Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia
lunedì 12 maggio 2008
sabato 10 maggio 2008
Contano più le persone o le organizzazioni?
Viaggio spesso in treno e pago le conseguenze di molti disservizi della rete italiana. Devo dire però che il personale di bordo, controllori e capotreni, il più delle volte sono molto gentili. Oggi per esempio, durante un viaggio fra Roma e Cervia, il treno era in ritardo e rischiavo di perdere la coincidenza alla stazione di Falconara verso nord. Il controllore però si è fatto in quattro per verificare se il treno corrispondente poteva attenderci e ha studiato, orario alla mano, tutte le possibili alternative. Una volta salito a bordo del secondo treno, pure questo con una coincidenza a rischio, un secondo controllore (stavolta donna) ha verificato con la stazione di Rimini se il treno per Ravenna poteva attenderci. Mi ha anche spiegato che, se avessi perso l’ultimo treno per Cervia, le ferrovie mi avrebbero offerto il taxi gratis per arrivarci (saranno almeno 40 chilometri). Poi è tornata da me e prima di entrare in stazione mi ha spiegato con un sorriso smagliante a quale binario sarei dovuto andare per la coincidenza. Qualcuno dirà che fa parte del loro lavoro comportarsi in questa maniera. Penso però che il viaggio di oggi dimostri come sia innanzitutto la qualità delle persone, l’attenzione con cui interpretano la propria professione, a determinare la qualità delle organizzazioni.
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Marco Fratoddi
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Io c’ero
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Marco Fratoddi
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martedì 6 maggio 2008
lunedì 5 maggio 2008
Per chi non l'avesse visto...
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Marco Fratoddi
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sabato 3 maggio 2008
Facciamo il punto
Che cosa abbiamo appreso durante queste prime tre lezioni (più un’esercitazione)? Spetta innanzitutto a voi dirlo. Anche io però ho provato a fare il punto sul significato d’insieme del discorso che abbiamo fatto fin qui. Mi sembra che il concetto più importante stia nel fatto che prima di scrivere, o quantomeno contestualmente all’atto della scrittura, l’autore valuta in maniera più o meno consapevole alcuni parametri. Vediamoli:
1) che cosa racconto. Ovvero, quale scampolo di realtà trasformo in una notizia. È una scelta che il più delle volte, all’interno delle redazioni, avviene in una dimensione collettiva. Ci sono dei criteri che guidano i giornalisti a capire quali sono i fatti più importanti della giornata, si chiamano “valori notizia” ma ne parleremo più avanti. Se però volete intanto farvi un’infarinatura… c’è il link qui sotto.
DISPENSE: i valori notizia
2) a chi lo racconto. È il problema del destinatario, sintetizzabile in una frase a noi ormai nota (“il primo passo dipende dall’ultimo”). A seconda del profilo dell’enunciatario varia sia il linguaggio (pensate a com’è diversa la morfologia del periodo in una rivista per ragazzi da quello dei quotidiani economici…), sia la maniera stessa di interpretare la notizia (ma su questo vedi il punto 4).
3) attraverso quale medium lo racconto. Anche il medium condiziona il linguaggio rendendo assai diverso il testo composto per una testata che fornisce contenuti informativi via sms da un trimestrale d’approfondimento. Il fatto stesso di scrivere ci predispone verso una sintassi e verso tematiche diverse da quelle che affrontiamo parlando: la critica alla ragion pura di Kant avrebbe difficilmente visto la luce in un contesto di pura oralità (e comunque io non l’ho ancora capita).
DISPENSE: le tipologie di attacco
4) perché lo racconto. Esiste un perché rivolto all’indietro, che riguarda i criteri di notiziabilità di cui parlavamo nel punto 1. E un perché rivolto al futuro, intenzionale, che riguarda cioè gli obiettivi per cui racconto una determinata storia. Ogni narrazione contiene del resto una scelta prospettica da parte del giornalista, una tesi di fondo che ne determina il senso: chi è il protagonista della vicenda che sto narrando, il soggetto del programma narrativo che sto descrivendo, chi svolge funzioni di antisoggetto? Qual è l’oggetto di valore che le due figure attanziali si contendono? Quali valori verranno esplicitati attraverso la sanzione? Su quale delle quattro fasi del programma narrativo mi concentro?
