Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

domenica 27 maggio 2007

Tipi di contenuto

Vi ricordate la nostra prima lezione? Federica, se non mi confondo, ha “scritto” il nostro primo testo. Ha messo cioè in ordine le riviste e i giornali che avevo portato in aula come se dovesse allestire un’edicola proprio sotto l’università: la sua ipotesi prevedeva da una parte le riviste per bambini, da un’altra i femminili (ma Flair è molto diverso da Gente…), poi i settimanali d’attualità, le riviste giovanili… e tutti in fila, da un’altra parte ancora, i quotidiani organizzati anche loro secondo alcuni criteri (il formato, l’area di diffusione, l’ideologia…). È un sistema complesso, una vera e propria galassia, che trova nell’edicola la sua migliore metafora: un’edicola in fondo, con le sue ibridazioni (basti pensare alla quantità di oggetti non-mediali che si vendono al suo interno, come i biglietti dell’autobus ma adesso anche le caramelle, i giocattoli, i souvenir…), è il simulacro della comunità che le ruota intorno. Ma rappresenta soltanto una parte dell’intero sistema mediale che comprende anche i media elettrici, i nuovi media (intesi, convenzionalmente, come i media basati sulla codifica digitale)… E domani, chissà.

Beh, da allora ne abbiamo fatta di strada. Ci siamo soffermati sui quotidiani individuandone i tratti distintivi e analizzandone, in base al formato e all’organizzazione plastica, il senso: ci sono i giornali su formato tradizionale, che raccontano (in linea di massima) la realtà secondo un punto di vista istituzionale; e quelli innovativi, su formato tabloid, finalizzati (almeno in Italia) ad un giornalismo d’opinione, politicamente orientato verso la rottura degli schemi sociali consolidati, l’innovazione formale e anche politica. Insomma: ci sono giornali conservativi (e conservatori) e giornali innovativi (e innovatori). E poi? Con un’ulteriore zoomata siamo entrati finalmente nel giornale. Abbiamo visto che è suddiviso in sezioni, poi in pagine che al loro interno presentano i contenuti: quelli visivi (vale a dire le foto e le illustrazioni), quelli verbali e l’infografica che rappresenta una sintesi fra i primi due. Un altro passo: i contenuti verbali, sui quali ci soffermiamo in questa esperienza formativa, si suddividono in diverse tipologie che abbiamo rintracciato attraverso il lavoro di gruppo dell’ultima lezione. Schematizziamo:

Contenuti informativi

  • Breve: notizia di poche righe, su fatti generalmente di secondaria importanza
  • Notizia: contenuto di circa 20/righe che fornisce le informazioni essenziali circa un determinato evento Servizio: contenuto più approfondito, sopra le 30 righe, che prevede il reperimento di fonti aggiuntive rispetto a quelle utilizzate per la notizia.
  • Cronaca: narrazione immediata di un certo evento. Si suddivide di solito in nera, rosa, sportiva, parlamentare… a seconda dei temi che tratta
  • Corrispondenza: arriva da un luogo lontano, dove agisce il corrispondente o l’inviato
  • Inchiesta: si suddivide in conoscitiva e investigativa, a seconda dell’atteggiamento con cui agisce l’autore e del tema che tratta… La prima inquadra un fenomeno sociale, la seconda porta alla luce un retroscena attraverso un’indagine realizzata dal giornalista.
  • Reportage: un articolo piuttosto esteso, nel quale l’autore (magari anche in prima persona…) racconta un’esperienza realizzata in un luogo lontano
  • Resoconto: il racconto di un avvenimento che si sviluppa in un determinato arco di tempo (un convegno, un corteo, una conferenza stampa…)
  • Pastone: un articolo che riassume gli eventi politici, di cronaca… o di altri temi della giornata

