Il blog del corso di scrittura giornalistica I - Università di Cassino, facoltà di Lettere e filosofia

mercoledì 16 maggio 2007

Primo sguardo

È sempre emozionante leggere gli elaborati delle prove d’esame. Si ricostruisce per frammenti, schegge, pensieri più o meno articolati, l’intero discorso che abbiamo condotto insieme. La sensazione è quella di trovarsi al cospetto di un collage testuale nel quale si proietta il simulacro del gruppo. Piano piano (ma non troppo, state tranquilli…) li leggerò tutti. Intanto, da una prima occhiata, vi posso dire che nonostante qualche squilibrio (e qualche disattenzione) i concetti di fondo sono stati ben recepiti da quasi tutti voi. Penso dovremo tornare, ahimè, sulle caratteristiche della civiltà orale che riemergono nella scrittura giornalistica della tarda modernità. E anche sul concetto di attacco che qualcuno confonde (o gestisce) come fosse un titolo. Ma c’è ancora tempo per imparare…

martedì 15 maggio 2007

Volete vedere Toni Mira?

Guardate qui... Un redattore della nostra rivista, subito dopo la nostra diretta telefonica, ha chiamato Toni Mira per avere una testimonianza da Serre. Ecco l'intervista con la foto del giornalista di "Avvenire" (e nostro antico collaboratore) che, come vi dicevo, ha da poco ricevuto il premio Saint Vincent per le migliori inchieste pubblicate sui quotidiani italiani.

Tutto tace

Buon segno... significa che non avete grossi dubbi rispetto alla prova intermedia di domani (oppure che siete molto timidi). Io comunque domattina ricevo nella stanza 210 per un ripasso dell'ultim'ora. Beh, buonanotte...

domenica 13 maggio 2007

Dalla civiltà orale a quella neomediale

Una vostra collega (o un vostro collega?) mi ha ricordato tramite un commento di inserire sul blog lo schemino che riassume le caratteristiche delle diverse civiltà mediali. Lo trovate a questo link ma per la prova intermedia possono bastare i concetti espressi nelle prime due colonne, vale a dire quelle relative alla civiltà orale e chirografica, ok? Vorrei sottolineare che queste caratteristiche, estrapolate sostanzialmente dagli studi di Walter Ong ed Eric Havelock, non si esauriscono con il passaggio da una fase all'altra ma permangono e si ripresentano magari a distanza di millenni.

Nella scrittura giornalistica, per esempio, troviamo diversi tratti distintitivi della civiltà orale: la ridondanza, l'incisività del lessico ed il ricorso all'iperbole, la struttura agonistica del racconto... Si scrive cioè con uno stile finalizzato, in qualche modo, a incidere nella memoria di chi legge, come avveniva prima della nascita della scrittura. Un'altra bella lettura al riguardo, anche se centrata più sull'estetica che non sulla lingustica, è "Remediation": un volume di D. Bolter e R. Grusin, (Guerini e associati editore 2002) che suggerisce un'idea fluida della nostra storia mediale, evidenziando le relazioni fra i media di epoche diverse (la televisione che "copia" la propria estetica dal teatro, internet che "copia" dalla carta stampata... e poi, invertendo il senso della storia, la carta stampata che "copia" da internet).

Come dire: nulla si crea e nulla si distrugge, fra le diverse civiltà della comunicazione non esistono degli steccati troppo definiti, la storia è fluida e a volte, andando avanti, si torna indietro nel tempo, si ritorna al futuro...

Ma insomma, che cosa succede durante la prova intermedia?

