Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

lunedì 21 aprile 2008

Giovedì pomeriggio niente lezione

Mi spiace ma purtroppo non posso tenere la lezione straordinaria giovedì pomeriggio, come avevamo previsto per recuperare quella saltata la settimana scorsa. Cercheremo una giornata più avanti per non finire troppo in là con il calendario...

domenica 20 aprile 2008

Testo e non testo

Piccolo promemoria sugli argomenti che abbiamo toccato durante il nostro primo incontro:


  • definizione di testo

  • definizione di notizia

  • organizzazione plastica della pagina

Sulla definizione di notizia e sull'organizzazione plastica della pagina date un'occhiata a questo post (solo le voci che vi interessano). Sul concetto di testo provo invece a riassumere brevemente il ragionamento che abbiamo fatto in aula. Siamo abituati a pensare il testo (dalla base latina textus, tessuto) come un intreccio di parole che, messe insieme, assumono un certo significato. In realtà, dal punto di vista della semiotica, il testo è qualcosa di più ampio, può essere intepretato semmai come un sistema di segni che assume un significato per qualcuno che lo osserva. Non solo: quel sistema di segni, il testo, si può distinguere da ciò che non è testo, si può analizzare per livelli successivi (dentro un testo perciò, come nelle matrioske, c'è sempre un altro testo...). Perché allora un'edicola è un testo? Se qualcuno vuole rispondere, e aggiungere magari qualche considerazione, può utilizzare i commenti oppure scrivermi qui.

Ma c''è un altro aspetto che vorrei sottolineare del discorso che abbiamo appena cominciato. Abbiamo condiviso, insieme a René Daumal (che recupera questo insegnamento buddista nel suo romanzo "Il monte Analogo"), un concetto molto importante nella comunicazione: il primo passo dipende dall'ultimo. Dunque, come ha detto Martina quando ha cominciato a mettere in ordine i giornali nella nostra edicola, prima di costruire il nostro sistema di segni dobbiamo stabilire un criterio che interpreti l'identità dell'enunciatario. Chi leggerà il mio articolo? Attraverso quale medium? In quale contesto ne fruirà? Sono le tre domande canoniche della progettazione editoriale (per chi, per cosa, in quale contesto) che guidano, in qualche modo, anche le scelte del giornalista quando si prepara a comporre il proprio articolo... Vedremo, dal punto di vista tecnico, per esempio nella scelta del registro linguistico da utilizzare durante la scrittura, nella tipologia di attacco che decidiamo di utilizzare o nell'identificazione stessa della notizia... che cosa significa rispondere a queste domande. Ci vediamo mercoledì!

giovedì 17 aprile 2008

Solo tre mani alzate


Ieri finalmente ho conosciuto la classe del corso 2008. E come ogni anno ho cercato di capire quanti di loro seguono questo corso con l’intenzione di lavorare, un domani, come giornalisti. Solo in tre (su una trentina di presenti) hanno alzato la mano… Pochi, vero? Per essere una facoltà umanistica direi di sì. Ma è anche vero che la professione giornalistica non affascina più come un tempo. E forse viene percepita come un percorso difficile, che si compie con tempi molto lunghi, facendo mille sacrifici...

Non lo nego. Ma innanzitutto vorrei che quanti pensano di fare questo lavoro si pongano questa domanda: a che cosa serve oggi fare il giornalista? Quale funzione svolgono i giornalisti nella nostra società? Servono ancora, come accadeva un tempo, a rivelare il vero, a farne oggetto di una consapevolezza pubblica? O sono anch’essi manipolati (occhio a questo termine che non utilizzo in maniera casuale…) dalla realtà che raccontano? Forse, tutto sta a trovare le motivazioni giuste per immettersi in una strada effettivamente così difficile, lungo la quale sono soprattutto i giornalisti oggi a dover difendere la propria autonomia di giudizio… Tanto per ragionarci sopra, date magari un’occhiata al sito “Piccoli giornalisti”: troverete qualche spunto di riflessione e anche diverse informazioni pratiche.