Contenuti d’opinione

  • Fondo: commento realizzato da alcune figure autorevoli, anche esterne alla redazione
  • Editoriale: solitamente del direttore o di un altro componente dello staff di direzione, che rappresenta il punto di vista della testata. In semiotica si parla perciò di “enunciatore delegato”, perché riceve la delega a rappresentare il punto di vista della redazione (e della testata)
  • Trafiletto: commento breve, su un tema di attualità, pungente e solitamente provocatorio
  • Corsivo: articolo di costume, con taglio satirico o polemico, firmato di solito da giornalisti di spicco
  • Commento: è un articolo nel quale si commenta (appunto…) un fatto raccontato in un articolo di taglio informativo
  • Recensione: dedicato a eventi o prodotti culturali, in equilibrio fra la cronaca e l’opinione
  • Rubrica: viene affidata sempre allo stesso autore, oltre ad essere centrata sul libero commento (per esempio… La bustina di Minerva che Umberto Eco scrive su L’Espresso) può anche essere tematica (per esempio una rubrica sul giardinaggio, l’informatica, la bellezza…)
  • Intervista: è uno dei generi giornalistici più complessi, può essere tematica o personale e si può realizzare secondo uno schema classico (domanda/risposta) o sciolta nel testo secondo l'alternanza mimesi/diegesi tipica dell'articolo di cronaca. Per un approfondimento clicca qui.

Altri tipi di contenuto

  • Redazionale: è uno spazio di natura promozionale, che deve essere segnalato come tale al lettore perché sia avvertito sul fatto che si tratta, in buona sostanza, di pubblicità
  • Pubbliredazionale: anche questo è finalizzato alla promozione e viene realizzato direttamente dall’inserzionista
  • Contenuti di servizio: i tamburini, le previsioni del tempo, la borsa…
  • Le lettere: è una delle sezioni più lette, uno spazio d'interazione fra i lettori e la testata

Ma davvero è così facile demarcare la linea che separa la cronaca dal commento, le news dalle views? Non sembra, vista l’efficacia del discorso oggettivante che consente di mascherare l’opinione personale dietro la cronaca (utilizzando, per esempio, testimonianze altrui o utilizzando uno stile impersonale, che dà per assodata un'argomentazione invece del tutto arbitraria). E soprattutto vista la fatale prospetticità che condiziona qualsiasi racconto. Già, il racconto… Ogni giornale è un racconto della realtà, che ciascuna testata realizza secondo il proprio punto di vista: giorno dopo giorno si dipana il “racconto dell’enunciatore”, inteso come racconto della realtà effettuato dall'individuo semiotico (la testata giornalistica). Dentro ogni giornale ci sono poi molti racconti, concatenati fra di loro, che i giornalisti realizzano partendo dal proprio punto di vista (condizionato da quello del lettore e da quello dell’editore). E questi racconti sono le unità testuali nelle quali si esercita la scrittura giornalistica…

Chi bio- mangiata!

Ieri sera sono stato a cena alla fattoria Agricoltura Nuova, lungo la via Pontina all’altezza di Mostacciano (subito fuori Roma). È un’impresa agricola biologica creata esattamente trent’anni fa da braccianti e contadini disoccupati che intrapresero, con coraggio, questo tipo di attività. Una bio-mangiata che non vi dico, fra tonnarelli cacio e pepe, parmigiana, yogurt al miele… Con l’occasione l’Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica) ha annunciato la nascita di una nuova fondazione dedicata alla ricerca sui prodotti biologici e biodinamici. Pensate: oggi appena l’1% della ricerca in agricoltura è destinato a questo settore. Se invece si investisse di più a favore dei prodotti agroalimentari di qualità, coltivati senza pesticidi, questi si potrebbero diffonedere meglio, a tutto vantaggio della salute collettiva. Anche il giornalismo può fare la sua parte per promuovere i consumi virutosi, raccontando per esempio le realtà territoriali che producono bio: perché non vi proponete nei giornali locali con un’inchiesta, o con una serie di articoli, su questo tema? Ne scoprirete certamente delle belle (anzi, delle buone…).