Semplice… C’è un test con cinque domande, fra le quali un’esercitazione. Potranno vertere su tutti gli argomenti affrontati fin qui (sui più importanti faremo un mega-ripasso in peer-to-peer martedì):

  • L’aspetto formale e l’organizzazione plastica della pagina
    La scrittura giornalistica non è solo quella verbale. Esiste una scrittura visiva che determinata dall’organizzazione plastica della pagina, il suo significato complessivo e quello delle notizie che pubblicate al suo interno. I tre livelli dell’organizzazione plastica, secondo Greimas: eidetico, topologico, cromatico. Anche il formato (tradizionale o tabloid) ha il proprio significato determinando un’estetica della frattura o dell’armonia coerente con il racconto quotidiano realizzato dal giornale, con la sua ideologia e la sua visione della società. Il giornale insomma è innanzitutto un prodotto visivo il cui significato viene assunto dal lettore a prima vista, quando lo osserva nel suo insieme e ne recepisce il senso…


  • Definizione di giornale e tendenze del giornalismo contemporaneo
    È un oggetto che media fra l’enunciatore e l’enunciatario, fra l’autore e il lettore, fra l’emittente e il destinatario. Insomma, fra chi scrive e chi legge. Ma è anche un servizio di selezione e trattamento delle notizie che la redazione realizza per i propri lettori. Il giornale possiede inoltre alcune caratteristiche peculiari: la periodicità (non oltre la settimana), il fatto di essere stampato su carta, l’ampiezza degli argomenti, l’accessibilità anche economica a una fascia ampia di lettori…


  • Definizione di notizia
    La notizia è un ritaglio di realtà, solitamente tratto dalla vita quotidiana, che il giornalista realizza tenendo conto degli interessi di chi legge. Giusto? La notizia perciò non coincide con la realtà ma la rappresenta. Risente inoltre della visione prospettica con cui il giornalista osserva ogni avvenimento: nessuna notizia può essere comunicata in maniera oggettiva, è sempre influenzata dal punto di vista di chi la racconta. E per certi aspetti nessuna notizia coincide strettamente con la verità… anche se il giornalista deve garantire al lettore la propria onestà professionale. La notizia del resto, almeno da quando esiste la penny press (1830 o giù di lì…), è il materiale di lavoro del giornalista. Senza il giornalista la notizia non esiste (e viceversa…). Altri concetti utili per un discorso sulla notizia: differenza fra news e views (nonché fra straight reporting ed interpretative reporting), identificazione di una notizia (per rappresentazione o contrapposizione)… Basta? No! Per comporre una notizia è sempre importante avere presente la griglia delle care, vecchie cinque W: Who, where, when, what, why, (chi, dove, quando, cosa e perché…).


  • Modalità di attacco
    Secondo il nostro libro di testo ne esistono quattro, io mi sono spinto a esemplificarvene sette… L’importante è sapere che non rappresentano uno schema rigido ma uno strumento per far rendere al meglio la fantasia di ciascun giornalista. Ricordiamoci poi che qualunque contenuto giornalistico si divide in tre parti: oltre all’attacco c’è la fase referenziale (pancia) e la chiusa. Quest’ultima è un altro momento cruciale del rapporto con il lettore… C’è chi dice che una buona maniera di trovare una chiusa sia quella di tornare sulle immagini o sull’argomentazione dell’attacco, chiudendo così il cerchio. A mio avviso, innanzitutto, è meglio evitare la morale: le conclusioni, sulla base delle informazioni che il giornalista organizza nell’articolo, deve trarle il lettore…


  • I valori notizia
    Perché alcune notizie si pubblicano e altre no? E perché alcune assumono una certa importanza e altre meno? Di mezzo c’è ovviamente l’arbitrarietà degli autori del giornale che discutono, in redazione, le notizie del giorno. In maniera più o meno consapevole però si fa riferimento a una serie di “valori notizia” individuati nel tempo e che determinano il “peso” di una certa notizia. Anche qui con un’importante avvertenza: tutto è relativo nel giornalismo. Una notizia importante per un quotidiano può non esserlo per un mensile, una rivista di motociclette seleziona le notizie in base alla propria missione, a volte dare un certo peso a una notizia, anche ingiustificato dalla cronaca, può avere un significato provocatorio… L’autonomia delle scelte di una redazione non deve mai (o non dovrebbe mai) venir meno.