Questo corso deve comunque essere utile anche a chi possiede aspirazioni professionali diverse. Cercherò quindi di portare gli studenti dietro le quinte della narrazione giornalistica per ragionare insieme sulla costruzione del senso. Come punto d’arrivo poi vorrei farvi osservare questo genere letterario nella sua dimensione più avanzata, quella dei nuovi media, dove la scrittura assume una morfologia innovativa, direi quasi tridimensionale. È la scrittura della tarda modernità, quella che si esercita su oggetti di medazione sempre più piccoli recuperando, paradossalmente, modalità sintattiche che risalgono all’epoca della civiltà orale. Vedete l'immagine? E' un display flessibile sperimentato dalla Philips sul quale si visualizzano lettere e immagini grazie all'e-ink, l'inchiostro elettronico. Mi appassiona molto questo aspetto della nostra ricerca, spero interessi anche a voi. Ci vediamo mercoledi!

martedì 15 aprile 2008

Domani si comincia

Tre anni fa l'elezione del Papa, due anni fa quella del presidente della Repubblica, nel 2007 per la verità nulla di particolare... Ma iniziare il corso di scrittura giornalistica proprio all'indomani delle elezioni è una bella coincidenza, no? Ho comprato un mazzetto di giornali e domani cominceremo a guardarceli per capire sia dal punto di vista strutturale, sia da quello contenutistico, che cosa li differenzia. Introdurremo il concetto di organizzazione plastica della pagina (è scrittura giornalistica anche quella...) e proveremo a sistemare la costellazione dei vecchi e nuovi media. Credo che ci sarà anche spazio per ragionare sulla prospetticità della narrazione, un concetto che tornerà spesso durante il nostro corso. Ma non anticipiamo troppi particolari... Ci vediamo alle 16 in aula 9. A domani!

martedì 8 aprile 2008

Un'idea che ha funzionato


Oggi il corriere.it ha ripreso un servizio che abbiamo realizzato su La Nuova Ecologia. E' stata una bella soddisfazione, anche perché ci abbiamo lavorato molto: è uno sguardo nel futuro della Terra attraverso alcune schede di Pietro Cambi, un ingegnere che si occupa di trazione elettrica, e le tavole di un bravo illustratore, Luca Scaramuzzino, che utilizza una tecnica molto interessante, una specie di collage elettronico fra diverse immagini digitali manipolate in 3 D (con il sostegno della nostra photoeditor, Arianna Catania). Mi piace mostrarvelo perché ci aiuta a capire due cose: non sono soltanto le cattive notizie a trovare spazio sui giornali ma anche le storie che prefigurano un futuro migliore, che danno speranza, fanno pensare al cambiamento, e questa è una specificità del giornalismo ambientale; il giornalismo in senso più ampio non è soltanto scrittura ma anche visione, un testo sincretico che restituisce (nella sintesi fra due diverse sostanze dell'espressione, la parola e l'immagine) il senso del racconto. Insomma, è un'idea che ha funzionato e mi piace condividerla con chi passa da queste parti...

lunedì 7 aprile 2008

Meno sette


Mancano poche ore all’inizio del corso, poco più di una settimana, e sto rimettendo in ordine le idee. Curioso l’orario di quest’anno, vero? Due ore il mercoledì pomeriggio, due il giovedì mattina. Dedicheremo queste ultime alla scrittura, nel laboratorio informatico che ho già provveduto a prenotare. In particolare cercheremo di sperimentare, meglio di quanto non sia avvenuto gli anni scorsi, le strategie oggettivanti che, insieme all’alternanza mimesi/diegesi, costituiscono uno dei tratti distintivi della scrittura giornalistica. Ma l’asse portante del corso sarà ancora una volta la semitica semionarrativa che ci porterà nelle strutture profonde della narrazione. Cominceremo a parlarne la settimana prossima…

Intanto c’è una bella notizia. Christian Aletto, un mio studente del corso di Navigoergosum, il mio corso di Teoria e tecniche dei nuovi media di cinque anni fa, si è laureato. Abbiamo lavorato ad una tesi sui blog educativi e Christian ha sviluppato, per l’occasione, il progetto editoriale per un social network dell’ateneo. Il progetto è molto ben fatto, Christian è anche un bravissimo grafico, e sarebbe bello (oltre che utile per la popolazione universitaria) realizzarlo. Chissà… Intanto ancora complimenti a Christian per il bel lavoro che ha realizzato, si vede che è un terreno nel quale potrà andare molto avanti.

Sempre a questo proposito, anticipo agli studenti di quest’anno che una parte del corso (anzi, forse il suo punto d’arrivo) riguarda la scrittura giornalistica sui nuovi media… quindi cominciate a navigare con occhio critico nei giornali on-line come repubblica.it, corriere.it, lastampa.it… e magari anche in quelli stranieri (guardian, independent, washingtonpost, newyorktimes, lemonde…).