Breaking news: i risultati della prova intermedia

Eccoli, finalmente… Qui sotto trovate il risultato della vostra prova intermedia. Chiariamo subito un concetto: anche coloro che non l’hanno superata potranno accedere alla prova finale. «Ma professore, il voto della prova intermedia fa media?» mi chiedono spesso (e puntualmente ogni anno…) molti di voi. «Diciamo che cominciamo insieme a costruire la valutazione di questa esperienza» rispondo di solito io. E sarà così anche questa volta…

Nel complesso mi sembra comunque che la prova sia andata bene: i concetti di fondo sono stati ben individuati da una larga maggioranza anche se a volte mi sembra che qualcuno di voi, durante la stesura del compito, si sia deconcentrato… In altri casi ho trovato delle risposte molto ben argomentate accanto ad altre piuttosto approssimative: segno di qualche squilibrio nella preparazione che a questo punto del corso si può ancora giustificare (ma cercate di colmare per tempo le lacune…). Per chi ha ottenuto meno di 25, la Luna consiglia: vediamoci durante l’orario di ricevimento ed analizziamo, punto per punto, il vostro lavoro: non c’è occasione migliore per apprendere. Lo stesso vale ovviamente per tutti gli altri. E se qualcuno non si riconosce nella valutazione che ha ottenuto… clicchi qui (oppure lasci un commento).

Almaglio Lucia 28
Baris Tamara 26
Caporelli Francesco 21
Cotugno Gabriella 28
Curtis Mariangela 27
D’Angelo Dalia 26
D’Auria Piera 23
D’Eletto Riccardo 20
D’Ettorre Daniela 29
De Angelis Ilenia 28
De Biasio Gilda prova non superata
De Luca Mariarosaria 22
De Sisto Annagloria 26
Del Giudice Ester 28
Del Pico Ornella 28
Di Maio Alessia prova non superata
Di Mambro Pamela 30
Di Raimo Annaclaudia 26
Di Rosa Rosa prova non superata
Duiscardi Fabiola 25
Ferrera Erika 27
Ferruccio Manuela 26
Fuoco Valentina 28
Geremia Alessio 24
Granieri Rosanna 29
Iannelli Grazia 30
Laci Mario 27
Lautieri Francesca 25
Leonardi Federica 25
Liburdi Alessandro 27
Mattia Federica 27
Osypov Yuriy 18
Ribaldi Ivana 28
Tirelli Roberto 23
Zito Antonio 26

sabato 26 maggio 2007

Notizia incoraggiante

Ho trovato sul “Corriere della sera” questo articolo sul rapporto fra i giovani e i giornali. Una buona notizia, no? In fondo, tra i vostri risultati attesi, c’era anche quello di diventare dei “buoni lettori” di giornali (oltre che dei buoni autori di articoli…). Ma voi quanti giornali leggete ogni settimana?

Una giornata campale

Oggi abbiamo mandato in tipografia il numero di giugno della nostra rivista (La Nuova Ecologia). E' stata una bella fatica, anche perché dopo gli ultimi giorni dedicati alla chiusura, con tutte le rifiniture del caso, durante la notte si è interrotta la trasmissione delle pagine. Perciò stamattina abbiamo dovuto inviarle da capo. Cose che capitano... Nonostante qualche incidente come questo, la telematica (e in particolare le connessioni in banda larga, come l'Adsl) ha facilitato moltissimo le procedure del lavoro editoriale: soltanto qualche anno fa per mandare in stampa una rivista bisognava consegnare su un supporto fisico (per esempio un cd-rom) tutti gli impaginati in formato elettronico.

Poi, anche in questo caso, il messaggio si è separato dal messaggero... e adesso attraverso un protocollo di trasferimento dei file via web, l'Ftp (File transfert protocol), si trasmette tutto l'impaginato della rivista (di solito in formato Pdf) in poche ore alla tipografia. Nel nostro caso, impaginiamo a Roma e stampiamo a Salerno. Ma nella stessa tipografia arrivano, sempre tramite l'Ftp, anche delle riviste dall'estero.

Dopo che la rivista viene consegnata in tipografia, torna indietro (sempre via internet o su carta, con un corriere) la bozza definitiva: il direttore, o chi per lui, la esamina, chiede eventuali correzioni e poi sigla la bozza con il "si stampi". A quel punto possono partire le rotative...

E i risultati della prova intermedia?

Arrivano, arrivano... non vi preoccupate. Il risultato più importante è stato vedervi scambiare i ping. Sto lavorando alle valutazioni, penso che nel giro delle prossime ore riuscirò a pubblicarle...