  • Il concetto di fonte e le agenzie
    Dove si prendono le notizie? Come l’acqua: dalle fonti. Esistono fonti di primo (livello che provengono da soggetti autorevoli) e di secondo livello (rispetto alle quali è il giornalista a prendersi la responsabilità della notizia che comunicano). E ancora tra fonti dirette (che il giornalista rintraccia con il suo lavoro) e indirette (che producono materiali già prelavorati, come i comunicati stampa, i lanci d’agenzia…). Le agenzie sono fonti indirette, ma non hanno solitamente bisogno di verifica, e rappresentano, con tutti i rischi di omologazione informativa che questo comporta, una gran parte del materiale con cui lavorano i giornalisti moderni. Quali sono le quattro grandi agenzie mondiali? L’Ap, l’Upi, la Reuters e la France Press. E l’Ansa? È la maggiore agenzia internazionale italiana.


  • La semiotica semionarrativa di Greimas e l’individuazione del focus
    Le parole, come abbiamo detto, sono soltanto la punta dell’iceberg. Dietro la notizia, prima che questa si manifesti attraverso il linguaggio, esiste uno schema narrativo canonico intorno alla quale Julien Greimas, recuperando gli studi di Wladimir Propp sui racconti di fiaba, ha formulato un’ipotesi molto utile sul piano della scrittura giornalistica. L’ipotesi cioè che esista un programma narrativo che prevede quattro fasi (manipolazione, competenza, performanza e sanzione) e alcuni ruoli attanziali (soggetto, antisoggetto, destinante, aiutante…). Attraverso l’analisi semionarrativa riusciamo ad individuare il focus della notizia, ovvero il punto di vista dal quale racconteremo la storia


  • Breve storia della comunicazione: le caratteristiche della civiltà orale e chirografica
    Il sistema mediale è come un ecosistema, con equilibri interni che cambiano nel tempo e nello spazio… e con una sorta di riciclaggio delle modalità di comunicazione che attraversano i millenni. Fino ad ora abbiamo raccontato le caratteristiche delle prime due civiltà, quella orale e quella chirografica, rintracciando alcune caratteristiche espressive, e morfologiche, che tornano nella scrittura giornalistica della tarda modernità.

I quesiti potranno poi riguardare anche gli argomenti contenuti nel primo capitolo del Papuzzi (che qualcuno ha già ribattezzato in… Papozzi) che spero siate intanto riusciti tutti a leggere. Ma tenete presente che la prova intermedia, oltre che un momento di verifica, è anche un’ottima occasione per migliorare le proprie competenze e formarsi attraverso un meccanismo che scoprirete al momento… Allora… ci sono domande?

venerdì 11 maggio 2007

Informazioni alla fonte

Beh, presto (diciamo dopo la prova intermedia) dovremo cominciare a muoverci nel campo reale. In quello virtuale, attraverso le esercitazioni con i lanci d’agenzia o ritagli di giornale, ci siamo già avventurati… Sarà il caso invece di andarci a cercare le notizie nella realtà fattuale, recuperando stralci di discorso diretto nel colloquio con gli altri, estrapolando dal territorio che ci circonda quei ritagli di realtà che diventano notizie… Intanto mettiamo a punto il concetto di fonte: ne esistono, come dicevamo a lezione, di primo e secondo livello ma anche di dirette ed indirette. Vediamo: le prime non hanno bisogno di essere verificate, sono fonti istituzionali (per esempio il comunicato stampa di un ministero o di un ente locale) o di agenzia… Le seconde invece hanno bisogno di una verifica per non incorrere nella pubblicazione di notizie infondate. Le fonti dirette invece sono quelle alle quali il giornalista accede in prima persona, al contrario delle indirette che riferiscono al giornalista fatti o circostanze che non può verificare personalmente.