E siccome ci piace guardare avanti, leggetevi questa intervista a Tommaso Tessarolo, neo-direttore di Current Tv: la televisione on-line di Al Gore che il mese prossimo sbarca in Italia. Esula (anche per ragioni di tempo…) dai linguaggi che potremo sperimentare ma penso vi sia utile sapere che le nuove piattaforme mediali, quelle su cui si muovono i giornalisti della tarda modernità, vanno in questa direzione… A mercoledì prossimo!

giovedì 7 febbraio 2008

Pensando e scrivendo

Lo so, ultimamente non mi sono fatto vedere molto da queste parti. Ma ho avuto un inizio d’anno a dir poco complicato. Mi perdonate? Piccolo aggiornamento: sto ripensando alcuni aspetti del corso (lavoreremo di più sul discorso oggettivante) e leggendo nuovi libri da affiancare all’insuperabile (almeno per ora) Papuzzi. Per esempio agli appassionati del piccolo schermo vorrei proporre “La televisione senza palinsesto” (De Angelis) dedicato ai contenuti, non solo giornalistici, della tv digitale. È stato scritto da Antonio Pascotto, un giornalista del Tg4, e mi interessa perché aiuta a comprendere la nuova funzione (e la nuova identità) dell’autore nell’epoca del social network multimediale. Tanto per capirci vi trascrivo un pezzetto dedicato alla “Snack tv”: “Si consuma tutto e subito. Ovunque ci si trovi: al bar, in ascensore, in coda davanti agli sportelli postali, alla fermata del tram. A piccole dosi muovendosi o durante una pausa della propria attività”. Avete presente quelli che guardano le partite sul videofonino o che si collegano al web mentre stanno in treno? Ecco, stiamo parlando di queste modalità di fruizione. Così, spiega Pascotto, sono nati dei formati di testo apposta per queste circostanze: “Contenuti brevi, come video musicali, mobisodes o minisodi - gli episodi dei telefilm realizzati apposta per i cellulari – e break news”. Un discorso, insomma, che mi sembra utile riprendere quando parleremo di microcontenuti e della morfologia del periodo nel giornalismo della tarda modernità.

Sempre in questo periodo sto lavorando alla tesina di un vostro collega, in Teorie e tecniche dei nuovi media, dedicata ai blog educativi: da quello che sto leggendo mi sembra un lavoro molto interessante, con una parte di analisi del fenomeno e un’altra, alla quale teniamo molto, dedicata alla progettazione di un’ipotetica piattaforma mediale della facoltà. Mica male come idea, no? Per il resto i giorni passano e l’inizio del corso (credo intorno alla metà di aprile) si avvicina.
Tutto fa pensare che le notizie su cui esercitarci non mancheranno: più o meno in quel periodo ci saranno le elezioni e sarà interessante verificare le dinamiche di prospetticità nel giornalismo politico.

mercoledì 21 novembre 2007

Salto di medium

Ciao a tutti… purtroppo non sono riuscito ad aggiornare il blog durante le ultime settimane. Il lavoro nella rivista, e non solo, mi sta proprio schiacciando… E così abbiamo un po’ perso il filo dei nostri ragionamenti intorno all’ecologia del giornalismo. Intanto è accaduta una cosa bella: si è laureato (alla fine di ottobre) Fabrizio, uno studente che ha frequentato il mio corso di “Teorie e tecniche dei nuovi media” quattro anni fa e che mi aveva chiesto di seguire la sua tesina. Abbiamo lavorato sulla costruzione dell’identità on line, dalle chat a Second Life, ed è venuta fuori una ricerca dall'impianto semplice ma interessante, peraltro con un’intervista finale e Mauro Gerosa sul futuro del web 3D. Poi mi sono dedicato al completamento di un piccolo saggio sul “salto di medium”, vale a dire l’utilizzo strategico di media diversi durante la conversazione mediata dal computer (dovrebbe uscire all’inizio del 2008 in un libro edito da Franco Angeli). Ho cercato di fare del mio meglio, speriamo che i lettori lo trovino interessante… Intanto sto pensando al prossimo corso di scrittura giornalistica: vorrei trovare delle formule nuove, penso che alcuni aspetti (soprattutto il discorso oggettivante) andrebbero approfonditi meglio. Ma c’è ancora tempo per ragionare, voi che ne dite? Ci sentiamo!