Questione di ruoli

Il giornale? Lo abbiamo già detto… E’ un prodotto editoriale ma anche un servizio, perché presuppone un lavoro di selezione e di organizzazione delle notizie che gli autori (i giornalisti) realizzano per i lettori. E rappresenta un’opera collettiva che prevede alcuni ruoli all’interno della redazione e diversi livelli di responsabilità. Li vogliamo ricordare?

C’è il direttore che è il responsabile del giornale dal punto di vista organizzativo, giuridico e per certi aspetti economico, con uno o più vice. Poi c’è il caporedattore che media fra il direttore e la redazione e coordina l’intero processo di allestimento delle pagine. Quindi il segretario di redazione che svolge funzioni connettive all’interno della redazione sul piano tecnico e organizzativo. In redazione esistono poi di solito dei caposervizio che organizzano il lavoro ciascuno all’interno di una determinata sezione del giornale, leggono e “passano” gli articoli, fanno i titoli, scelgono le immagini… Tra i caposervizio c’è quello della cronaca cittadina che si chiama capocronaca. E alla fine i redattori che scrivono alcuni articoli, “passano” gli articoli degli altri redattori e dei collaboratori, titolano, scrivono le didascalie, “chiudono” le pagine prima di destinarle alla stampa…

Nell’organico di una redazione, almeno in quelle più grandi, ci sono inoltre dei corrispondenti da paesi stranieri e degli inviati che si recano sui luoghi in cui ci sono dei servizi da realizzare… E anche gli opinionisti che sono gli unici, oltre al direttore, a poter esprimere frontalmente il proprio pensiero rientrando perciò nella tipologia degli “enunciatori delegati”, vale a dire le figure alle quali la testata affida il compito di esprimere la linea politica e culturale…

Al di fuori di questo sistema esistono poi i collaboratori fissi, quelli saltuari e infine i free lance che si propongono sul mercato della notizia a più testati. Di solito, quando si comincia a scrivere per un giornale, ci si propone come collaboratore esterno: una buona maniera è quella di scrivere al caporedattore, o al direttore, proponendo degli articoli o delle interviste con un breve abstract. Ma non finisce qui. In un giornale ci sono poi delle figure professionali che si occupano dei contenuti visivi: il fotoeditor, il grafico, l’art-director… che collaborano fra di loro e con gli autori dei contenuti verbali. Per questo il direttore di una testata giornalistica viene definito il responsabile dell’”opera collettiva dell’ingegno”…

sabato 19 maggio 2007

Parliamo di cose serie...

Diamo un’occhiata qua e là agli elaborati, tanto per condividere qualche riflessione utile a tutti. A proposito dei valori notizia:

«Quelli che trovo più interessanti – scrive Federica - (…) penso siano (…) la
comunicabilità, cioè la scrittura deve essere comprensibile e semplice».
In realtà ciò che deve essere semplice, perché un determinato fatto abbia buone probabilità di diventare una notizia, è la struttura della storia. Il linguaggio, certo, deve essere comprensibile al maggior numero di persone possibile ma il contenuto della narrazione è più facilmente notiziabile se risponde innanzitutto ad uno schema semplice. Anche per questo è utile la semiotica semionarrativa: ci aiuta ad individuare l’ossatura dell’informazione, la struttura narrativa profondo che la sostiene, prima della sua manifestazione discorsiva. Ci aiuta ad introiettare un’ecologia della narrazione giornalistica.