Fra le regole auree del giornalismo c’è quella di pubblicare una notizia riferita da una fonte di secondo livello solo se ce n’è almeno un’altra che la conferma. Vale sempre questa regola? No, a volte il giornalista deve rischiare se viene in possesso di informazioni importanti, che possono avere il valore dello scoop… A patto però di prendersi le responsabilità di quello che ne può conseguire: la notorietà oppure una querela…

Tra le fonti indirette di primo livello ci sono le agenzie che si dividono, come abbiamo detto in aula, in nazionali, internazionali o mondiali. Queste ultime sono soltanto quattro: la Associate press (Ap), la United press international (Upi), la Reuter e la France Press. Le prime due sono statunitensi, la seconda inglese e la terza francese. Da sole coprono l’80% dell’informazione nel mondo. Un bel problema di omologazione dei contenuti, no? Per questo segnalo sempre volentieri l’agenzia Misna, gestita dai padri missionari. Se volete approfondire, questo articolo spiega proprio l’originalità dei valori-notizia praticati da quest’organo di informazione.

giovedì 10 maggio 2007

Notizie di valore

Fra le migliaia di notizie che giungono ogni in redazione (attraverso i lanci d’agenzia, i comunicati stampa, le proposte dei collaboratori, la lettura degli altri giornali…) solo una piccola parte viene pubblicata. In base a quali criteri? Qui entra in campo il concetto di valore-notizia: una griglia convenzionale in base alla quale si cerca di misurare in maniera oggettiva l’importanza di un’informazione, la sua notiziabilità. Li riassumo brevemente:

  • la novità (ma perché allora ogni anno, in concomitanza di alcune scadenze, vengono ripubblicate sempre le stesse notizie come l’esodo estivo, la corsa agli acquisti di Natale…? Perché evidentemente ai lettori, oltre alle novità, piace riascoltare notizie già note, come fossero fiabe…)
  • la vicinanza, sia in senso fisico che culturale: un fatto che accade nel territorio in cui si stampa e distribuisce il giornale è più importante di uno che avviene lontano. Ma se dall’altra parte del mondo un italiano vince un importante regata velica quella notizia finisce su tutti i giornali. E se quell’italiano proviene da Cassino sul giornale locale avrà grandissimo rilievo
  • la dimensione: una tragedia che coinvolge 100 persone trova più spazio di una che ne riguarda solo due… anche se ormai anche decine di morti al giorno in Iraq non fanno quasi più notizia…
  • la comunicabilità: un evento si trasforma più facilmente in notizia se risponde a uno schema semplice
  • la drammaticità: ai lettori interessano notizie che procurano emozioni. Anche (o soprattutto…) se derivano da cattive notizie…
    la conflittualità: se c’è polemica, concorrenza, agonismo… la notizia diventa più interessante. Proprio per questo stiamo lavorando sullo schema canonico narrativo di Gréimas che individua, alla base del racconto, la presenza di un soggetto e di un antisoggetto in conflitto fra loro…
  • le conseguenze pratiche: il cambio di orario di un treno o l’aumento dei prezzi fanno notizia perché modificano nel concreto la nostra quotidianità
    l’idea di progresso: l’articolo su Roberto Vittori su cui abbiamo si giustifica perché esalta la scienza nazionale
  • gli interessi umani: un’azione di solidarietà, l’amore per gli animali (guardate questa storia che sta avvenendo in questo periodo in Germania), la sfera delle emozioni… sono temi che funzionano molto bene anche in televisione
  • infine il prestigio sociale: i vip, i politici, le persone di potere trovano sempre spazio sui giornali. Nel bene e nel male: pensate a quanto si è parlato durante le ultime settimane del cosiddetto scandalo di Vallettopoli…

Ma attenzione: questi non sono gli unici valori-notizia, sono quelli più riconosciuti. Fra i criteri che determinano l’uscita di una notizia ce ne sono anche altri, come la tempistica del giornale: una notizia che è importante per un quotidiano può non esserlo per un mensile… e viceversa. Il sociologo americano Herbert Gans ha individuato inoltre i “valori durevoli” della società statunitense. Un esempio? L’etnocentrismo: nel contesto esaminato da Gans le notizie che riguardano la comunità nazionale sono più importanti di quelle che provengono dal resto del mondo. Oppure l’altruismo democratico: gli articoli di denuncia, quelli che puntano a sanare un’ingiustizia sociale, sono sempre ben accolti dai lettori. Del resto ormai lo sappiamo… è dal punto di vista dei lettori che si valuta il valore di un’informazione… e proprio per questo, come ci siamo detti diverse volte, sono proprio i lettori in qualche modo a scrivere il giornale.