giovedì 18 ottobre 2007

Congratulations Al


Beh, ormai dovreste saperlo tutti… Al Gore, ex-vicepresidente degli Stati Uniti e
protagonista del film An inconvenient truth (Una verità scomoda), ha vinto il Nobel per la pace. Penso che sia la notizia d’argomento ambientale più importante dell’anno perciò vale la pena di rilanciarla anche dal nostro blog. Qui accanto trovate la copertina de "La Nuova Ecologia" dello scorso gennaio, dove abbiamo pubblicato un’intervista a Gore che potete leggere a questo link. Insomma, abbiamo visto lungo… Ma c’è di più. La sera prima dell’annuncio mi trovavo a Torino per il festival Cinemambiente. Si presentava “The 11th Hour” (L’undicesima ora), un film con Leonardo Di Caprio dedicato agli sconvolgimenti climatici, e gli organizzatori mi hanno chiesto di dire qualcosa prima della proiezione. Ora io non sapevo bene che cosa dire, non ero affatto preparato ad una cosa del genere… E così ho pensato di chiedere alla platea un applauso benaugurante perché il Nobel venisse assegnato la mattina dopo a Gore. Ho portato bene, no? Peccato che il film di Di Caprio, nonostante le buone intenzioni, non mi sia piaciuto affatto. È piuttosto noioso, non credo che potrà avere successo dalle nostre parti, anche se negli Stati Uniti ha incassato in due mesi più di 700.000 dollari, che per un documentario non sono affatto male… Questo è il mio giudizio di sentesi su “Europa” di sabato scorso:


Film meno scolastico, ma allo stesso tempo più granitico, di quello realizzato da Gore. Ci sono le immagini del pianeta assediato dal global warming, montate con smaliziatezza quasi televisiva dalle sorelle Conners, due registe californiane che producono videoclip a sfondo sociale. Poi una lunga serie di interviste a scienziati e leader politici che spiegano le cause delle alterazioni climatiche e prefigurano il tramonto dell’umanità. Infine lui, Leonardo, che invita di tanto in tanto gli spettatori a cambiare stile di vita. Riuscirà ad ottenere nelle pratiche individuali quello che Gore ha provocato nel dibattito internazionale? «“L’undicesima ora” sfugge all’impotenza e al nichilismo che spesso l’accompagna, lanciando un appello alla nostra ragione» commentava qualche settimana fa il New York Times. L’impressione però è che si tratti di un’occasione persa per rilanciare al pubblico globale, in maniera positiva e convincente, la scomoda verità del messaggio ecologista.
Troppo severo? Se vi capiterà di vederlo (in Italia dovrebbe uscire a gennaio) mi direte la vostra. Invece un film molto bello che ho visto a Torino è “China Blue” di Micha Peled, un regista israeliano emigrato (sembra in autostop) negli Stati Uniti. Racconta la storia vera di una giovane cinese, Jasmine, che lascia la sua famiglia in campagna per cercare lavoro in città. E finisce in una delle tante aziende tessili, vicino Canton, che producono abiti a bassissimo costo. Il documentario, girato in larga parte clandestinamente, ci accompagna nella giornata di Jasmine e delle sue amiche, tutte adolescenti, che lavorano fino a 16 ore al giorno per cucire pantaloni. Un film che colpisce al cuore ma che fa anche riflettere molto… Se volete saperne di più date un’occhiata a questo link: www.pbs.org/independentlens/chinablue.

martedì 9 ottobre 2007

Il giornalismo può essere oggettivo?

La domanda è riemersa oggi durante un incontro (il primo…) con gli studenti del corso di giornalismo “Laura Conti”, organizzato da “La Nuova Ecologia”. Devo dire che ogni volta mi capita di introdurre alla scrittura giornalistica attraverso la semiotica narrativa il quesito si ripresenta con buona puntualità… Ma insomma, mi viene detto, se il senso di ogni storia dipende innanzitutto dal punto di vista del narratore, se la “fatale prospetticità” del giornalista (come la definisce Umberto Eco) diventa una regola del gioco, che fine fa l’oggettività? Non rischiamo di avallare un giornalismo di parte, che strumentalizza le storie e ne flette il senso a seconda del sistema di valori, dell’ideologia di chi scrive (o, peggio, di chi edita)? Sulla questione, come potrete immaginare, fra giornalisti si è discusso (e si discute) a lungo. Voglio ragionarci ancora un po’ sopra… L’oggettività, mi viene da dire, è un o obiettivo verso il quale noi giornalisti dobbiamo tendere. Ma dobbiamo anche essere consapevoli che nessuno di noi, fuori e dentro il giornalismo ambientale, può definirsi depositario della verità. Il nostro valore di riferimento deve essere l’onestà nei confronti del lettore e delle fonti che utilizziamo, dobbiamo riferire storie ben circostanziate senza omettere (o distorcere) particolari di cui siamo a conoscenza. Abbiamo anche il dovere, dettato dalla deontologia, di sentire la controparte. La differenza, allora, sta forse tra le storie ben circostanziate, di cui il giornalista determina inevitabilmente il senso, e quelle in cui le fonti o le informazioni vengono manipolate per sostenere una tesi preconcetta. Ma mi piacerebbe sentire anche opinioni diverse e articolare ulteriormente il discorso…