel ha interloquito con loro parlando di libertà di stampa, futuro della rete, ibridazione fra internet e tv. Hanno preso la parola diversi autori di blog molto seguiti (vi segnalo fra gli altri http://www.pandemia.info/ di Luca Conti, un ambientalista assai esperto di nuovi sistemi mediali). Dimostrando come quest’area della comunicazione abbia raggiunto una piena maturità che la mette in competizione, o quantomeno in alternativa, con quella dei mass-media tradizionali sempre più noiosi, piatti e ripetitivi…

martedì 6 maggio 2008

E' un gioiello

Domani vedrete...

lunedì 5 maggio 2008

Per chi non l'avesse visto...


Possiamo dialogare in tempo reale attraverso il nostro blog. E' facile:

* accanto alla mia foto, nella colonna di destra, c'è una piccola icona con sopra scritto "parla con il prof".

* se in quel momento sono connesso la scritta diventerà azzurra e sotto comparirà un avviso ("Adesso sono on line").

* Basterà cliccare sopra la scritta azzurra e si aprirà una finestra attraverso la quale potremo dialogare con la tastiera.

E in alternativa naturalmente c'è sempre l'e-mail...

sabato 3 maggio 2008

Facciamo il punto

Che cosa abbiamo appreso durante queste prime tre lezioni (più un’esercitazione)? Spetta innanzitutto a voi dirlo. Anche io però ho provato a fare il punto sul significato d’insieme del discorso che abbiamo fatto fin qui. Mi sembra che il concetto più importante stia nel fatto che prima di scrivere, o quantomeno contestualmente all’atto della scrittura, l’autore valuta in maniera più o meno consapevole alcuni parametri. Vediamoli:

1) che cosa racconto. Ovvero, quale scampolo di realtà trasformo in una notizia. È una scelta che il più delle volte, all’interno delle redazioni, avviene in una dimensione collettiva. Ci sono dei criteri che guidano i giornalisti a capire quali sono i fatti più importanti della giornata, si chiamano “valori notizia” ma ne parleremo più avanti. Se però volete intanto farvi un’infarinatura… c’è il link qui sotto.
DISPENSE: i valori notizia

2) a chi lo racconto. È il problema del destinatario, sintetizzabile in una frase a noi ormai nota (“il primo passo dipende dall’ultimo”). A seconda del profilo dell’enunciatario varia sia il linguaggio (pensate a com’è diversa la morfologia del periodo in una rivista per ragazzi da quello dei quotidiani economici…), sia la maniera stessa di interpretare la notizia (ma su questo vedi il punto 4).

3) attraverso quale medium lo racconto. Anche il medium condiziona il linguaggio rendendo assai diverso il testo composto per una testata che fornisce contenuti informativi via sms da un trimestrale d’approfondimento. Il fatto stesso di scrivere ci predispone verso una sintassi e verso tematiche diverse da quelle che affrontiamo parlando: la critica alla ragion pura di Kant avrebbe difficilmente visto la luce in un contesto di pura oralità (e comunque io non l’ho ancora capita).
DISPENSE: le tipologie di attacco

4) perché lo racconto. Esiste un perché rivolto all’indietro, che riguarda i criteri di notiziabilità di cui parlavamo nel punto 1. E un perché rivolto al futuro, intenzionale, che riguarda cioè gli obiettivi per cui racconto una determinata storia. Ogni narrazione contiene del resto una scelta prospettica da parte del giornalista, una tesi di fondo che ne determina il senso: chi è il protagonista della vicenda che sto narrando, il soggetto del programma narrativo che sto descrivendo, chi svolge funzioni di antisoggetto? Qual è l’oggetto di valore che le due figure attanziali si contendono? Quali valori verranno esplicitati attraverso la sanzione? Su quale delle quattro fasi del programma narrativo mi concentro?
DISPENSE: la semiotica semionarrativa

Anche se con una diversa articolazione si ripropongono, insomma, le tre domande cruciali della progettazione mediale: per chi, per cosa, in quale contesto.

Il salto di medium è il messaggio

Beh, con il corso non c’entra niente (o forse sì)… Però finalmente ho ricevuto le bozze di un volume edito da Franco Angeli ("L’arte dello spettatore") in cui comparirà un mio saggio sulle dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità. Contiene un concetto sul quale mi sono concentrato negli ultimi tempi, il “salto di medium”, vale a dire il passaggio da un medium all’altro durante la conversazione interpersonale. Il libro esce intorno al 10 giugno e recupera sul piano sincronico la logica della “remediation” messa a punto da David Bolter e Jay Grusin, autori di quel libro con la copertina gialla (“Remediation”, appunto) che avevo portato in aula durante la prima lezione. L’idea di fondo è che la progressione verso l’immediatezza della conversazione, passando dal semplice squillo del cellulare all’sms, dalla videochiamata alla socialità fisica, non sia casuale. Esiste anzi una strategia da parte degli interlocutori, un’intenzionalità nel gestire in maniera più o meno opaca la conversazione a seconda del medium che si utilizza. Tanto da farci ipotizzare, parafrasando McLuhan, che il “salto di medium” è il messaggio.