Un criterio più generale per determinare il valore di una notizia, di cui parla ampiamente il Papuzzi, riguarda il fatto che questa rappresenti uno stereotipo sociale (l’esodo per le vacanze di fine luglio) o lo smentisca (l’ultima squadra in classifica che batte la prima, un personaggio pubblico che si comporta in maniera deludente…). Ma c’è un altro libro nel quale si parla di valori notizia: è “Un giornalista quasi perfetto”, un delizioso volumetto di David Randall (caporedattore del quotidiano inglese The Independent). Un esempio che ci riporta all’argomento del nostro ultimo incontro, vale a dire le fonti (su cui torneremo con un altro post): l’importanza di una notizia dipende anche dalla fonte da cui proviene. «Un politico dell’opposizione può farvi sapere che il presidente sta per dare le dimissioni – scrive Randall – ma se ve lo dice il presidente stesso la notizia è ovviamente più forte». Mi sa che la prossima volta questo libricino lo presto a qualcuno…

domenica 6 maggio 2007

Sotto il pelo dell'acqua


Le parole? Sono come la punta di un iceberg. Sotto la scrittura, prima della manifestazione discorsiva, si nasconde infatti la struttura profonda del racconto. In aula abbiamo provato ad esplorarla alla luce degli studi sulla semiotica semionarrativa di Algirdas Julien Greimas: un semiologo di origine lituana, ma trapiantato in Francia, scomparso a Parigi nel ’92, che ha ripreso la morfologia della fiaba di Propp elaborando una propria teoria sulla “struttura attanziale del racconto”. Volete guardarlo in faccia? Beh… qui trovate una sua foto. Ma adesso proviamo a riassumere la sua analisi sulla narratività che ci aiuta a comprendere la struttura profonda del testo giornalistico.

Secondo Greimas ogni testo risponde ad un modello generale nel quale si proietta il “programma d’azione” (o “programma narrativo”) di un “soggetto” che vuole raggiungere un “oggetto di valore” sottratto da un “antisoggetto”. Fra il soggetto e l’oggetto di valore si frappongono una serie di prove (proprio come nel racconto di fiaba analizzato da Propp, quando l’eroe deve liberare la principessa) da attraversare durante la fase della “performanza”. Prima di intraprendere questo percorso però il soggetto deve dotarsi di alcune “competenze”. Deve cioè prepararsi ad affrontare le prove che lo attendono, perché possa ricongiungersi con l’oggetto di valore, recuperando l’equipaggiamento necessario… E prima ancora deve essere motivato ad affrontare questa esperienza durante una fase che si chiama “manipolazione”: il soggetto cioè viene indotto da un “destinante” (o si autoinduce) ad entrare in un determinato programma narrativo.


Facciamo un esempio: se raccontiamo la storia di un alpinista che scala una montagna, la fase della competenza corrisponde alla preparazione atletica, alla preparazione dell’equipaggiamento e al viaggio verso il campo base… La performanza invece è la scalata della parete di roccia in cui si manifesta l’azione vera e propria, durante la quale si realizzano tutte le condizioni create nelle fasi precedenti. L’obiettivo della sua impresa è il desiderio di superare se stesso, di vincere una prova: l’oggetto concreto che rappresenta questo valore astratto è la vetta della montagna che assume perciò il ruolo dell’“oggetto di valore”. E alla fine? Esprimerà la propria soddisfazione per essere riuscito (o si lamenterà per il fallimento) nella quarta fase dello schema narrativo canonico che si chiama “sanzione”. Capito? Schematizziamo le quattro fasi:



  • Manipolazione: il destinante induce il soggetto a percorrere un programma narrativo (attraverso una promessa, una minaccia, un tentativo di seduzione o una provocazione)

  • Competenza: il soggetto si dota dell'equipaggiamento per compiere il programma narrativo e per ricongiungersi con l’oggetto di valore. Le competenze di base si dividono in modalità virtualizzanti (volere o dovere fare qualcosa) e attualizzanti (sapere e potere fare qualcosa).