DISPENSE: la semiotica semionarrativa
Anche se con una diversa articolazione si ripropongono, insomma, le tre domande cruciali della progettazione mediale: per chi, per cosa, in quale contesto.
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Marco Fratoddi
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Il salto di medium è il messaggio
Beh, con il corso non c’entra niente (o forse sì)… Però finalmente ho ricevuto le bozze di un volume edito da Franco Angeli ("L’arte dello spettatore") in cui comparirà un mio saggio sulle dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità. Contiene un concetto sul quale mi sono concentrato negli ultimi tempi, il “salto di medium”, vale a dire il passaggio da un medium all’altro durante la conversazione interpersonale. Il libro esce intorno al 10 giugno e recupera sul piano sincronico la logica della “remediation” messa a punto da David Bolter e Jay Grusin, autori di quel libro con la copertina gialla (“Remediation”, appunto) che avevo portato in aula durante la prima lezione. L’idea di fondo è che la progressione verso l’immediatezza della conversazione, passando dal semplice squillo del cellulare all’sms, dalla videochiamata alla socialità fisica, non sia casuale. Esiste anzi una strategia da parte degli interlocutori, un’intenzionalità nel gestire in maniera più o meno opaca la conversazione a seconda del medium che si utilizza. Tanto da farci ipotizzare, parafrasando McLuhan, che il “salto di medium” è il messaggio.
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Marco Fratoddi
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venerdì 2 maggio 2008
Il tempo di scrivere
D’altro canto i lettori hanno aspettative diverse: dal giornale on line si aspettano (sempre in linea di massima) di essere informati con tempestività, sul giornale di carta cercano invece una chiave di lettura che li aiuti a organizzare e ad interpretare le notizie che hanno appreso da fonti diverse. Da un blog si aspettano commenti personali o notizie che altrove non troveranno. Nel romanzo, poi, cercano un’esperienza dell’immaginario che fa riferimento più alla scrittura creativa che non a quella giornalistica (per quanto, basti pensare a Truman Capote, alcuni articoli particolarmente affascinanti sono stati scritti con lo stile del romanzo). C'è una differenza però che riguarda l’autore, la sua maniera di procedere e di organizzare il lavoro. A seconda del medium che si utilizza cambia persino la tempistica della scrittura. Guardate che cosa scrive al riguardo Steven Poole, un giornalista e compositore inglese che è anche autore di romanzi e titolare di un blog:
“Quando scrivo un libro ho a disposizione mesi o anni. Raccolgo parole in
capitoli che poi rileggo, taglio e faccio leggere ai miei amici perché li
smontino senza pietà (…) Quando scrivo un articolo ha a disposizione ore o
giorni. Scrivo il doppio del necessario e poi taglio fino a che non raggiungo il
numero di parole stabilito. A quel punto lo mando al giornale e forse un editor
mi chiamerà per farmi un paio di domande, permettendomi di chiarire una frase o
di correggere un refuso (…) Quando scrivo un post ho a disposizione ore o
minuti. Il caffè entra in circolazione e le mie dita diventano velocissime.
Nessuno lo vede finché non clicco il tasto “pubblica” e comincio a controllare
ossessivamente il traffico sul sito…”.
Questo articolo è uscito oggi su Internazionale, un interessantissimo settimanale che raccoglie servizi dai giornali di tutto il mondo, cerco magari di portarvi il testo integrale in aula ma intanto penso lo stralcio che vi propongo che offra più di uno spunto per capire quanto contano le condizioni al contorno nelle dinamiche di scrittura. Il blog di Steven Poole si trova invece a questo link.
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Marco Fratoddi
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giovedì 1 maggio 2008
Una novità nel blog
Da oggi possiamo dialogare in tempo reale attraverso il nostro blog. E' facile:
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Marco Fratoddi
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venerdì 25 aprile 2008
Anche in Italia la tv di Al Gore
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Marco Fratoddi
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