venerdì 2 maggio 2008

Il tempo di scrivere


Che differenza c’è fra scrivere un romanzo, un articolo di giornale e un post per un blog? Intorno a questa domanda abbiamo già ragionato durante queste prime lezioni. Abbiamo visto, infatti, che il supporto attraverso il quale si media un contenuto condiziona il linguaggio che si utilizza. Anzi, come sosteneva Marshall McLuhan, il principale teorico della comunicazione del Novecento, “il medium è il messaggio”. Per questo se ci apprestiamo a scrivere un articolo per un giornale on line utilizzeremo un tipo di attacco tendenzialmente diverso da quello che avremmo scelto per un giornale cartaceo.

D’altro canto i lettori hanno aspettative diverse: dal giornale on line si aspettano (sempre in linea di massima) di essere informati con tempestività, sul giornale di carta cercano invece una chiave di lettura che li aiuti a organizzare e ad interpretare le notizie che hanno appreso da fonti diverse. Da un blog si aspettano commenti personali o notizie che altrove non troveranno. Nel romanzo, poi, cercano un’esperienza dell’immaginario che fa riferimento più alla scrittura creativa che non a quella giornalistica (per quanto, basti pensare a Truman Capote, alcuni articoli particolarmente affascinanti sono stati scritti con lo stile del romanzo). C'è una differenza però che riguarda l’autore, la sua maniera di procedere e di organizzare il lavoro. A seconda del medium che si utilizza cambia persino la tempistica della scrittura. Guardate che cosa scrive al riguardo Steven Poole, un giornalista e compositore inglese che è anche autore di romanzi e titolare di un blog:


“Quando scrivo un libro ho a disposizione mesi o anni. Raccolgo parole in
capitoli che poi rileggo, taglio e faccio leggere ai miei amici perché li
smontino senza pietà (…) Quando scrivo un articolo ha a disposizione ore o
giorni. Scrivo il doppio del necessario e poi taglio fino a che non raggiungo il
numero di parole stabilito. A quel punto lo mando al giornale e forse un editor
mi chiamerà per farmi un paio di domande, permettendomi di chiarire una frase o
di correggere un refuso (…) Quando scrivo un post ho a disposizione ore o
minuti. Il caffè entra in circolazione e le mie dita diventano velocissime.
Nessuno lo vede finché non clicco il tasto “pubblica” e comincio a controllare
ossessivamente il traffico sul sito…”.

Questo articolo è uscito oggi su Internazionale, un interessantissimo settimanale che raccoglie servizi dai giornali di tutto il mondo, cerco magari di portarvi il testo integrale in aula ma intanto penso lo stralcio che vi propongo che offra più di uno spunto per capire quanto contano le condizioni al contorno nelle dinamiche di scrittura. Il blog di Steven Poole si trova invece a questo link.

giovedì 1 maggio 2008

Una novità nel blog

Da oggi possiamo dialogare in tempo reale attraverso il nostro blog. E' facile:

* accanto alla mia foto, nella colonna di destra, c'è una piccola icona con sopra scritto "parla con il prof".
* se in quel momento sono connesso la scritta diventerà azzurra e sotto comparirà un avviso ("Adesso sono on line").
* Basterà cliccare sopra la scritta azzurra e si aprirà una finestra attraverso la quale potremo dialogare con la tastiera.
Provare per credere! E in alternativa naturalmente c'è sempre l'e-mail...

venerdì 25 aprile 2008

Anche in Italia la tv di Al Gore


Avrete certamente sentito parlare di Al Gore, l’ex-vicepresidente degli Stati Uniti (ai tempi di Clinton, voi stavate ancora alle scuole medie o giù di lì…) che lo scorso anno è stato premiato con il Nobel per il suo impegno a favore della pace e dell’ambiente. Il suo film, “An inconvenient truth” (La verità scomoda), dedicato alla minaccia dell’effetto serra, ha ottenuto anche un Oscar. Il prossimo 8 maggio nel pomeriggio sarà a Roma, al Teatro Ambra Jovinelli, per presentare la versione italiana di Current tv: un canale televisivo via internet che si basa sui servizi realizzati dagli utenti. L’Italia è il primo paese non anglofono in cui Gore apre questa tv che sarà diretta da Tommaso Tessarolo e sarà visibile, oltre che su internet, anche su Sky. Penso che potrebbe interessare anche a voi partecipare a questo evento e scoprire questa maniera di fare "giornalismo dal basso", il cosiddetto citizen journalism: i servizi televisivi, chiamati pod, peraltro vengono retribuiti (fra i 200 e i 1.000 euro) e durano in genere fra i 3 e i 5 minuti. Insomma, potreste provare anche voi, no? Basta una una semplice telecamera digitale e una buona idea. Le informazioni sull’incontro con Al Gore si trovano a questo link e per ottenere l’accredito bisogna iscriversi utilizzando questo form.