  • Performanza: è la prova principale affrontata dal soggetto, la fase in cui si realizzano tutte le condizioni create nelle fasi precedenti. È l’azione vera e propria

  • Sanzione: il destinante, o altre figure attanziali (compreso lo stesso soggetto) giudica l'operato del soggetto valutandolo rispetto al mandato iniziale

Ma non finisce qui... in ogni programma narrativo (e quindi in ogni storia che si racconta…) ci sono figure che si oppongono al soggetto e altre che l’aiutano… Nell’analisi di Greimas, che in questo punto si ispira direttamente agli studi di Propp, i primi si chiamano “opponenti” e i secondi “aiutanti”. Nell’articolo che abbiamo letto in aula, quello della bambina alla quale è stato rubato il cane, «l’uomo dal ventre prominente e l’aria piuttosto malandata» è l’antisoggetto che ha sottratto l’oggetto di valore alla bambina (che svolge però una funzione manipolatoria nei confronti di tutta la macchina comunale che si impegna per ritrovare Fiocco). Strada facendo, prima del ritrovamento, tutte le condizioni al contorno che sostengono il ladro svolgono funzione da opponenti. Mentre la mamma della bambina, i volontari ecc. che invece facilitano la ricerca del cane rubato svolgono funzione da aiutanti. Schematizziamo anche i ruoli attanziali:



  • Soggetto: vuole ricongiungersi con l’oggetto di valore attraverso un programma narrativo

  • Oggetto di valore: concretizza il valore astratto verso il quale tende il soggetto

  • Antisoggetto: ha sottratto (o vuole sottrarre) l’oggetto di valore al soggetto e segue un anti-programma narrativo

  • Aiutante: sostiene il programma narrativo del soggetto

  • Opponente: contrasta il programma narrativo del soggetto

  • Destinante: premia o punisce il soggetto al termine del programma narrativo

Sulla base di questo schema è possibile descrivere la dinamica di qualunque racconto, anche nel caso in cui i personaggi siano collettivi, inanimati o concettuali: in un corteo per esempio i manifestanti sono il soggetto, il fine per cui scendono in piazza (la difesa dell’ambiente) è l’oggetto di valore, le fabbriche inquinanti contro cui protestano possono essere interpretate come l’antisoggetto… Se raccontiamo un uragano, invece, i soggetti possono diventare le persone che cercano di salvarsi (la sopravvivenza diviene dunque il loro oggetto di valore), l’evento che li minaccia (vi ricordate di Katrina?) si può interpretare come l’antisoggetto… e nelle fasi intermedie, durante la performanza, intervengono a seconda dei casi gli aiutanti o gli opponenti. Ma adesso fermiamoci un attimo. Avete delle domande? Cliccate qui (oppure lasciate un commento)

venerdì 4 maggio 2007

Elogio di Monbiot

…a proposito di giornalismo ambientale: George Monbiot è uno dei più accreditati comunicatori in questo campo. Ha 43 anni ed è impegnato in diverse battaglie a tutela del territorio e degli equilibri naturali. Cura un rubrica settimanale per il quotidiano inglese “The Guardian”. Possiede anche un blog personale (www.monbiot.com) nel quale si può rintracciare gran parte dei suoi interventi. Insomma, una figura davvero interessante (su Wikipedia c’è la sua biografia). Recentemente è uscito in Italia “Calore!”, un volume edito da Longanesi che fa il punto sugli sconvolgimenti climatici, di cui tanto si parla in questo periodo, e sulle strategie per fronteggiarlo. Alessandro sta leggendo questo libro e vedremo che cosa ne pensa… intanto ho pensato di riportare sul nostro blog una recensione che ho pubblicato al proposito sul quotidiano Europa dello scorso 21 aprile, in occasione dell’ultimo Earth Day. Ma Alessandro, occhio… non farti influenzare, eh? Specialmente nella recensione, che è un tipo di contenuto finalizzato al commento,ognuno deve esercitare il proprio punto di vista...

…per festeggiare almeno su Europa l’Earth Day abbiamo pensato
di chiamare idealmente in causa George Monbiot, il giornalista inglese di cui è stato appena pubblicato in Italia "Calore!": un volume (Longanesi, 300 pagine, 18,60 euro) che la scorsa settimana abbiamo potuto soltanto nominare ma che invece merita di essere rilanciato con evidenza per almeno tre motivi.