Ancora su questo tema, Daniela:
«Di solito le cattive notizie sono più interessanti delle belle e si dice che
ogni notizia è una cattiva notizia. Questo però non riguarda il giornalismo
ambientale che deve essere educativo».
Mi sembra una riflessione interessante: la funzione del giornalismo ambientale, per come mi piace concepirlo, è innanzitutto quella di promuovere comportamenti virtuosi. Questa finalità legittima la narrazione del conflitto, come abbiamo visto in questi giorni a Serre con la protesta popolare intorno alla discarica su cui stava lavorando Toni Mira, l’inviato dell’Avvenire, quando gli abbiamo telefonato. E giustifica anche la divulgazione scientifica sui temi e i problemi ambientali, come l’effetto serra, che sono diventati di grande attualità negli ultimi mesi. Ma penso che la finalità del giornalismo ambientale sia in primo luogo quella di educare i cittadini, motivare verso nuovi stili di vita, prevenire l’emergenza. E' un giornalismo intenzionale, finalizzato al cambiamento sociale. Come si fa? Magari raccontando storie esemplari, buone pratiche, tendenze sociali che vanno nella direzione della sostenibilità. È più difficile, proprio perché, come ricordava Daniela, una notizia è innanzitutto una cattiva notizia… ma è un interessante terreno di ricerca per chi lavora in questo campo. Per fare bene il giornalismo ambientale (e non la semplice cronaca ambientalista) bisogna rivedere i criteri di notiziabilità e saper rendere interessanti agli occhi dei lettori anche le storie in positivo.

In diversi compiti poi (per esempio in quello di Rosanna) si fa confusione tra organizzazione plastica della pagina e modelli di impaginazione. Attraverso la prima, determinata dai tre livelli di cui abbiamo parlato (eidetico, topologico e cromatico), si definisce il ritmo della pagina e in senso più ampio l’identità dell’individuo semiotico (il giornale). I secondi invece sono degli schemi di impaginazione che ricorrono, per grandi linee e con molte variabili, nei giornali: a libro, a stella e a schermo. In qualche modo nell’organizzazione plastica si proietta il simulacro dell’enunciatore assumendo, a seconda del ritmo, un certo effetto di senso. I modelli di impaginazione invece sono delle ricorrenze tecniche che organizzano, a livello superficiale, giorno dopo giorno il discorso dell’enunciatore (il giornale stesso). Non è chiaro? Clicca qui e scrivi al prof.

Una considerazione, infine, circa gli attacchi (quelli che ho letto fin qui): a prescindere dal modello che si utilizzi (uno dei sette che abbiamo esemplificato) bisogna descrivere entro le prime righe dell’articolo il senso della storia e circostanziare la notizia attraverso la griglia delle mitiche cinque W (che tradotte in italiano stanno per chi, cosa, dove, quando e perché). Perciò, componendo l’attacco, bisogna fare lo sforzo di centrare il focus della notizia (vale a dire il punto di vista dal quale la osserviamo) e narrarlo, con completezza, nel giro di pochissimi periodi brevi, possibilmente con un ritmo brillante. Più oltre poi si riprende a narrare la storia due, tre, quattro volte… arricchendo ad ogni ciclo narrativo l’articolo di elementi, testimonianze, informazioni collaterali… fino alla chiusa. A volte ho visto che li componete in maniera fin troppo sintetica, impedendo a chi legge di comprendere fino in fondo di che cosa si sta parlando, a volte attraverso dei periodi troppo estesi… Comunque (quasi) tutti i compiti stanno andando bene, alcuni anche molto bene, con considerazioni personali molto interessanti. In ogni caso voglio chiarire che tutti, anche quanti non dovessero superare la prova intermedia, potranno affrontare quella finale. Beh, ora torno a leggere (sto a due terzi del primo giro)…

giovedì 17 maggio 2007

Grazie Roma

Ah, sapevate che sul nostro blog si possono anche pubblicare delle immagini?

mercoledì 16 maggio 2007

Primo sguardo

È sempre emozionante leggere gli elaborati delle prove d’esame. Si ricostruisce per frammenti, schegge, pensieri più o meno articolati, l’intero discorso che abbiamo condotto insieme. La sensazione è quella di trovarsi al cospetto di un collage testuale nel quale si proietta il simulacro del gruppo. Piano piano (ma non troppo, state tranquilli…) li leggerò tutti. Intanto, da una prima occhiata, vi posso dire che nonostante qualche squilibrio (e qualche disattenzione) i concetti di fondo sono stati ben recepiti da quasi tutti voi. Penso dovremo tornare, ahimè, sulle caratteristiche della civiltà orale che riemergono nella scrittura giornalistica della tarda modernità. E anche sul concetto di attacco che qualcuno confonde (o gestisce) come fosse un titolo. Ma c’è ancora tempo per imparare…