Il primo è la schiettezza: pochi giornalisti ambientali hanno il coraggio di denunciare, come fa Monbiot dalle colonne del Guardian o attraverso il suo blog (www.monbiot.com), l’ipocrisia degli ecovip o i tentativi di greenwashing delle aziende. Ma anche l’incoerenza degli ambientalisti: «Pensare come persone etiche, vestirsi come persone etiche, arredare le nostre case come persone etiche non significa nulla se non ci comportiamo come persone etiche» scrive nel capitolo dedicato al turismo sostenibile.

Il secondo è la scomoda lucidità della sua analisi che ridimensiona la portata di alcune presunte soluzioni agli squilibri climatici e ne valorizza altre. Un esempio? Le agroenergie: «Oggi la materia prima più economica è l’olio di palma – racconta – Ciò significa che la produzione di biocombustibile è una formula per innescare non solo un disastro umanitario ma anche una catastrofe ambientale». Al contrario l’«internet dell’energia», vale a dire la microgenerazione con le celle a idrogeno, rappresenta la vera innovazione su cui i governi dovrebbero investire.

Il terzo motivo, forse il più importante, sta nella percezione di un domani migliore che permea il pensiero di Monbiot e nella sua ferma convinzione che la Terra (contrariamente a quanto sostiene James Lovelock, il padre della teoria di Gaia) si possa salvare. A patto che l’ambientalismo cambi marcia: «Non vorrei indurvi a lamentarvi dell’incapacità dei nostri governi – si legge nell’introduzione – ma costringere tali governi a invertire le loro politiche entrando a far parte di quello che deve diventare il movimento più grande del mondo». E aggiunge: «Nel caso dei cambiamenti climatici vale la pena di combattere».

Quelle di Monbiot ci sembrano le parole migliori, insomma, per fare gli auguri alla Terra. E anche per immaginare una nuova identità dell’ambientalismo centrata sul rigore scientifico, sulla trasformazione degli stili di vita e sul coraggio dei decisori.

martedì 1 maggio 2007

Studenti al 100%

Beh, in quattro anni a Cassino non mi era mai capitato… Nella mappa dei risultati attesi dagli studenti quest’anno il 100% degli interpellati si è posizionato nella categoria dell’apprendimento (le altre due erano la ricerca teorica e il curriculum, vale a dire la necessità di colmare il numero degli esami…).

Fra loro però le motivazioni in realtà si differenziano molto: c’è chi è fortemente orientato verso la professione giornalistica: «Voglio fare la giornalista!», «Diventare giornalista», «Il mondo del giornalismo è affascinante. Apprendere come muoversi in questo mondo è ciò che mi aspetto» scrive qualcuno. E c’è invece chi si aspetta più semplicemente di «imparare a scrivere bene» un articolo, di «conoscere le tecniche di scrittura» senza pensare che questo potrebbe diventare un vero e proprio lavoro…

Un terzo gruppo invece segue il corso di scrittura giornalistica con l’obiettivo di imparare a leggere gli articoli dei giornali: un obiettivo non da poco, vista l’opacità del linguaggio con cui spesso vengono scritti. Fra i “giallini” ce ne sono poi un paio che nominano il giornalismo ambientale: mi fa piacere che questo tema vi interessi visto che ultimamente è diventato (per fortuna) di grande attualità. Chiudiamo con la citazione di un ultimo messaggio che una/uno di voi ha lasciato sul cartellone: «Imparare a scrivere articoli riuscendo ad essere sintetici ma giusti nel contenuto». È proprio questo il punto d’equilibrio che dovremo trovare: esprimersi con la maggior sintesi senza oscurare, o peggio distorcere, il senso della storia che raccontiamo. Durante le prossime esercitazioni, dopo aver lavorato ancora sull’analisi semionarrativa e sull’alternanza fra mimesi e diegesi, cominceremo ad andare in questa direzione… Ci vediamo domani! E buon primo maggio…